Per una serie di coincidenze, capita che Lunedi scorso fossi solo a casa. La mugliera in viaggio di lavoro, boy number 1 allo sleepover dall’amico, boy numero 2…. allo sleepover da un altro amico! Ole’ che si fa ora? Concerti da vedere nisba. Film al cinema nessuno di interessante. Ah c’e’ la partita di calcetto. Via a quella di corsa. 7-8 pm, un’oretta a correre come un dannato dietro una palla!

Tornando a casa (5 minuti in macchina), mi fermo al supermercato solito per prender due cose che mancavano. Abituato ai nostri ritmi normali di genitori con 2 figli sotto i 10 anni, pensavo “ma si, non ci sara’ nessuno, spero sia ancora aperto e faccio in un secondo”. Arrivo al parcheggio e’ c’erano 2 camion pronti a scaricare. Ok, vedi che quasi sta chiudendo, mi dico. Parcheggio, scendo di corsa, o quanto piu’ velocemente le mie gambe permettevano dopo 1 ora di calcetto (!), prendo carrrello e…..orca miseria. Ma che e’ ‘na discoteca!

Il supermercato era pieno di gente, giovane, generalmente ciarliera, che prendevano 2 mele qui, 2 pomodori li, il pacco piccolo di cereali. Insomma una fetta demografica che ormai non incontravo piu’ al supermercato da 9 anni!!!

Ed allora, sono in questi momenti che pensi “cazzo, io ero cosi 10 anni fa!”. Ebbene si. 10 anni fa a Londra, la giornata lavorativa finiva alle 6.30; andavi a berti un paio di birrette con gli amici, o a farti la partitella direttamente dall’ufficio; passavi dal Tesco Express e ti compravi 2 cose per farti la cena; ti facevi una ciarla con il compagno di casa; ti vedevi un po di TV; leggevi un po’ ed alle 11.30 andavi a letto. Detta cosi’ sembra noiosissima, ok diciamo che gli intrattenimenti non si limitavano a birretta e partitella, mi limito ad una versione puritana degli eventi!

Ad ogni modo, la sostanza e’ che la vita cambia radicalmente post figli! Ora, alle 6 sono ai fornelli a preparare qualcosa da mangiare, alle 6.30 i uagliuncelli sono morti di fame e di stanchezza (molto all’inglese) , alle 8/8.30 vanno a letto, io e la mugliera ci vediamo una cosa in TV (o un libro) ed alle 10 siamo tutti sotto il sacco…..pronti ad aver il letto invaso dai marmocchi (alle 6.50 …  am stavolta!) il giorno seguente.

La mattina seguente, svegliarsi da solo, fare colazione, leggendosi il giornale, senza correre a preparare i sandwich per la scuola, “hai messo in zaino la roba per la capoeira?” ad uno, “ti sei lavato i denti” all’altro, “forza che facciamo tardi” a tutti e due!

Ovviamente i figli ti danno soddisfazioni e gioie incredibili (a parte incazzature) ed ineguagliabili. Pero’ 18 ore da soli, a casa, sono sicuramente piacevoli!!!

PS. la mia cena e’ consistita in 200gr di ravioli freschi (fatti dal supermercato!) con burro e parmigiano, 2 birrette ed  una mela. #lightshopping

 

 

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Qualche settimana fa mi arriva una email per chiedere il mio voto per i Comites. Devo dire dei Com.It.Es. sapevo ben poco, anzi nulla. Grazie a Google, 20 minuti dopo, ero confuso ma leggermente piu’ aggiornato. Questo articolo qui, spiega la genesi e vita, contorta che sia, di questi Comitati per Italiani Residenti all’estero. Una mini summa e’ che i Comites sono analogici ai Comuni per i residenti all’estero. Se in terra patria abbiamo Comuni, Province, Regioni e Stato, in terra straniera abbiamo (da quel che capisco) Comites, Consolati, Ambasciate….e fortunatamente tanto mare che ci separa da questa farraginosa macchina burocratica pagata dallo Stato!

Ok, sono probabilmente molto superficiale. Non riesco ad inquadrare bene questi Comites e cosa esattamente facciano. Credo, organizzano incontri e seminari, co-ordinano e scremano richieste di finanziamento per associazioni locali che promuovono cultura e lingua italiana. Probabilmente molto piu’ o forse molto meno! Devo dire non sono grande amante di queste organizzazioni con scopi non ben delineati, finanziati dal settore pubblico e con potenziali risvolti politici. Ad ogni modo, esistono in citta’ dove ci sono piu’ di 3,500 residenti italiani e come sempre presumo alcuni siano piu’ attivi di altri. Questi sotto sono gli obiettivi del Comites di San Francisco. Catchy, vero? Chiaro, vero? Rimango fortemente scettico, e non per attacco personale ai membri attuali, ma per me gia nel linguaggio si intravede un torpore che per me significa: sono importante, ma e’ difficile dirti qual’e’ il mio valore aggiunto!!!

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L’email che ho ricevuto veniva dal candidato per il Comites di San Francisco. Mi pare di capire abbiano formato una rete globale con altri 3 candidati Comites  “……per costruire una rete globale dell’Intelligenza e delle eccellenze Italiane nel mondo e collegarle tra loro e insieme col centro dell’innovazione tecnologica  planetaria–Silicon Valley.” C’e’ un leggero bias verso la Bay Area, e poi, rete globale, con centro planetario con 3 “pianeti” soli, sembra un po menarsela!…mah, sara’ il mio cinismo.

La parte piu’ bella dell’email pero’ e’ la chiosa finale.

Chiosa che conservero’ nel mio inbox ad infinitum per ricordarmi della napoletanita’ piu’ sviscerata che Luciano De Crescenzo aveva cosi accuratamente catturato in “Cosi parlo’ Bellavista”.

“Contiamo ovviamente–avendone apporfittato–sulla vostra comprensione e ci scusiamo dell’intrusione, se d’intrusione s’e’ trattato. Vi assicuriamo che non vi importuneremo ulteriormente su questo soggetto”

2 note.

1. L’errore ortografico (apporfittato) era nell’email. Una svista senza dubbio, ma che rende la chiosa ancora piu’ Bellavistiana.

2. Ritengo che avendo la rete ambizioni planetarie, e rappresentando quindi culture diverse, si doveva come minimo espandere la chiosa con ” ….ci scusiamo, blah blah blah…vi assicuriamo, blah blah blah…e mettiamo la nostra testa sotto i vostri piedi, e potete anche muovervi, perche’ il nostro peccato sia rimesso davanti agli occhi di tutti” 😉

Solo cosi l’email avrebbe assunto quel carattere di purissima Italianita’ che il Comites vuole promulgare e ricordare a tutti gli Italiani come me, che da 20 anni (esatti tra 4 settimane), vivono fuori dal Bel-ma-logorroico Paese.

Un saluto caloroso, sperando di non bruciare i peli delle vostre sopracciglia, cosa che se succedesse non era minimamente intesa, ma che consigliamo trattare con crema idratante e postando un commento qui su questo blog, dove io possa rispondere cospargendomi il capo…….

A 3 minuti a piedi da casa nostra c’è una strada vibrante (non che la strada vibri per se, ma l’atmosfera si!) e funzionale che si chiama Clement. Vibra perchè è un misto di negozi e ristoranti del sud est asiatico (prettamente cinesi) e un paio di coffee shops locali, molto San Francisco hipster. Ah, dimenticavo, c’è una delle migliori librerie di SF, Green Apple, dove è sempre un piacere fermarsi.

Ad ogni modo, Clement, mi piace perchè: 1) è vicino casa 2) mi ricorda vagamente Napoli, almeno quando entri nei negozietti con il bordello che fanno i clienti cinesi 3) trovi di tutto dalle lampadine alle Mille Foglie di Matilde Vicenzi, dal pesce vivo allo scopino di plastica per il cesso!

Oggi mi mancavano a casa delle lampadine e della verdura. Perfetto scendo a Clement a piedi e prendo tutto in 10 minuti….in più mi sgranchisco le gambe che lavorar da casa in questo è molto negativo. Parto e vado.

penny-cent-coin-tailA SF (e probabilmente in tutta l’America, come altre nazioni Europee, ma non l’Italia) puoi pagare qualsiasi importo e diciamo nel 99% dei posti con “plastica”. Carte di credito, debito, pagamento via cellulare, etc. Fondamentalmente di cash ne serve poco con se, ne serve molto in banca dato il costo della vita, ma questo è un’altro discorso. Di solito io giro con 10/20 dollari in tasca, in caso serva, ma di solito non serve. Uno dei vantaggi per me del pagamento con “plastica” e che non ti riempi le tasche di monetine varie quando ti danno il resto. Soprattutto quando ti danno i maledetti cents. Son soldi, ed io con i soldi non gioco, pero’ il cent e’ una moneta assurda. Piccola di dimensione si dimentica facilmente nelle tasche, con nessun potere d’acquisto (a meno che non giri con il bustone), che non viene presa in nessuna macchinetta per erogazione biglietti o quant’altro, che da solo fastidio. E’ vero, un cent oggi ed uno domani, dopo un anno raccogli magari 5/6 dollari, o passi 1 ora all’anno a scastrare le monetine da lavatrici, asciugapanni, orifizi vari nella macchina, etc.

Tornando a Clement, come dicevo parto e vado. Lampadine primo stop. 2 minuti, bam bam. Lampadine, “energy efficient” per la precisazione, prese. Stavolta, dato che dopo visite natalizie di genitori sia miei che della mugliera, avevamo del cash a casa pago con contante. Resto sono 44 cents. I 40 fanno comodo che si possono usare nel parchimetro (generalmente non da me che uso la bici!), i 4 cents li restituisco alla cassiera (vedi sopra!).

Seconda fermata supermarket cinese New Lieng Hing. Premetto la mugliera non favorisce lo shopping in questi negozi. Un po perchè sono un po incasinati, che va bene per un napoletano, ma un britannico è leggermente a disagio nella bolgia. Un po perchè predilige frutta e verdura organica, cosa che mi trova in principio concorde, in pratica costa di più e c’è un leggero scetticismo sulla veracità della natura organica. I negozietti cinesi talvolta ti stupiscono con roba organica che mai ti aspetteresti di trovare, ma spesso no! Ad ogni modo, dato il tempo limitato, ci beccheremo un po di pesticidi stavolta, non ci uccideranno.

New Lieng Hing ha tanta verdura e frutta esposta, alcuna piu’ per cucina cinese che europea (non la riconosco), e tutta rigorosamente con i cartelli in cinese. Ad ogni modo a me servono 4 mele e degli spinaci….ancora c’è la faccio a riconoscerne i tratti! Prendo la roba, aggiungo 2 pacchi di biscottini per la colazione del pupo e vado a pagare. $6.42. Prendo 6$, tiro fuori le monetine. “Ah, ho 40 cents” faccio casual alla cassiera cinese, che pare sia la manager e parla un Inglese leggermente più chiaro. Mi guarda. La guardo. Ho 6.40 dollari invece che 6.42. MI guarda, la guardo. Ok ho capito vuoi 6.42. Altra banconota da 1$, e 58 cents di resto….incluso altre 3 monetine da 1 cent. Ma porca vacca, se avessi fatto più me e meno il generoso, mi fossi messo in tasca le 4 monetine da un cacchio di cent delle lampadine….per una volta sti maronna di cents sarebbero serviti a qualcosa. Da domani torno ad usare solo “plastica”. Aspetta, c’è un 1% a SF che non accetta carte sotto i 10$…..New Ling Hing fa parte del”1%!!!!!!!

Ma vaffamok!

È un bel po di tempo che non scrivo. Un po per mancanza di tempo, un po per mancanza di ispirazione. Mia mamma, che segue questo blog, mi fà “….i tuoi posts sono interessanti ma non piu divertenti come quelli dall’India”. Beh, sicuramente l’India ti offre piu spunti e qualcosa di insolito succede sempre. Presumo sia vero di tutti i paesi emergenti, mentre in quelli “emersi” poco ci sconvolge (politica a parte!). Ma digredisco.

I social media, di cui siamo tutti, chi piu chi meno, utenti ci stanno facendo diventare completamente a-sociali. Uso la mugliera come esempio…poi mi cazzierà ma pazienza!

Data la nostra posizione di migranti perpetui, ora da una parte del globo ora da un’altra, la mugliera aveva perso contatto con tanti suoi amici, perche’ comprensibilmente mantenere contatti diretti con tutti e’ sicuramente piu’ oneroso (di tempo non danaro). Per complicare le cose, negli ultimi 7 anni e’ stata dotata dal suo ufficio di un Blackberry completamente purgato da ogni app, quelle poche che c’erano disponibili. Praticamente buono per telefonate, text ed email. Punto. 6 mesi fa le e’ stato dato un iphone (oltre il BB) per usare twitter per lavoro. Ovviamente telefono sbloccato, lei si e’ prontamente installata tutte le social app de rigeur….Facebook, Likedin, Twitter, Whatsup, Instagram. Si e’ creata l’account FB (a parte gli altri) ed ora si e’ riconessa con i suoi amici/amiche che non sentiva da anni. Beh, mi sembra una cosa fantastica. Si e’ vero, siamo tutti piu’ vicini ai nostri amici lontani, ma piu’ lontani agli amici vicini!

Quante volte per strada, al cinema, sul treno, in attesa del appuntamento, avete visto centinaia di persone incollate ad uno schermino piccino piccino, ma che non si cagavano manco di striscio il collega, amico, o semplice passante al loro fianco. Se c’era una bella gnocca, magari si fanno un selfie con la tipa in background, ancor peggio se c’e’ uno/a famoso…..ma nessuno parla. Siamo in contatto attraverso il “like button” e commenti al volo (io incluso).

I nostri amici sanno i cacchi nostri a migliaia di km di distanza, e noi ugualmente possiamo seguire le loro vite, ma poi non parliamo con le persone al nostro fianco. In base puramente alle mie osservazioni questo e’ un trend sicuramente giovanile, ma che ha attecchito velocemente e capillarmente con i 40 e 50+. I nostri padri e nostre madri si connettano per sentirsi piu’ vicini a noi, sapere che succede ai loro nipoti (se ce ne sono) o perche’ non ne abbiamo sfornato ancora! C’e’ chi vede FB come una finestra sul mondo di altri, ed inizia la giornata postando “buon giorno a tutti”, oppure “fine giornata vado a letto”, o “sto per perdere l’aereo”….. pero’ non scambiano una parola con partners, non fanno il sorrisetto alla stewardess per farsi aiutare….generalizzo, ma diciamo, a mio avviso, il contatto telematico a in parte sostituito quello personale, e qui a San Francisco, mecca delle nuove tecnologie ed idee, vedo sempre piu’ persone incollate a telefoni che abbracciati agli amici!

La mugliera recentemente mi ha invitato al suo network su Linkedin….io non ho ancora accettato. So che lo fa per sentirsi piu’ vicino a me, ma in effetti dormiamo nello stesso letto ogni sera, quindi io ho premuto……..IGNORE. E mi sentiro’ dire perche’ mi hai snobbata….ma no cara, se vuoi sapere che faccio nel mio lavoro e chi ho incontrato chiedimelo pure davanti ad un piatto di pasta al ragu 😉 Non credo ci siano grandi novita’ sul mio CV di cui non sia al corrente.

Ad ogni modo vi lascio perche’ sto andando al Bottle Rock Festival a Napa a sentirmi i Cure……e vai (tipica cosa da 40enne che si sente giovane!). Vado solo, con telefono, vi beccherete una foto dei Cure on stage…quella per fare il cool type! ma magari mi faccio anche una chiacchera con qualcuno li…..chi mi conosce sa che faccio fatica a parlare con sconosciuti 😉

ciao

Ultime ore in Cile. Sono stato qui per 3 giorni per lavoro ed il mio volo è alle 2 di notte….auch. Finisco di fare quel che dovevo alle 5.30. Sono 2 giorni che passo ore nel traffico di Santiago per vedere la situazione nella “influence area” per un progetto al quale sto collaborando. Sono appena stato 5 ore appiccicato al MacBook per metter giù tutto per iscritto …..ora basta, mi vado a fare un giro per Santiago. L’albergo è vicinissimo al barrio Bellavista. Qui lo considerano un Bohemo. Bah, sicuramente ci sono tanti localini, molti giovani (zona con tante università ), ci sono alcune gallerie d’arte e varie case con murales molto carini sul fronte strada. Ad ogni modo mi metto in moto. Sta per incominciare Inghilterra v Cile amichevole di calcio a Wembley. I bar si stanno riempendo di giovani cileni. È venerdì, significa che oggi si finisce di lavorare presto!
Sono indeciso, mi vado a fare una cervecita e vedere la partita, o continuo a vagabondare? Vagabondo, non mi potrei perdonare il non essere andato in giro per vedere una partita della quale non me ne frega quasi niente. Zonzolo senza meta, destra, sinistra. Arrivo alla base de Cerro S. Cristobal, dove c’è una funicolare che ti tira su sul colle fino al santuario alla Virgen, che poi a me sembra un po’ un Cristo, come quello di Maratea, ma molto più basso! Sono tentato salgo? Si ma non ora, il sole è ancora troppo alto. Mi vado a vedere il secondo tempo della partita!
Entro in un baretto pieno di gente, super contenta e tutti con delle belle bottiglie da 1 litro di birra….ammazza poi dicono gli inglesi! Però almeno qui si mangia insieme al bere…..molto più civilized. Mi faccio due birrette, un piatto di gamberi con formaggio fuso sopra (non male) e parlo un po’ di calcio con il tipo al mio fianco. L’atmosfera è da coppa del mondo, con canti, grida ed un mega “ci ci le le, cile” quando segnao il secondo gol. Mia moglie mi ammazzerebbe ma sono contento che il Cile abbia vinto. Finisce la partita e vado a prendere, l’ultima funicolare che sale sul Cerro.
Beh il panorama è davvero spettacolare. Santiago è tutta ai tuoi piedi, lì sotto a te. L’altipiano su cui si estende Santiago è circondato dalla cordigliera su un lato, montagne spettacolari, alte dritte, con le cime innevate. Parliamo di vette di 4.500 metri appena fuori da Santiago! Stupendo. Salgo fin su al Cristo (o Virgen!), mi siedo sui gradini del santuario e mi godo il panorama, il sole che tramonta ed il misto di turisti e Cileni che si vengono a fare foto varie. Il Cerro è metà di ciclisti e podisti che si fanno i 4-5 km di salita (a seconda da dove salgono) e che son lì a parlottare avendo raggiunto la cima! Beh come sgambatella prima del venerdì sera non è male.
Inizio la discesa, stavolta a piedi. Secondo le informazioni che mi hanno dato ed i cartelli sono circa 6km seguendo la strada principale….nessuno mi ha detto che ci sono dei percorsi sterrati solo per pedoni. Vabbuo’ mi avvio per la strada. Che rabbia tutta sta gente che sale o scende (soprattuto quella!) con le bici…..aaaarghhhh voglio due ruote anche io. Ad ogni modo scendo, scendo, ad un certo punto mi meno giù per un sentiero sterrato e taglio un po’ di strada. Arrivo ad un bivio. C’è un custode del Cerro. Senta per scendere a Bellavista dove vado? “Beh esta se la ruta però es muy perigrosa”. Perigrosa? E chi ci stanno gli indios che mi assalgono….si si, mi ripete e’ pericolosa. Facendo un segno di strangolamento alla gola! U maronna, non voglio prendere l’altra strada che mi porta 3/4 km dal mio albergo. Che faccio?
Comfort zone, la benedetta comfort zone!
Non conoscendo Santiago per niente. Non avendo la più pallida idea del pericolo del Cerro S. Cristobal all’imbrunire, comfort zone dice vai per la strada sicura e poi prenditi un taxi. Ovviamente la parte del mio cervello che controlla la comfort zone, non recepisce. Qui si tratta di risk/benefit analysis…..beh sui benefici c’è da discutere, ma anche sui rischi.
Mi faccio un conto. Ho una macchina fotografica portatile, un po’ di soldi, 2 fesserie (valore 20$) che ho preso ai bimbi….Nah che se rubano! Però il custode mi ha messo una certa apprensione. Inizio a camminare giù per il Cerro, il custode mi ripete “guarda che ti ho avvisato” …’tacci sua. Beh inizio a corricchiare, penso che almeno così riesco a scendere più velocemente, prima che si faccia buio, se un cornuto ladro mi vede forse si rompe di inseguire uno che corre (!). Prima però mi metto qualche banconota in tasca, ma il grosso (incluso carte) nel calzino! Mica mi fanno un body search se mi fermano! Sembro un vero coglione. Sono lì in chinos, polo, mocassini (con suola in gomma però!), una bustina coi regali e la macchina fotografica in mano, che corre in una strada frequentata da podisti e ciclisti!
Cazzo, sembra che mi sia dimenticato il forno acceso a casa! Scendendo incrocio 6 persone, di cui 3 sono ragazze che parlano in francese sedute sul ciglio della strada a godersi un’ora stupenda di Santiago in Novembre, con una temperatura perfetta ed una luce da paura! Tutti mi guardano e probabilmente pensano….guarda lì che pirla!
Ad ogni modo arrivo al cancello di uscita del parco in 11 minuti….era tutto in discesa! Non ho neanche sudato. Mi levo il portamonete dal calzino, bevo un sorso d’acqua (ah si avevo anche la mia bottiglietta in mano mentre correvo), e ritorno nella Bohema Bellavista, dove i locali pullulano di gente.
Ok sono sopravvissuto. Forse sono stato un po’ imprudente, forse il custode ha un po’ esagerato con il turista di turno, forse ho avuto semplicemente culo, ma la comfort zone per un’altra volta l’ho spinta un po’ più in la!
Ultima comida cilena, e tra 4 ore inizia il mio viaggio di ritorno……18 ore di volo e 2 scali…cazzo quella testerà la mia comfort zone molto più!

2013-06-15 00.02.31Finalmente scopro un pò della San Francisco artistica, un pò alternativa ma non eccessiva, giovane ma non tutta, che si fa pagare ma non troppo, che promuove se stessa ma aiuta gli altri.

Ebbene si, tutto quanto sopra si può fare in una serata veramente interessante organizzata da Southern Exposure a SF. Cosa fanno questi bricconcelli spensierati? Ogni anno organizzano il “Monster Drawing Rally” dove 120 artisti lavorano l’uno affianco all’altro, hanno un’ora di tempo a testa per produrre lavori che poi vengono venduti appena sfornati. C’è di tutto, chi usa acquarelli, chi matite, chi lavora su tavolette di legno, chi su fogli A3, chi su foglietti piccini piccini; chi fa collage, chi scrive e disegna, chi in colla e taglia, un po di tutto. Io non conosco bene la scena artistica, ma la mia amica

2013-06-14 20.14.36con la quale sono andato mi dice che tra i 120 c’è un misto di artisti conosciuti ed altri molto meno, ragazzi alcuni che sono appena usciti dall’accademia ed altri che hanno lavorato già su progetti grandicelli.

 

Come si vende?

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Facile. Mano a mano che gli artisti finiscono i loro lavori (c’è chi fa una sola cosa chi ne fa 10 in un’ora), i volontari prendono le “opere” le fotografano e catalogano (il tutto proiettato su maxi schermo), mettono in bustine di plastica e poi le affiggono alle pareti con del nastro per pittori (sapete quello per non verniciare sulle maniglie!).

Il prezzo per ogni opera è fisso: 60$. Non svenduto, ma accessibile a molti, anzi direi quasi a tutti. I “venditori” prendono un’opera in mano, chi la vuole alza il braccio. Se sei il solo a volerlo, fatto, ti danno una sorta di ricevuta ed all’opera mettono un bollino. Se ci sono piú interessati, allora escono le carte. Ad ognuno viene dato una carta, chi ha la carta piú alta si prende il pezzo….sempre 60$ costa. Ed alla fine, dato che ci sono cose molto carine, la gente cerca di comprare, non gli esce l’asso vincente e prova per un altro pezzo, finchè prende qualcosa, ed inevitabilmente appiccicano al muro un’altra cosa caruccia assai, e ci riprovi!

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L’atmosfera è rilassata. Si fa un po di calca perchè molti vogliono prendere qualcosa, ma tutto in buono spirito. Anzi si incomincia ad aiutarsi a vicenda per aumentare le chance di beccare la carta alta….il vicino ti fa “lo vuoi quello? aspetta che prendo una carta per te”. Tutto molto easy going, e nessuno si lamenta di chi fa comparella con chi, o perchè o per come.

Quando poi hai finito, vai alla cassa, paghi incluso “sales tax”, con carta di credito su ipad, ti danno una ricevuta e vai a riprenderti il tuo quadretto ancora li appiccicato al muro.

La serata condita da qualche birretta, donata a SoEx da una brewery locale e da musica del DJ, che sono sicuro ad un certo punto era dietro i tavoli a disegnare….multi tasking vero!

La cosa interessante è che la serata è tutta in beneficenza. Gli artisti non si fanno pagare. Prendono zero delle vendite, magari qualche birretta gratis e si fanno un po di pubblicità. Gli introiti sono tutti per supportare i programmi di Southern Exposure. Cosa ci fanno con i soldi? Promuovono, aiutano, educano, incoraggiano giovani artisti locali. Gli danno spazi,  strumenti e qualcosa di soldi per vivere a SF e divulgare la loro arte. Organizzano esibizioni per far conoscere giovani (e non) che producono arte di maggiore o minore spessore.

Io due quadretti me li sono presi. Mi piacciono sono andato a vedere su google chi  siano gli autori! Bravi. Magari diventeranno famosissimi, magari no, però l’arte è soggettiva e la serata invitante.

Essendo riuscito a piazzare moglie in Inghilterra per lavoro, i pargoli a fare uno sleep-over a casa dei loro compagni di scuola (praticamente ha dormire a casa di altri) io mi sono dato all’arte! Beh poteva essere un Venerdi sera piu incolore, invece mi sono proprio divertito. L’idea e’ sicuramente replicabile (se non succede gia’) in altre città….anche in Italia 😉

Mi trovavo oggi per un meeting nella Mission, quartiere di San Francisco con un carattere più partenopeo che americano. Pensavo di mangiare un panino mentre parlavo con Paul di pannelli solari, ma invece ha preferito fare nel suo ufficio ed io ho saltato il pranzo! Inutile dire che alle 1330, uscendo dal suo ufficio avevo na fam’ ‘e pazz’…..mi viene un’idea: dove e’ oggi Pizza del Popolo? A Mission Dispatch. 5 minuti in bici. Vado!
Ma chi e’ pizza del popolo, vi chiederete. Eccovela. Un food truck qui a San Francisco

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Praticamente un container da 40 piedi, sopra ad un camion e dentro ci hanno fatto una pizzeria, con tanto di forno a legna, banchetto per preparare le pizze, piatti di alluminio lavabili (come quelli dei Thali Indiani (!), e l’immancabile iPad per prendere ordini e pagare con carta di credito/bancomat.

Mission Dispatch e’ uno spazio di, non so, 15×5 metri, dietro a dei magazzini, probabilmente era o e’ part time un parcheggio. Dentro oggi c’erano 2 food trucks: la pizza ed il crab sandwich truck, ed un tavolone con una quindicina di sedie! Ad un certo punto c’era anche un cliente che mentre aspettava la pizza si e’ lanciato in un rap ad alta voce, che quasi ci fanno pagare un biglietto aggiuntivo per lo spettacolo!

La pizza era buona devo dire, forse la migliore che ho mangiato qui fino ad ora…..mancava un pizzico di sale volendo essere pignoli! Ma per i miei gusti, era semplice, non inzivata, cotta bene (sottile dentro con il cornicione bello grande fuori!), con pomodoro buono e mozzarella ok…. considerando che siamo in California e non nel casertano 😉

Eccovela.

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Prezzo 11$……. E qui non si scappa, a SF pure se ti vendono aria fritta, so’ sempre 10$ almeno…..’tacci loro.

I food truck sono na roba che a preso piede malamente qui in US nelle città grandi dove il costo di avere un locale fisso e’ alto, e la gente degli uffici se ne frega di mangiare sedendosi ad un tavolo, ma prende na roba al volo e via. Da quanto ho capito, il food truck movement e’ incominciato a LA nel 2008 e piano piano si e’ diffuso in giro per l’america. Ora non e’ che il furgoncino con il paninazzo non esistesse prima, diciamo che quello che Kogi BBQ ha fatto a LA nel 2008, e’ stato prendere ingredienti buoni, con cucine non standard americane, mischiarlo con social media, et voila far pagare 10$ per un panino diventa cool!
Pero’ voi ve lo vedete il nostro equivalente, il furgoncino della porchetta, o quello del ‘o per’ e o muss’ che si ti dice via twitter dove si troveranno domani, e che specials hanno a disposizione solo per quel giorno?! Ed invece eccovi qui il twitter feed di Del Popolo

I food trucks sono diventati super diffusi qui a SF, ed in media la qualità del cibo e’ veramente buona. Messicano, Thai, Giapponese, Indiano, solo caffè, solo torte ed ora anche solo pizza!
Talmente diffusi che ora ci sono anche raduni dei food trucks, come a Off the Grid o altri spazi, vicino ad uffici che hanno messo due tavoli e sedie a disposizione dei clienti dei food truck, creando una sorta di piazza del mangiare!

Tutti i food trucks hanno licenza dalla città di SF, rispettano i codici sanitari, pagano tasse, e fino ad ora non sono venuto a conoscenza di lotte territoriali per aggiudicarsi l’angolo migliore. Inoltre la licenza prevede che il food truck non possa mettersi attaccato ad un ristorante fisso….ossia fare concorrenza sleale. Per ora mi sembra funzioni…..che sia un modello da replicare in Italia? Con il buon cibo che facciamo…decisamente si potrebbe…..ma immagino già gli ostacoli burocratici e non!

Per il momento Pizza Del Popolo e’ qui a SF, ma forse c’è ancora una nicchia da esplorare con ‘o per’ e ‘o muss……..