Gli ultimi due giorni del Giro sono stati d’assestamento. 2 tappe, una da 173 km con la salita piu impegnativa il passo delle Palade (pendenze fino al 16%) ad una 70ina di Km dall’arrivo a Pejo Terme, ed una tappa piatta piatta di 155 km con arrivo a Brescia. Tutto e’ andato da copione.

Nella 17ima tappa a Pejo, un gruppo di una ventina di corridori e’ andato in fuga dopo 50 km, ed hanno lavorato bene insieme fino alla fine per giocarsi la vittoria di tappa. Il gruppo questa volta ha visto bene chi era in fuga per eviatare un L’Aquila bis, ed ha lasciato fare quel tanto che bastava. Il francese Monier si e’ preso la prima vittoria da Pro con un bell’allungo ad 1 km dalla fine, dopo essersi infilato in una serie di allunghi nei precedenti 30 km. Generale come prima li su in cima. Si sono presi il primo riposino dopo le batoste dei 3 giorni precedenti.

Nella 18ima tappa a Brescia, ancora i grandi risparmiano le gambe (giustamente) e fanno giocare l’ultimo sprint a disposizione ai pochi sprinter ancora in gara. Il gruppo, lascia andare Kaiser e Marangoni per 130 km, poi se li risucchia a 2 km dalla fine. La HTC-Columbia, e prima Sky, tirano il gruppo impostano la volata, Greipel, fino ad ora a secco di vittorie ed un po sottotono, brucia tutti con una forte spinta negli ultimi 200 metri.

Bon ora si entra nel clue del Giro del 2010. Oggi tappa tosta di 195 km con passi da rompere le gambe (valico di Santa Cristina e Mortirolo) ed una discesa tecnica da Trivigno. Domani 178 km con Forcola di Livigno, passo di Foscagno, passo di Gavia ed arrivo in salita al Tonale……e vai!

Ora la domanda viene spontanea: quanto hanno nelle gambe i corridori a questo punto del Giro. Stanno correndo da 18 giorni, quanto hanno ancora nei serbatoi? Piu’ importante ancora e’ la domanda, che mi pongo sempre, che si pigliano questi per correre cosi?!?!

Fino ad ora, dopo il caso Pellizzotti prima della partenza del Giro, non c’e’ stata nessuna apparente infrazione di doping. Pero’ da oltre oceano, dal Tour di California, sono arrivate pesantissime accuse da parte di Floyd Landis ad un po tutti i pro del momento. Landis, forse lo ricordate, aveva vinto il tour del 2006 sorprendendo tutti….. a parte l’UCI (Unione Ciclisti Internazionale) che lo ha beccato positivo all’EPO e squalificato. Landis ha a lungo sostenuto la sua innocenza, ha scritto un libro per supportare la sua tesi, e poi la settimana scorsa, dopo 4 anni, ha fatto un mea culpa che tira dentro il pluri iridato Amstrong, Leiphemier (oro olimpico), Zabriskie ed altri. Ha raccontato di frigoriferi nasosti dietro a quadri, di team bus che fingono di essere in panne per consentire trasfusioni lontano da occhi indiscreti, di ufficiali UCI corrotti per coprire test positivi. Insomma ha sbragato. Ovviamente tutti i diretti interessati gli hanno dato del pazzo, deluso e fallito.

Ora la verita’ non si sa, e non si sapra’ mai probabilmente, pero’ le prestazioni, e soprattutto il miglioramento nelle prestazioni, degli ultimi 10 anni, tendono a fare pensare che qua tutti ricorrono ad aiuti piu’ o meno leciti. L’uso di stimolanti nel ciclismo ha una lunga storia. Durante i primi Tour de France, 100 anni fa’, i dilettanti che si cimentavano in questa corsa all’epoca ancora piu’ folle (4 o 5 giorni di bici in giro per la Francia, senza supporto od aiuto alcuno), si impasticcavano di anfetamine. Erano modi molto low tech per migliorare le prestazioni, o rimanere svegli durante la gara e spingere il proprio corpo oltre la barriera del dolore. Qualcuno ci ha rimesso la pelle negli anni, ma la cosa continuava…. era l’unico modo, pare, per resistere alle intemperie ed alle asperita’ della gara.

Col tempo i metodi sono cambiati, e stimolanti ed aiuti esterni (!) sono piano piano diventati quasi di base nel ciclismo. Devo dire che, il ciclismo non e’ il solo sport ad essere vittima delle sostanze metabolizzanti, ma e’ sicuramente uno di quelli dove si e’ usato di piu’, e da piu’ praticanti. Alcuni corridori, anche in questo caso ci hanno rimesso la pelle, ma pare che ad un certo punto se non eri dopato, non vincevi niente. E nel ciclismo, dove i soldi non sono poi cosi tanti (od almeno non come altri sport), vincere e’ importante. Oltre ai premi gara, ti consente di negoziare con gli sponsor ingaggi maggiori.

Recentemente ho letto un libro sul “pirata” Pantani, scritto da un autore Inglese Matt Rendell, molto ricercato e con buoni “insights” su quello che succede dietro le quinte. Dire che e’ uno schifo e’ poco.

Per dirla semplicemente, il dopaggio arricchisce il sangue di cellule rosse che favoriscono il trasferiemtno di ossigeno ai muscoli, ma lo indensiscono anche nel processo. Il sangue diventa talmente denso, che i corridori erano (sono) costretti a svegliarsi nel mezzo della notte e fare esercizio (bici su rulli di solito) per fare in modo che il sangue continui a circolare nel corpo e non stronchi il cuore affaticato dallo spingere una melassa di cellule rosse densa come un budino.

Personalmente non giustifico il dopaggio, non provo pena per chi viene colto e radiato, detesto che lo sport sia un’arena nella quale il piu’ furbo e non il piu’ bravo vinca.

La realta’ pero’ e’ diversa. Le pressioni sui corridori da parte di parenti (su ciclisti giovani), direttori sportivi (su amatori e professioinisti), di sponsor sono molto forti. La voglia (o necessita’ per alcuni individui) di far bene e primeggiare e’ tanta, e talvolta giustifica i mezzi (a loro avviso). A mio no. Qualcuno, forse provocatoriamente, ha sostenuto in passato che fosse molto meglio rendere il doping legale, risparmiare soldi e traumi con controlli lampo (spesso inefficaci lo stesso), e lasciare che i corridori e team gestiscano il doping come un altro strumento (oltre bici, allenamenti, tattiche, etc.) per vincere.

Per me cio’ e’ inammissibile. Lo sport, e non per fare il de Coubertiano, e’ una sfida di corpo e mente della quale la vittoria e’ solo un cornomanento. Lo so che per alcuni atleti, lo sport e’ tutto. E’ l’unica chance per emrgere, o per cambiare il proprio destino. Ma l’uso di sostanze dopanti e’ contraria all’idea stessa di sport. Lo sport, come lo intendo io almeno, prevede una sfida fisica ed una forza mentale per superare gli avversari. La natura ci ha dotato diversamente in tutti e due i reparti, l’educazione ci ha aiutato a sopperire ad alcune carenze, la dedizione e l’allenamento ad altre. Se con queste caratteristiche si arriva a vincere bene altrimenti ciccia!

Ma probabilmente questo e’ un modo troppo semplicistico di vedere una situazione piu’ complicata e complessa di come la descrivo io!

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