giugno 2010


Stamattina durante la mia corsetta pre lavoro (!) mi sono ascoltato una podcast della BBC intitolata Tiger vs Dragon che paragona lo sviluppo dell’India a quello della Cina. Ci sono molti libri, articoli, servizi radiofonici e televisivi a riguardo, quindi niente di nuovo, ma il documentario (podcast) era presentato e strutturato bene a mio avviso. In sostanza, e molto succintamente, secondo il giornalista BBC, la Cina ha beneficiato del sistema autoritario li vigente per accellerare la crescita economica e costruire infrastrutture che la sostengano (incluso scuole ed ospedali). Allo stesso tempo pero’, la presenza di un regime autoritario, sta facendo crescere tensioni sociali che non possono essere esternate, ed il gap tra ricchi e poveri si sta ampliando senza che nessuno possa denunciare la situazione. Questo clima di tensione crescente puo’ precipitare se non gestito con approcci nuovi dalla classe politica Cinese. In India al contrario, il sistema democratico ha avuto un effetto opposto. L’India e’ cresciuta molto piu’ lentamente, in quanto la gente puo’ esternare il proprio dissenso, contestare scelte dei governi statali e bloccare o rallentare iniziative economiche. Le infrastrutture (sia economiche che sociali) sono pero’ latenti. L’India ha una popolazione giovane piu’ numerosa della Cina, ma un piu’ alto livello di analfabetismo. L’india ha accelerato la sua crescita economica visibilmente negli ultimi anni, e la sfida che ha davanti e’ quella di sostenere la crescita economica ma allo stesso tempo migliorare (di parecchio) la condizione dei 300 milioni di persone che vivono al di sotto della poverty line.

Il giornalista, cerca di evidenziare in maniera bilanciata, come il sistema democratico in India, benche’ permetta al cittadino di esprimere il proprio dissenso, viene spesso manipolato dai politici locali per interessi personali. Quindi la situazione del cittadino cambia ben poco, benche’ si possa lamentare tanto!

Questa visione del sistema politico indiano e’ a mio avviso, molto piu’ accurata di quella di un altro giornalista (per citarne uno a caso!) , tal Rampini. Nel suo libro “La Speranza Indiana” Rampini fa un’analisi molto superficiale dell’India, grossolanamente superficiale direi in alcuni casi. Ricorre spesso all’idea della democrazia Indiana come una delle sue forze e ne elogia i suoi aspetti positivi. Senza dubbio un sistema democratico e’ a mio avviso preferibile ad uno autoritario, pero’ e’ anche vero che Rampini ignora lo scollamento che esiste tra sistema democratico teorico e quello applicato, specialmente in un paese in via di sviluppo e con grandi complessita’ sociali come l’India. La democrazia in India, da la possibilita’ ad ognuno di manifestare il proprio dissenso, ma e’ anche un veicolo per perpetuare un sistema corrotto ed inefficiente. Dato l’alto livello di analfabetismo ancora vigente in India, il retaggio culturale ancora influenzato dal sistema di caste, l’aspirazione (talvolte ossessiva) di arricchirsi velocemente e di assumere una posizione di potere, la democrazia in India viene spesso abusata o mal usata.

Come il giornalista BBC descrive (a mezzo di interviste) il cittadino si lamenta, il politico si fa paladino dei loro diritti assicurandosi voti alle elezioni, ma poi la posizione di potere e come corollario quella economica non cambia.

Molti politici (ma non tutti per mia esperienza) in India si ergono a paladini dei diritti dei poveri e soppressi fino a quando ci sono soldi da fare! Forse una visione cinica della classe politica indiana (ed ho gia’ detto non tutti sono cosi’ ma molti), ma la democrazia in India fa in modo che i piu’ furbi e smaliziati, diventando politici e rappresentanti dei diritti dei piu’ poveri ed emarginati, assumano immediatamente una posizione di potere. Gli elettori si appellano a loro per ottenere posti nel settore pubblico e/o privato (in cambio di fedelta’ politica ed in alcuni casi regali/ini/oni!), il poltico viene a gestire (ed influenzare) direttamente o indirettamente fondi stanziati dal governo o dalle tante fondazioni ed organizzazioni internazionali, facendo la cresta su quanto elargito. La posizione di potere gli consente di piazzare membri della propria famiglia nei posti giusti per cogliere nuove opportunita’ di sviluppo economico! Insomma, si e’ vero, la democrazia aiuta ma se non ci sono buoni sistemi di governance, aiuta solo pochi fortunati!!!!

Vi ricorda per caso il sistema politico Italiano degli anni ’70 ed ’80?!?! L’influenza spropositata dei politici sui fondi del mezzogionro? Vi ricorda gli abusi di potere e gli scandali di corruzione e favoritismi degli anni ’90?

Nei paesi industrializzati e del “first world” non siamo (e non siamo stati) quindi immuni allo stesso processo che sta avendo luogo in India. L’educazione dei propri cittadini, lo sviluppo di un senso etico e civico, la sensibilizzazione dei cittadini ai diritti acquisiti, la trasparenza del sistema politco e la sua “accountability” sono alcuni degli elementi che aiutano a fare si che il sistema democratico possa diventare un circolo positivo.

In un paese di quasi 1.5 miliardi di persone come l’India, questo processo e’ lento (molto lento), frustrante (molto frustrante), con tanti ostacoli da superare e tante ingiustizie da rettificare. La piu’ grande democrazia al mondo, che per Rampini sottende la speranza Indiana, ha una strada tutta in salita da percorrere prima che possa veramente beneficiare la maggioranza dei suoi cittadini.

Annunci

uno dei miei amici bufali a Delhi

Il ritorno a casa ieri non e’ stato dei piu’ felici. Beh, ben peggio puo’ succedere quando si usa la moto a Delhi ogni giorno, pero’ diciamo che non ero proprio contento!

Il mio ufficio e’ a Noida, una sorta di citta’ satellite di Delhi sulla sponda est del fiume Yamuna. Essendo vicino al fiume, fino a pochi anni fa Noida era solo una serie di campi coltivati e di pascolo per i bufali. Questi sono water buffalos, che si trastullano nel fiume noncuranti del letamaio al quale e’ ridotto, ma belli freschi freschi nei mesi di calura ossessiva. Dopo una giornata a trastullarsi nel fiume, tornano en masse alle loro casette, che sono locate da qualche parte a Noida (non ho mai seguito il loro percorso interamente) tra uffici, mercatini, shopping malls e case!

Puntualmente, ogni giorno, tra le 5 e le 6 di pomeriggio, la mandria di bufali, grandi e piccini, si avvia contromano (sono bufali indiani!) sulla rampa del DND flyover, un ponte a pedaggio a 8 corsie. Ovviamente nel percorso lasciano qualche pisciazza e qualche cacatone, che normalmente viene spiattellato dalle tante macchine che passano e si secca in 2 minuti dato il calore estivo.

Normalmente, con la moto e’ abbastanza facile trovare un varco tra il letame …. ieri no! Una macchina era proprio davanti a me, un bus al lato, non avevo dove andare, non ho visto la striscia di cagata appena depositata che si avvicinava e splat…….ci sono passato sopra con tanto di schizzi a modo pozzanghera!

Porca vacca, pataloni e calzini con schizzo de mierda di bufalo, scarpe uguali, parte della moto altrettanto……e no che sfiga e che pirla. Sfiga, perche’ una serie di circostanze non mi ha fatto vedere cosa mi apprestavo ad attraversare; pirla, peche’ conosco bene il ritmo fisiologico dei miei amici bufali (!) e lo scagazzo c’e’ sempre ogni pomeriggio. E

vabbe’ cosi e’ andata, si tratta solo di un paio di pantaloni in lavanderia e un paio di scarpe da pulire con la pompa dell’acqua! Poteva andare peggio.

In Inglese perche’ cosi’ mi gira oggi!! In English ‘coz I feel like it!!

Tour de Suisse – Stage 4 crash (from Steephill.tv)

A couple of days ago, there was a massive pile up at the sprint finish of Stage 4 of the Tour Suisse. Some of you, not too familiar with the road cycling scene, will wonder what the heck is it and who cares!

As to the “what is it”, the Tour of Suisse is a cycling race in 9 stages around Switzerland which works as the last training ground for those taking part in the much more famous Tour de France.

As to the “who cares”…… you don’t have to care! It just prompted me to reflect on that fine line that there is between competitive edge and unsporting behaviour.

The facts: last km of the stage, the peloton is compact and travelling fast (60 kph +) as the teams are trying to position their sprinters for the last dart to the finish line. This phase of the races are intrinsically dangerous, as there are perhaps 20 riders travelling very fast and with very little space between them; any small movement, sudden break or lack of concentration may result in a fall. Now what happened is that 300/400 mt from the line the sprinters started jostling for each other’s wheel or that of their train (aka team mates who is launching them). 100 mt from the finish line, Mark Cavendish and Hausler are coming through strong and overtaking Ciolek on either side. Cavendish moves to the left a bit, Hausler rides with the head down for a fraction too long, they touch and end up on the deck, and as they are at the top of the peloton, cause carnage behind them as other riders arrive at high speed and try to dodge bodies on the road or bike flung left right and centre. Cavendish got penalised for his move and most riders staged a protest against him (or his behaviour) the following day.

Obviously in various blogs and commentaries, some people have taken Cav’s side, some not. His move is seen by some as a normal racing move, which happens all the time, just unfortunate the way it ended up; some others think that he was wreckless, dangerous and down right stupid to cause such a massive pile up.

I have looked and re-looked at the footage of the accident on YouTube. My opinion just as valid as anyone else’s I guess. Cavendish goes past Ciolek on the right, clearly looks to his left, sees Hausler hanging on, move towards him to exercise a bit of pressure (!), but Hausler is head down and doesn’t see him coming. So they clip and they go down really bad. At first sight the accident looks like one that happens many time in sprint finishes, but then I started looking at it again given how divided was the opinion on it. Why Cavendish moves to the left when he’s 40 metres from the finish line? He looks and moves, why not concentrate on getting to the line covering the shortest distance…..that is going straight? Personal view again based on media coverage (never met the guy!). Cavendish is a talented rider, with power to spare and he has kicked everyone’s butt in many occasions with amazing bursts of power. He is also a young, cocky and arrogant guy, with lots of self esteem and little respect for other riders. Some would argue that is what makes him a winner.

These types of behaviours are not isolated examples. In F1 there have been several incidents like this one. In MotoGp some bumping occurs at every race; in horse riding is the same; in middle distance athletics you got elbows flying at every start and pushing and shoving before the last key turn; in football, players slightly nudge the opponent when he’s running past them. In all cases, I don’t believe there is a malicious intent to cause harm, but there is definitely an attempt to show one’s muscles and somewhat intimidate the opponent. Many will argue is just part of the game, but that’s where I think the competitive nature of a sport turns people into callous individuals who will have no qualms making a dangerous move to show you who’s boss.

I don’t think Cavendish wanted to crash, nor take down with him other 20 riders (and some unfortunately didn’t get away as lightly as he did…and broke bones). I do think however he wanted to intimidate Hausler, otherwise no reason to go the long way round to the finish line! At times something happens in our brain that triggers irrational reactions, which may cause harm to other unintentionally….and that is true in many walks of life.

Professional athletes are so driven by what they do and winning is such a sought reward (some would say the only reason to be an athlete) that they will push their competitiveness to the limit. And the line is fine and grey between competitive and unfair behaviour. Is it the commercialisation of the sport driving athlete’s to this? is it the human desire to excel and, in a Darwinian way, show his/her supremacy? is it social pressure that drives us to push harder to be the best in what we do? is it the adrenaline rush of winning? Or maybe a combination of all the above?!

Everyone will have their own views, which I respect, though personally I would be pretty pissed off if I’d broken my hip because of someone’s ego! But that’s the nature of competitive sport.

Sciare e’ probabilmente l’ultima cosa che si associa all’India.

Tre ingredienti servono per poter sciare senza dover fare cose estreme: una montagna con neve, un minimo di infrastrutture, ed accesso ad attrezzatura sciistica. Sottolineo, questi sono ingredienti per sciare senza fare cose un po piu’ avventurose. In effetti i puristi della montagna e dello sci, hanno bisogno solo di una montagna ed un paio di sci! Si sale con gli sci (usando pelli….ormai sintetiche) e si scende immersi nella natura. Io ho da poco scoperto questo modo di sciare e lo trovo decisamente migliore del classico tiro con un impianto e corsa frenetica su pista battuta cercando di battere le orde di sciatori che imperversano sulle montagne europee.

Ad ogni modo, torniamo all’India, si puo’ sciare o no nel sub continente?

Montagne con neve – Di montagne ce ne sono in India piu’ di qualsiasi altro paese Europeo, e qui parliamo di 4000 mt +!! Le montagne da 2000 mt qui vengono chiamate “hills” cioe’ colline, giusto per dare un senso di proporzione allo spettacolo naturale che ci si presenta davanti quando si va a nord dell’India. Benche’ l’India sia alla latitudine del nord Africa, e quindi generalmente con clima calduccio (!), data l’altitudine di neve non ne manca mai, specialmente tra Dicembre e Marzo. Quindi gli ingredienti naturali per sciare ci sono (montagne e neve).

Minimo di infrastrutture – Beh l’India, come paese in via di sviluppo, ha una forte carenza di infrastrutture ad ogni livello, figuriamoci per sciare?! A mia conoscenza ci sono 3 “stazioni sciistiche”: Auli, Gulmarg e Solang. Gulmarg e’ pero’ quella che svetta su tutte con la sua cabinovia (tecnologia Francese, publicizzano con orgoglio) che porta in 2 tronconi da quota 2,600 mt a 4,000 mt. La cabinovia e’ probabilmente uno scarto francese degli anni ‘90, ma devo dire che ho visto impianti simili (se non peggiori) in Italia! Le infrastrutture alberghiere a Gulmarg sono un po “hit and miss”. Ci sono 2 hotel di buon livello, uno dei quali, l’Highland Park dove abbiamo soggiornato, una specie di time warp! Costruito negli anni ’60 ma con un feel da anni ’30! Con il room boy che si assicura che la bukhara (stufa a legna) sia accesa, con la pelle di leopardo nella dining hall ed i ritratti di vecchi proprietari sulle pareti. Per il resto ci sono altri alberghi piu’ piccoli di medio bassa qualita’.

Attrezzatura sciistica – Sorprendentemente (per me) a Gulmarg ci sono 2 negozietti che affittano “fat skis” per sciare in neve fresca. Roba K2 generalmente modelli nuovi ed in buone condizioni. Si possono inoltre noleggiare beacon per valanghe, ed altri dispositivi di sicurezza. Da 2 anni c’e’ un programma di sicurezza sulla neve  per sciatori “back country”, che cerca di essere informativo ed educativo. Gestito da un ragazzo americano ed un team di snow patrollers locali, e’ una nota molto positiva per l’India. Si cerca di sensibilizzare, educare, discutere su aspetti di sicurezza sulla neve, e non si lascia niente al caso.

Quindi si puo’ sciare in India o no? Si si puo’ sciare, si puo’ sciare. E se uno vuole neve polverosa e montagne senza confusione, Gulmarg e’ il posto ideale. Ci sono piu’ o meno 150 sciatori al giorno che si dividono un’area sciistica di decine di km2! Una cabinovia che ti porta a 4,000 mt e con una scelta immensa di canaloni (piu’ o meno impegnativi) dai quali lanciarsi per quasi 2000 mt di dislivello. Ci sono varie guide locali (e non) in media alquanto competenti, che ti portano in giro mostrandoti quanto di bello ci sia nel Pir Panjal Range.

Ovviamente siamo a Gulmarg (India) e non Verbier (Svizzera)! Se cercate standard europei qui, vi fate solo sangue marcio! Le cose funzionano….ma un po all’indiana! Ogni risalita si compra il biglietto, e per i 2 tronconi, 2 biglietti diversi (per dare piu’ lavoro ai Kashmiri!). Orari di apertura della cabinovia sono variabili! I fat skis non entrano nei porta sci, quindi ce li si porta nella cabina….anche se poi ci sono talmente tanti pochi sciatori che le cabine non sono mai mai piene! Se la cabinovia non funziona una jeep locale ti traina in mezzo ai boschi!

Qualcuno in un altro blog ha definito l’esperienza di sciare a Gulmarg “frustratingly liberating”! Esatto. Bisogna andare li rilassati, senza pretendere efficienza svizzera, senza incazzarsi al minimo disguido. Se si e’ capaci di cio’, si e’ premiati con delle discese mozzafiato ed un’esperienza, a mio avviso, inpareggiabile come questo video dei miei amici mostrano.

Oggi dopo circa 2 mesi di caldo asfissiante a 40° C ed oltre, la prima pioggia pre monsonica e’ finalmente arrivata a Delhi: il bel tempo e’ arrivato (“Accha Mausam ata hai”).

Da Google Image SearchQuando sono arrivato a Delhi (3 anni fa circa), ho avuto la fortuna dopo poche settimane di incontrare Mohit (Mo), un appassionato come me di sport outdoor e menate varie. Un bravissimo ragazzo (di 40 anni!) con tante buone idee per l’India e gli Indiani! Dopo la prima pioggia monsonica, Mo puntualmente mi chiamava in ufficio ed esclamava: “ahh finalmente il bel tempo e’ arrivato!”. Ma come il bel tempo, ma piove, mi sono fatto una zuppa da casa in ufficio con la moto, e mi dici che il bel tempo e’ arrivato?! Non ci capivamo proprio. Lui faceva si, e’ fantastico. Piove, l’aria e’ fresca e pulita, la polvere e sabbia nell’aria non si sentono piu’. Io facevo, ma tu si pazz’, sto tutto infuso dopo 20 km di moto infernali; ho i calzini inzuppati di acqua lercia di Delhi; i miei pantavento e giacchetta sono neri dagli schizzi di acqua mista a olii vari (di macchina!) che ho raccolto dagli spruzzi dei vari bus sulla ring road; ogni incrocio era una lotta per la vita con autisti che guidano con ancora meno controllo del solito. E tu mi dici che il bel tempo e’ arrivato?!?!?

Ora dopo 3 anni gli do ragione. Il bel tempo arriva quando i monsoni arrivano. Stamane, io sono arrivato abbastanza zuppo in ufficio, ma la mia collega Bhavya mi ha accolto dicendo: “ che bella giornata oggi, avrebbero dovuto dichiarare festa a Delhi, e’ cosi piacevole stare fuori”!

Si, la pioggia qui a Delhi e’ attesa come manna dal cielo. Milioni di persone patiscono il caldo di Aprile e Maggio. I 40/45° di temperatura sono asfissianti, non danno tregua. La notte e’ altrettanto calda del giorno, non si dorme bene. Tutto e’ coperto di sabbia e polvere. Non si puo’ stare fuori di casa, se non alle 6 di mattina. In moto ti bruciano le mani dal caldo quando vai a piu’ di 30 km/ora. La gente soffre per mancanza d’acqua. L’elettricita’ continua a saltare quindi i fortunati, come noi, con a/c a casa non possono usarla (o almeno solo finche le batterie di riserva durano). I mal di panza aumentano a causa di disidratazione e cibi conservati in luoghi con cattiva refrigerazione. L’aria diventa pesante ed inquinata (ma non come Novembre a Delhi!). Insomma il caldo in una citta’ di 17 milioni di persone non e’ il periodo piu’ bello dell’anno! Poi pero’ arrivano le pioggie. E badate che a Delhi il monsone e’ una bazzecola paragonato alle zone costiere. Qui piove un pochino. Si l’aria diventa umida, pero’ la temperatura, immediatamente, scende sui 30° C e rimane costante giorno e notte. L’aria si pulisce dall’inquinamento e si respira meglio. La sabbia ed i pollini nell’aria diminuiscono. Si possono lasciare cose fuori di casa (o in casa) senza che si ricoprano di sabbia in 2 secondi.

Quando piove il bel tempo arriva……ora lo capisco.

PS e per evitare cazino inzuppato sulla moto, ora mi risvolto i pantaloni, mi metto le crocs di plastica, ed ho un asciugamanino in ufficio per lavarmi i piedi dal lerciume che raccolgo!!!

Oggi, in un raro momento di quiete familiare durante il sabato mattina (!), ho preso il Times of India (ToI) per dare un occhio alle notizie. Premetto il ToI non e’ il mio giornale preferito, anzi genralmente, a mio giudizio, contiene notizie dal titolo scandalistico, ma dalla sostanza menzognera (o fallace); e’ pieno di fattarelli di cronaca, e non ha editoriali di alcun interesse. Ad ogni modo, oggi ho beccato quello dal cestino, ed il giornale ha una tinta verde! Non perche’ siamo stati invasi dagli alieni (che poi perche’ devono essere verdi?!) qui a Delhi, ma perche’ per celebrare il World Environment Day e’ stato stampato interamente su carta riciclata (anche se costa di piu’ sostengono). Il giornale e’ pieno di notizie pseudo propagandistiche su quanto sia verde l’India, e quante iniziative ci siano per conservare l’ambiente nel sub continente.

La notizia che piu’ mi ha colpito…devo dire quasi mi cade la mascella (!), e’ in prima pagina: secondo uno studio (Greendex 2010) condotto dalla National Geographic Society e GlobeScan (societa’ di ricerche di mercato), l’India e’ il paese, dei 17 in considerazione, con la “most sustainable consumption pattern”, che ergo significa miglior trend ambientalista.

Chi legge questo blog ed ha vissuto in India, si rendera’ subito conto di quanto questa notizia sia a dir poco straordinaria ed a mio avviso fallace e menzognera. Ora, io vivo da 3 anni a Delhi, ed un po di India l’ho girata e di Indiani li conosco a vari livelli. Dire che l’India ha una coscienza ambientalista e’ la falsita’ piu’ grande e spudorata che si possa mai asserire.

L’articolo cita 3 ragioni specifiche che fanno balzare l’India al primo posto di questo studio: gli Indiani usano di piu’ trasporto pubblico, mangiano prodotti locali, conservano risorse scarse come l’acqua…….ed io sono mago Merlino in incognita!!!

Ma si puo’ distorcere l’informazione di piu’? Solo in Corea del Nord forse la propaganda puo’ raggiungere livelli tali.

La mia chiave interpretativa e’ la seguente, puramente basata su osservazioni personali ed esperienze dirette:

  1. Si usa maggiormente trasporto pubblico, perche’ la stragrande maggioranza delle persone non si puo’ permettere un’auto! Semplice. Il trasporto pubblico e’ fatiscente in alcuni casi, ed al di sopra della capacita’ tecnica in altri. Costa poco (un bus a Delhi 10 rs o 20 centesimi di Euro, la metro un po piu’ ma 50 centesimi massimo), e nonostante negli anni passati le banche stiano incoraggiando linee di finanziamento per privati, ancora non tutti si possono permettere la macchina. Chi puo’ ha la moto, che poi viene usata per tutta la famiglia (ossia 4 o 5 persone in sella!). Se vedo i miei colleghi (middle class Indiana, e giovani laureati) la prima cosa che farebbero se avessero disponibilita’ economica e’ comprare una macchina. Anche i nostri office boys (che fanno un po di tutto dal pulire, al rifornire le macchinette del caffe’) la prima cosa che fanno quando hanno i soldi e’ comprarsi la macchina. E’ normale. Questione di status (in India se vai in bici, come me, o sei scemo o sei pezzente); di praticita’ e convenienza (vatti a fare 15  km in un bus dove ti devi aggrappare alla porta e hai le gambe che penzolano fuori!).
  2. Si mangiano prodotti locali, perche’ le mele americane (che pur si trovano al mercato) costano 3 volte quelle di Shimla (che sono buonissime). Alcune prodotti che usiamo in ricette in altri paesi, non sanno neanche cosa siano. La pasta che porto in ufficio e’ quasi una novita’, il prosciutto non l’hanno mai visto, la mozzarella na roba strana. Insomma abitudini culinarie diverse, ignoranza culinaria (e per cio’ intendo semplicemente conoscenza di altre cucine), mancanza di “disposible income” fanno si che si compri quello che si trova al mercato locale. E tra l’altro, cresce di tutto in India, e spesso la roba e’ buona, anche se c’e’ una brutta tendenza a curare la forma (iniettando coloranti nei mango o nelle angurie) anziche’ alla sostanza.
  3. Si curano risorse scarse come l’acqua. Si curano solo quando l’acqua non c’e’ e quindi bisogna fare di necessita’ virtu. Altrimenti, se la risorsa c’e’ si usa e si strausa. Per esempio a casa nostra ho dovuto sigillare il dryer per i panni, ed imporre un dictat di 3 lavatrici a settimana altrimenti la nostra bravissima Pushpa, per far trovare a Sir le mutande ed asciugamani puliti, ci faceva 10 lavatrici e poi te li asciuga nel dryer che si fa prima!

Ora vi chiederete, ma che te frega? Me ne frega perche’ l’ultima cosa di cui l’India e gli Indiani hanno bisogno e quella che in Inghilterra si chiama complacency (adagiarsi sui propri allori). In India non c’e’ ancora sensibilita’ ambientale. La gente consuma e butta a terra. Il riciclo e’ meticoloso solo delle parti che si possono rivendere. Le batterie finiscono in un buco nella terra. La plastica viene distribuita come se fossero volantini. Gli scarichi industriali sono versati direttamente nei canali e fiumi. L’aria condizionata (per chi ce l’ha) e’ tenuta a palla, nonsiamai che Sir ha la goccia di sudore sulla fronte.

Ho fatto una gara di mountain bike 2 anni fa, per 9 giorni nell’Himalaya. Posti stupendi. Ho dovuto (con l’aiuto di un amico indiano per tradurre) spiegare al ragazzino del support team, che se noi tutti buttiamo le carte e la plastica in un bidone, e poi lui svuota il bidone nel ruscello, stiamo facendo l’arte dei pazzi! Lui mi ha guardato incredulo, l’amico ha tradotto e spiegato meglio, lui ha alzato le spalle e mi ha detto OK…..pero’ non sono sicuro avesse capito il ragionamento!

A me l’India piace, ed e’ per questo che me ne frega che giornali come il ToI non pubblichino notizie che distorcono palesemente la realta’ e che propagandisticamente facciano passare l’India e gli Indiani per una nazione di ambientalisti.

Non c’e’ niente di peggio di chi faccia il finto sordo!!!

Il ciclismo e’ stato per anni martoriato da casi di doping. Avevo gia’ parlato in un post precedente di come ciclisti, sin dal tempo dei primi Tour De France, all’inizio del 1900 facessero uso di sostanze stimolanti (anfetamine principalmente) per vincere la barriera del dolore e spingere i propri corpi ad imprese incredibili, sia da un punto di sforzo fisico che mentale.

Negli anni ’80 e ’90, l’uso di sostanze esterne era diventato ancora piu’ invasivo con l’uso di ormoni della crescita (usati tra l’altro estensivamente anche in altri sport e sistematicamente in alcuni paesi) e transfusioni di sangue. Negli anni ’90 la lotta al doping si e’ intensificata, e soprattutto in alcuni sport come il ciclismo e’ diventata una specie di battaglia scientifica tra i laboratori (e medici) che forniscono sostanze dopanti, e le agenzie sportive ed i loro medici che cercano di acchiapparli.

Ci sono stati varie edizioni del Giro d’Italia e del Tour de France infangate dai casi di doping. Si scopriva, durante la corsa o appena dopo, che chi vinceva al 80% era dopato! Chi non era colto in fragrante e positivo a test a sorpresa, o veniva in qualche modo a cadere nella rete dei controlli anti doping perche’ sacche del loro sangue erano conservate negli stessi laboratori incriminati (vedi caso Basso del 2006), o finiva per rimanere un caso sospetto (come nel caso Armstrong) per accuse piu’ o meno fondate di altri ciclisti e giornalisti inquisitivi.

Ad ogni modo la reputazione del ciclismo e’ stata piu’ volte colpita forte dai vari scandali che lo hanno contraddistinto come sport a livello professionista.

Quest’anno il Giro d’Italia, sembrava essere passato liscio, ossia senza nessun corridore trovato positivo durante i controlli. Per chi come me non ha ancora totalmente perso la speranza del ritorno del ciclismo ad uno stato puro, e dello sport a sport, senza essere assoggettato alla necessita’ di vincere a tutti i costi, il Giro 2010 poteva rappresentare un barlume di speranza in un cambiamento.

Ora pero’ dal dopare gli atleti siamo passati al dopare le bici!! E no, che cazzo (scusate!).

In questo video si presenta una sorta di dispositivo elettrico, un motorino, che attivato dall’atleta gli consente di spingere un rapporto piu’ lungo senza alcuno sforzo e continuando a pedalare come se tutto fosse naturale.

Il video specifica che non vuole fare accuse ad alcun corridore, anche se poi fanno vedere un filmato del 2010 di Cancellara (!), ma vuole solo far conoscere un possibile metodo per “truccare” le bici e che secondo loro fonti e’ stato usato in gara.

Ora e’ chiaro poter pensare a conspiracy theories, lo ammetto. Pero’ dal filmato di Cancellara  nella Paris – Roubaix e Tour de Flanders, si vede abbastanza bene come questi allunghi in maniera vistosa e portentosa, senza nessun apparente sforzo fisico, senza neanche alzarsi dal sellino. Devo dire io avevo solo visto una sintesi della gara, e l’allungo era sembrato incredibile. Cancellara e’ uno forte nelle gambe, che e’ sempre andato benissimo nelle crono pero’ quell’allungo era magistrale.

Ora che abbia usato la bici “truccata” o meno non lo so, ed a questo punto nessuno lo sapra’ mai, perche’ a gara finita la bici non puo’ essere piu’ controllata efficacemente. Resta senza altro il forte sospetto che qualcosa di losco sia successo.

Ora e’ possibile che per vincere se ne inventino di tutti i colori? ma e’ possibile che non si possa gareggiare con le proprie gambe ed il proprio sangue? Se e’ vero che corridori hanno fatto uso di questo congegno nella bici, mi viene da dire che schifo…….non se ne puo’ piu’! Altro che il dramma di un uomo (o donna) con un pezzo di ferro e due ruote che sfida le imperveita’ della strada e le intemperie del tempo per raggiungere grandi obiettivi. Il ciclismo viene ridotto ad un’arena per imbroglioni e falliti che pur di vincere sono disposti a qualsiasi stratagemma e mezzo illegale.

Come ciclista amatoriale, ed amante della bici come mezzo di trasporto, mi viene il ribrezzo a scoprire cose del genere……ma che miseria!

Pagina successiva »