L’altro giorno mi e’ stata portata all’attenzione una societa’ Americana Sierra Sciences (SiSci) che ha come missione quella di “….extend our healthspans and lifespans beyond the theoretical maximum of 125 years.”. Azz’ e come?

Cerco di riassumere il processo descritto dal Dr Bill Andrews e John Cornell (scusatemi se approssimo). Invecchiamo perche’ le nostre cellule invecchiano. Le cellule invecchiano perche’, finche’ possono, si dividono per tenersi giovani, ma dopo una 70ina di divisioni raggiungono lo stato di senescenza cellulare che porta alla loro morte. Le cellulole nel dividersi replicano il codice genetico nel nostro DNA, ma ogni volta che lo fanno perdono un pezzetto. Dalla nascita le nostre cellule sono dotate di sequenze di DNA ripetute alla fine e contenute nei telomeri. Ad ogni divisione perdiamo un pezzetto di telomero, finche’ questo non diventa cosi corto che tutto il codice genetico non viene ricopiato nella divisione e la cellula muore. Pare che a livello embrionico il telomero sia forte di 15,000 nucleotidi, alla nascita sia gia’ ridotto a 10,000, e quando arriva a 5,000 siamo fottuti….la cellula muore, ed anche noi!

Ora le cellule riproduttive hanno un enzima di nome telomerase, che gli consente di mantenere tutto il telomero lungo lungo…cosi alla nascita non siamo gia svantaggiati in partenza. Questo enzima e’ prodotto da un gene che tutte le nostre cellule possiedono, ma che, ad eccezione delle cellule riproduttive, si attacca ad una proteina che lo sopprime. Quindi c’e’ ma non funziona.

La ricerca di SiSci (ed altri) e’ finalizzata a trovare il modo per liberare il gene dalla proteina senza causare altri casini a livello cellulare. Il cio’ consentirebbe alle cellule di dividersi ad infinitum e rimanere belle giovani giovani. Come da motto della SiSci, qui non e’ solo una questione di allungare la vita ma anche la healthspan, ossia cercare di vivere piu’ a lungo ma anche con una buona condizione fisico/mentale. Sul loro sito trovate piu’ informazioni sul principio chimico e su quesiti etici che si sono gia’ posti ed ai quali hanno dato la loro versione.

Ora il tutto mi ha interessato perche’ 4/5 anni fa parlavamo con un nostro amico a cena, tale Dr (in filosofia) Stephen Cave, sull’immortalita’ (da un punto di vista filosofico), e lui ci raccontava di un movimento chiamato Transhumanist molto sci fiction sul quale aveva scritto un articolo. Ora SiSci e Transhumanists sembrano fatti l’uno per l’altro. Uno vuole trovare l’elisir della vita, l’altro vuole utilizzarlo per continuare lo sviluppo della specie umana. I Transhumanists credono che non solo avremo vita eterna e migliore, ma anche che saremo in grado di impiantare interfaccie nelle funzioni piu’ complesse del nostro cervello, cosi da non solo curarci da ogni male ma anche migliorare le nostre capacita’ mentali.

Shabash, dirrebbero qui in India, o Maronna mia in terra partenopea!

I quesiti che questo tipo di ricerche portano sono di tipo filosofico, e per tali intendo l’ombrello che comprende la sfera etica, morale, religiosa, sociale e politica. Ci vorrebbero (e ci sono) libri per addentrarsi nei meandri di queste discussioni, e redatti da persone sicuramente piu’ qualificate di me. Pero’ quello che mi attira di questi quesiti esistenziali sono delle piccole conseguenze pratiche.

Se siamo immortali, non c’e’ piu’ fretta di fare qualsiasi cosa, il tempo diventa una dimensione inesistente e superflua. Se le nostre cellule si dividono ad infinitum allora possiamo correre 50 maratone l’anno e fare 50 Ironman allo stesso tempo. Se uno nasce pirla, rimane pirla per l’eternita’. Se un dittatore si diverte a torturare i suoi cittadini, lo puo’ continuare a fare per sempre. Ma anche se c’e’ un Nelson Mandela questo vivrebbe per sempre. Qundi si prefigerebbero lotte titaniche al livello del Mahabarata della cultura Indiana. Se le risorse del pianeta sembrano scarseggiare gia’ ora, sotto quale pressione sarebbero poste se fossimo immortali. Allo stesso tempo se le nostre facolta’ mentali fossero migliorate, forse non avremmo bisogno di tutte le risorse che usiamo ora. Ad esempio i transhumanisti ritengono che potremo cucinare solo con il pensiero e la nanotecnologia, quindi niente pentole, fuochi, lavapiatti, energia elettrica. Se un chip (o interfaccia) nel cervello aiuta noi, pensate quanto potrebbe aiutare chi nasce con disabilita’. Allora certe barriere all’accesso verrebero a cadere veramente. Se le cellule si riproducono possiamo seriamente combattere malattie ed epidemie che hanno fatto perdere la vita a milioni di persone. Se le interfacce sono nel nostro cervello pero’ cosa facciamo delle nostre esperienze sensoriali, tattili ed olfattive. Come cambierebbe il modo in cui comunichiamo ed interagiamo con gli altri.

Food for thought or what?!?!

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