Il ciclismo e’ stato per anni martoriato da casi di doping. Avevo gia’ parlato in un post precedente di come ciclisti, sin dal tempo dei primi Tour De France, all’inizio del 1900 facessero uso di sostanze stimolanti (anfetamine principalmente) per vincere la barriera del dolore e spingere i propri corpi ad imprese incredibili, sia da un punto di sforzo fisico che mentale.

Negli anni ’80 e ’90, l’uso di sostanze esterne era diventato ancora piu’ invasivo con l’uso di ormoni della crescita (usati tra l’altro estensivamente anche in altri sport e sistematicamente in alcuni paesi) e transfusioni di sangue. Negli anni ’90 la lotta al doping si e’ intensificata, e soprattutto in alcuni sport come il ciclismo e’ diventata una specie di battaglia scientifica tra i laboratori (e medici) che forniscono sostanze dopanti, e le agenzie sportive ed i loro medici che cercano di acchiapparli.

Ci sono stati varie edizioni del Giro d’Italia e del Tour de France infangate dai casi di doping. Si scopriva, durante la corsa o appena dopo, che chi vinceva al 80% era dopato! Chi non era colto in fragrante e positivo a test a sorpresa, o veniva in qualche modo a cadere nella rete dei controlli anti doping perche’ sacche del loro sangue erano conservate negli stessi laboratori incriminati (vedi caso Basso del 2006), o finiva per rimanere un caso sospetto (come nel caso Armstrong) per accuse piu’ o meno fondate di altri ciclisti e giornalisti inquisitivi.

Ad ogni modo la reputazione del ciclismo e’ stata piu’ volte colpita forte dai vari scandali che lo hanno contraddistinto come sport a livello professionista.

Quest’anno il Giro d’Italia, sembrava essere passato liscio, ossia senza nessun corridore trovato positivo durante i controlli. Per chi come me non ha ancora totalmente perso la speranza del ritorno del ciclismo ad uno stato puro, e dello sport a sport, senza essere assoggettato alla necessita’ di vincere a tutti i costi, il Giro 2010 poteva rappresentare un barlume di speranza in un cambiamento.

Ora pero’ dal dopare gli atleti siamo passati al dopare le bici!! E no, che cazzo (scusate!).

In questo video si presenta una sorta di dispositivo elettrico, un motorino, che attivato dall’atleta gli consente di spingere un rapporto piu’ lungo senza alcuno sforzo e continuando a pedalare come se tutto fosse naturale.

Il video specifica che non vuole fare accuse ad alcun corridore, anche se poi fanno vedere un filmato del 2010 di Cancellara (!), ma vuole solo far conoscere un possibile metodo per “truccare” le bici e che secondo loro fonti e’ stato usato in gara.

Ora e’ chiaro poter pensare a conspiracy theories, lo ammetto. Pero’ dal filmato di Cancellara  nella Paris – Roubaix e Tour de Flanders, si vede abbastanza bene come questi allunghi in maniera vistosa e portentosa, senza nessun apparente sforzo fisico, senza neanche alzarsi dal sellino. Devo dire io avevo solo visto una sintesi della gara, e l’allungo era sembrato incredibile. Cancellara e’ uno forte nelle gambe, che e’ sempre andato benissimo nelle crono pero’ quell’allungo era magistrale.

Ora che abbia usato la bici “truccata” o meno non lo so, ed a questo punto nessuno lo sapra’ mai, perche’ a gara finita la bici non puo’ essere piu’ controllata efficacemente. Resta senza altro il forte sospetto che qualcosa di losco sia successo.

Ora e’ possibile che per vincere se ne inventino di tutti i colori? ma e’ possibile che non si possa gareggiare con le proprie gambe ed il proprio sangue? Se e’ vero che corridori hanno fatto uso di questo congegno nella bici, mi viene da dire che schifo…….non se ne puo’ piu’! Altro che il dramma di un uomo (o donna) con un pezzo di ferro e due ruote che sfida le imperveita’ della strada e le intemperie del tempo per raggiungere grandi obiettivi. Il ciclismo viene ridotto ad un’arena per imbroglioni e falliti che pur di vincere sono disposti a qualsiasi stratagemma e mezzo illegale.

Come ciclista amatoriale, ed amante della bici come mezzo di trasporto, mi viene il ribrezzo a scoprire cose del genere……ma che miseria!

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