Oggi, in un raro momento di quiete familiare durante il sabato mattina (!), ho preso il Times of India (ToI) per dare un occhio alle notizie. Premetto il ToI non e’ il mio giornale preferito, anzi genralmente, a mio giudizio, contiene notizie dal titolo scandalistico, ma dalla sostanza menzognera (o fallace); e’ pieno di fattarelli di cronaca, e non ha editoriali di alcun interesse. Ad ogni modo, oggi ho beccato quello dal cestino, ed il giornale ha una tinta verde! Non perche’ siamo stati invasi dagli alieni (che poi perche’ devono essere verdi?!) qui a Delhi, ma perche’ per celebrare il World Environment Day e’ stato stampato interamente su carta riciclata (anche se costa di piu’ sostengono). Il giornale e’ pieno di notizie pseudo propagandistiche su quanto sia verde l’India, e quante iniziative ci siano per conservare l’ambiente nel sub continente.

La notizia che piu’ mi ha colpito…devo dire quasi mi cade la mascella (!), e’ in prima pagina: secondo uno studio (Greendex 2010) condotto dalla National Geographic Society e GlobeScan (societa’ di ricerche di mercato), l’India e’ il paese, dei 17 in considerazione, con la “most sustainable consumption pattern”, che ergo significa miglior trend ambientalista.

Chi legge questo blog ed ha vissuto in India, si rendera’ subito conto di quanto questa notizia sia a dir poco straordinaria ed a mio avviso fallace e menzognera. Ora, io vivo da 3 anni a Delhi, ed un po di India l’ho girata e di Indiani li conosco a vari livelli. Dire che l’India ha una coscienza ambientalista e’ la falsita’ piu’ grande e spudorata che si possa mai asserire.

L’articolo cita 3 ragioni specifiche che fanno balzare l’India al primo posto di questo studio: gli Indiani usano di piu’ trasporto pubblico, mangiano prodotti locali, conservano risorse scarse come l’acqua…….ed io sono mago Merlino in incognita!!!

Ma si puo’ distorcere l’informazione di piu’? Solo in Corea del Nord forse la propaganda puo’ raggiungere livelli tali.

La mia chiave interpretativa e’ la seguente, puramente basata su osservazioni personali ed esperienze dirette:

  1. Si usa maggiormente trasporto pubblico, perche’ la stragrande maggioranza delle persone non si puo’ permettere un’auto! Semplice. Il trasporto pubblico e’ fatiscente in alcuni casi, ed al di sopra della capacita’ tecnica in altri. Costa poco (un bus a Delhi 10 rs o 20 centesimi di Euro, la metro un po piu’ ma 50 centesimi massimo), e nonostante negli anni passati le banche stiano incoraggiando linee di finanziamento per privati, ancora non tutti si possono permettere la macchina. Chi puo’ ha la moto, che poi viene usata per tutta la famiglia (ossia 4 o 5 persone in sella!). Se vedo i miei colleghi (middle class Indiana, e giovani laureati) la prima cosa che farebbero se avessero disponibilita’ economica e’ comprare una macchina. Anche i nostri office boys (che fanno un po di tutto dal pulire, al rifornire le macchinette del caffe’) la prima cosa che fanno quando hanno i soldi e’ comprarsi la macchina. E’ normale. Questione di status (in India se vai in bici, come me, o sei scemo o sei pezzente); di praticita’ e convenienza (vatti a fare 15  km in un bus dove ti devi aggrappare alla porta e hai le gambe che penzolano fuori!).
  2. Si mangiano prodotti locali, perche’ le mele americane (che pur si trovano al mercato) costano 3 volte quelle di Shimla (che sono buonissime). Alcune prodotti che usiamo in ricette in altri paesi, non sanno neanche cosa siano. La pasta che porto in ufficio e’ quasi una novita’, il prosciutto non l’hanno mai visto, la mozzarella na roba strana. Insomma abitudini culinarie diverse, ignoranza culinaria (e per cio’ intendo semplicemente conoscenza di altre cucine), mancanza di “disposible income” fanno si che si compri quello che si trova al mercato locale. E tra l’altro, cresce di tutto in India, e spesso la roba e’ buona, anche se c’e’ una brutta tendenza a curare la forma (iniettando coloranti nei mango o nelle angurie) anziche’ alla sostanza.
  3. Si curano risorse scarse come l’acqua. Si curano solo quando l’acqua non c’e’ e quindi bisogna fare di necessita’ virtu. Altrimenti, se la risorsa c’e’ si usa e si strausa. Per esempio a casa nostra ho dovuto sigillare il dryer per i panni, ed imporre un dictat di 3 lavatrici a settimana altrimenti la nostra bravissima Pushpa, per far trovare a Sir le mutande ed asciugamani puliti, ci faceva 10 lavatrici e poi te li asciuga nel dryer che si fa prima!

Ora vi chiederete, ma che te frega? Me ne frega perche’ l’ultima cosa di cui l’India e gli Indiani hanno bisogno e quella che in Inghilterra si chiama complacency (adagiarsi sui propri allori). In India non c’e’ ancora sensibilita’ ambientale. La gente consuma e butta a terra. Il riciclo e’ meticoloso solo delle parti che si possono rivendere. Le batterie finiscono in un buco nella terra. La plastica viene distribuita come se fossero volantini. Gli scarichi industriali sono versati direttamente nei canali e fiumi. L’aria condizionata (per chi ce l’ha) e’ tenuta a palla, nonsiamai che Sir ha la goccia di sudore sulla fronte.

Ho fatto una gara di mountain bike 2 anni fa, per 9 giorni nell’Himalaya. Posti stupendi. Ho dovuto (con l’aiuto di un amico indiano per tradurre) spiegare al ragazzino del support team, che se noi tutti buttiamo le carte e la plastica in un bidone, e poi lui svuota il bidone nel ruscello, stiamo facendo l’arte dei pazzi! Lui mi ha guardato incredulo, l’amico ha tradotto e spiegato meglio, lui ha alzato le spalle e mi ha detto OK…..pero’ non sono sicuro avesse capito il ragionamento!

A me l’India piace, ed e’ per questo che me ne frega che giornali come il ToI non pubblichino notizie che distorcono palesemente la realta’ e che propagandisticamente facciano passare l’India e gli Indiani per una nazione di ambientalisti.

Non c’e’ niente di peggio di chi faccia il finto sordo!!!

Annunci