Stamattina durante la mia corsetta pre lavoro (!) mi sono ascoltato una podcast della BBC intitolata Tiger vs Dragon che paragona lo sviluppo dell’India a quello della Cina. Ci sono molti libri, articoli, servizi radiofonici e televisivi a riguardo, quindi niente di nuovo, ma il documentario (podcast) era presentato e strutturato bene a mio avviso. In sostanza, e molto succintamente, secondo il giornalista BBC, la Cina ha beneficiato del sistema autoritario li vigente per accellerare la crescita economica e costruire infrastrutture che la sostengano (incluso scuole ed ospedali). Allo stesso tempo pero’, la presenza di un regime autoritario, sta facendo crescere tensioni sociali che non possono essere esternate, ed il gap tra ricchi e poveri si sta ampliando senza che nessuno possa denunciare la situazione. Questo clima di tensione crescente puo’ precipitare se non gestito con approcci nuovi dalla classe politica Cinese. In India al contrario, il sistema democratico ha avuto un effetto opposto. L’India e’ cresciuta molto piu’ lentamente, in quanto la gente puo’ esternare il proprio dissenso, contestare scelte dei governi statali e bloccare o rallentare iniziative economiche. Le infrastrutture (sia economiche che sociali) sono pero’ latenti. L’India ha una popolazione giovane piu’ numerosa della Cina, ma un piu’ alto livello di analfabetismo. L’india ha accelerato la sua crescita economica visibilmente negli ultimi anni, e la sfida che ha davanti e’ quella di sostenere la crescita economica ma allo stesso tempo migliorare (di parecchio) la condizione dei 300 milioni di persone che vivono al di sotto della poverty line.

Il giornalista, cerca di evidenziare in maniera bilanciata, come il sistema democratico in India, benche’ permetta al cittadino di esprimere il proprio dissenso, viene spesso manipolato dai politici locali per interessi personali. Quindi la situazione del cittadino cambia ben poco, benche’ si possa lamentare tanto!

Questa visione del sistema politico indiano e’ a mio avviso, molto piu’ accurata di quella di un altro giornalista (per citarne uno a caso!) , tal Rampini. Nel suo libro “La Speranza Indiana” Rampini fa un’analisi molto superficiale dell’India, grossolanamente superficiale direi in alcuni casi. Ricorre spesso all’idea della democrazia Indiana come una delle sue forze e ne elogia i suoi aspetti positivi. Senza dubbio un sistema democratico e’ a mio avviso preferibile ad uno autoritario, pero’ e’ anche vero che Rampini ignora lo scollamento che esiste tra sistema democratico teorico e quello applicato, specialmente in un paese in via di sviluppo e con grandi complessita’ sociali come l’India. La democrazia in India, da la possibilita’ ad ognuno di manifestare il proprio dissenso, ma e’ anche un veicolo per perpetuare un sistema corrotto ed inefficiente. Dato l’alto livello di analfabetismo ancora vigente in India, il retaggio culturale ancora influenzato dal sistema di caste, l’aspirazione (talvolte ossessiva) di arricchirsi velocemente e di assumere una posizione di potere, la democrazia in India viene spesso abusata o mal usata.

Come il giornalista BBC descrive (a mezzo di interviste) il cittadino si lamenta, il politico si fa paladino dei loro diritti assicurandosi voti alle elezioni, ma poi la posizione di potere e come corollario quella economica non cambia.

Molti politici (ma non tutti per mia esperienza) in India si ergono a paladini dei diritti dei poveri e soppressi fino a quando ci sono soldi da fare! Forse una visione cinica della classe politica indiana (ed ho gia’ detto non tutti sono cosi’ ma molti), ma la democrazia in India fa in modo che i piu’ furbi e smaliziati, diventando politici e rappresentanti dei diritti dei piu’ poveri ed emarginati, assumano immediatamente una posizione di potere. Gli elettori si appellano a loro per ottenere posti nel settore pubblico e/o privato (in cambio di fedelta’ politica ed in alcuni casi regali/ini/oni!), il poltico viene a gestire (ed influenzare) direttamente o indirettamente fondi stanziati dal governo o dalle tante fondazioni ed organizzazioni internazionali, facendo la cresta su quanto elargito. La posizione di potere gli consente di piazzare membri della propria famiglia nei posti giusti per cogliere nuove opportunita’ di sviluppo economico! Insomma, si e’ vero, la democrazia aiuta ma se non ci sono buoni sistemi di governance, aiuta solo pochi fortunati!!!!

Vi ricorda per caso il sistema politico Italiano degli anni ’70 ed ’80?!?! L’influenza spropositata dei politici sui fondi del mezzogionro? Vi ricorda gli abusi di potere e gli scandali di corruzione e favoritismi degli anni ’90?

Nei paesi industrializzati e del “first world” non siamo (e non siamo stati) quindi immuni allo stesso processo che sta avendo luogo in India. L’educazione dei propri cittadini, lo sviluppo di un senso etico e civico, la sensibilizzazione dei cittadini ai diritti acquisiti, la trasparenza del sistema politco e la sua “accountability” sono alcuni degli elementi che aiutano a fare si che il sistema democratico possa diventare un circolo positivo.

In un paese di quasi 1.5 miliardi di persone come l’India, questo processo e’ lento (molto lento), frustrante (molto frustrante), con tanti ostacoli da superare e tante ingiustizie da rettificare. La piu’ grande democrazia al mondo, che per Rampini sottende la speranza Indiana, ha una strada tutta in salita da percorrere prima che possa veramente beneficiare la maggioranza dei suoi cittadini.

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