agosto 2010


lavori in corso...o appena finiti!

 

Avevo gia’ accennato in un post precedente alla preparazione per i Commonwealth Games a Delhi. Tutto molto all’indiana, con tante parole e presentazioni ma pochi fatti. Ora ci siamo quasi, tra 35 giorni i giochi iniziano, e devo dire le strutture sono piu’ o meno come tutti si aspettavano incompiute. Si lavora ora giorno e notte per completarle ed appararle al meglio per le gare. La qualita’ del lavoro, che non sempre e’ una prerogativa indiana, e’ messa in secondo piano dato che bisogna fare in fretta.

Il mese di Agosto e’ stato uno dei piu’ piovosi da anni, con pioggie monsoniche che hanno causato scompiglio e danni (meno gravi a Delhi di quanto in altre parti del paese). Gli stadi e le strade costruiti per i CWG sono stati seriamente provati dalle intemperie….e non sempre sono usciti vincenti.

Domenica scorsa si e’ svolto un cyclothon (gara di bici per corridori Pro, e giretto per migliaia di entusiasti) su quello che dovrebbe essere il circuito da usare per i CWG. O meglio, questo era il programma. Un po in ritardo, ma sensato provare il cicuito stradale, le misure di traffic management studiate per l’evento, le misure di sicurezza, media accreditation, e piu’ importante di tutti cominciare a suscitare interesse in uno degli eventi tra i piu’ facili da accedere per gli spettatori.

Io ho partecipato a quella che doveva essere la 25km Amatori. Il pre evento e’ stato vago quanto mi aspettavo qui. Ossia notizie che si contraddicono, programmi che cambiano, orari che non si conoscono…ma a questo ci sono ormai abituato, quindi non vale la pena prendersela, ne cercare di venire a capo dei vari “rumours” con giorni o settimane d’anticipo. Basta aspettare il giorno prima, e piu’ o meno qualche cosa e’ pronta e fissata. Numeri, percorsi, orari tutto si viene a sapere.

Poi viene il giorno della gara. L’affluenza al cyclothon non e’ stata proprio incredibile. Forse un migliaio di ciclisti al massimo, che qui in India significa quasi nessuno. La presenza di Pro riders simile, nessun ciclista di gran spicco, ma ok non e’ da sorprendere il cio’ visto che questo era un evento di basso profilo internazionale. L’organizzazione alla partenza non era male, con delle “holding area” divise per gruppo ad un centinaio di metri dalla linea di partenza, l’immancabile MC che gridava a squarciagola incitando i partecipanti. Il problema maggiore erano le condizioni della strada da percorrere!

Il percorso e’ stato definito “tecnico” da un commentatore su ESPN. Per me tecnico e’ un euforismo per un casino! Il circuito di 13.7 km (come era stato pubblicizzato inzialmente) e’ stato ridotto all’ultima ora, in una roba da 9 km! Molte curve erano piene di sabbia che volava dai vari cantieri in corso intorno a Connaught Place; in alcune rotonde il manto stradale era stato fatto la notte precedente quindi c’era ancora brecciolino sulla strada; qualche buca era stata coperta, qualche altra no; su una curva vicino all’arrivo c’erano ancora i vetri di un parabrezza/finestrino dalla sera precedente. Insommam, un percorso “tecnico”, se sei su una bicicletta con dei copertoni non tanto piu’ larghi di un dito della mano!

U turn davanti al Palazzo Presidenziale

U turn davanti al Palazzo Presidenziale

Dopo la nostra sgambatella sono tornato con bimbi ed amici a vedere i Pro. Ero proprio curioso di vederli sfrecciare o “rociolare”(!) per le strade di Delhi. E da spettatore il tutto e’ stata un’altra esperienza totalmente indiana. C’erano tanti poliziotti lungo il percorso e vari blocchi per evitare la circolazione del traffico. Benissimo. Ovviamente nessuno sapeva cosa dovessero fare!

Alla prima barriera arrivo sui pattini, spingendo mio figlio piccolo sul suo passeggino per andare a correre (na roba a tre ruote) mentre l’altro era sulla sua biciclettina . Il poliziotto senza scomodarsi da sotto l’albero mi grida “no, sir! No, sir”. “ma vado a vedere la gara di bici”. “No sir, no sir no si puo’”. Ma come non si puo’. E’ una gara, io sono uno spettatore, so esattamente dove li voglio vedere, e c’e’ tanto spazio da parcheggiarci un’armata di carri armati….e non si puo’. Boh me ne frego. Continuo a pattinare noncurante delle grida del poliziotto (sempre da sotto l‘albero, che faceva un caldo boia).

Arrivo alla seconda barriera, e gia’ mi aspettavo trattamento simile, e conseguente tiritera, ma invece il poliziotto mi apre la barriera per non farmi fermare e mi fa un bel sorriso. Oh bene!

Arrivo al bordo del cicuito (con tanto di birilli e poliziotti) e’ ci sono i miei amici Liam e Mo che sbraitano (in Ingelse e Hindi!) con un poliziotto che gli continua a dire “move, move”. Ma come “move”? Noi siamo qui a vedere la gara, sul piazzale davanti al Palazzo Presidenziale, ma c’e’ una marea di spazio (ed altra gente..beh veramente di passaggio che non gliene fregava niente della gara!). Ora passano qui, abbiamo le macchine fotografiche per immortalarli bene. Abbiamo i bimbi che volgiono vedere i ciclisti bravi. “Move, move”. Ok qualche imrecazione dopo, dico a Mo, senti andiamo la sotto l’albero che questo e’ un coglione, e stiamo pure piu’ al fresco.

Cosi ci spostiamo sotto l’albero, dove c’era, indovinate?…..un altro poliziotto con tanto di radiolina, seduto comodamente su una sedia, che riceveva messaggi via radio ed in persona da i suoi junior appostati lungo la strada. Quando vede i bimbi (a quel punto c’erano i 2 miei + i 2 di Mo), li saluta, gli stringe la mano, gli da la radiolina che gracchiava messagi di servizio per giocare. Io premuroso faccio “Sachin (mio figlio di 2 anni) attento a non premere i bottoni”, ed il poliziotto “no, non c’e’ problema, fateli giocare”!!!!!!

Mah, i Commonwealth Games saranno qui tra 30 giorni e gli organizzatori si aspettano (o sperano!) in 2 milioni di spettatori e qualche migliaia di atleti. Se gli spettatori (e gli atleti) vengono qui sperando in un organizzazione impeccabile, in infrasturtture moderne e funzionanti, in forze d’ordine che aiutino e proteggano….beh forse meglio non venire. Ma se uno vuole venire a scoprire la disfunzionalita’ e la flessibilita’ dell’India, la pragmaticita’ ed il fatalismo di chi ci vive, le bellezze ma anche le incazzature che puo’ offrire, allora venite a Delhi tra un mese……Incredible India!!

La natura non e’ stata particolarmente clemente quest’anno con alcune parti del mondo: inondazioni e smottamenti spaventosi in Cina; alluvioni devastanti in India (Kashmir) e Pakistan con migliaia di morti; incendi nella Russia che bolle di calore a 45C. Una tragedia per centinaia di migliaia di persone (milioni in Pakistan) che hanno visto gli elementi portarsi via tutto quello che possedevano, e ahime’ tante vite umane.

In questa situazione di disastro e crisi, i capi di stato dei paesi colpiti si sono attivati come super eroi. Sicuro qualcuno deve aver disegnato una vignetta satirica che contiene il primo ministro russo Putin che pilota un aereo per combattere le fiamme, ed il premier cinese Jiabao che sposta massi e mattoni per soccorrere un poveraccio sotto le macerie. Gli indiani, questa volta sotto tono (!), hanno manadato prima Rahul Gandhi (il rampollo della famiglia di potere in India e da molti considerato il potenziale nuovo premier indiano) e poi Manhoman Singh (il PM attuale) a Leh a visitare i campi d’emergenza.

In contrasto, il presidente pachistano Zardari, mentre migliaia stavano lasciandoci la pelle nel suo paese, atterrava nel suo (suo di proprieta’!) castello del XVI secolo in Francia dopo un breve tour europeo (Londra e Parigi). L’iniziale reazione e’ quella di incredulita’. Ma come, costui non ha ritegno. Cosa ci fa in Europa ha parlare con Sarkozy e Cameron, quando una parte di Pakistan e’ diventato come Atlantide! Boh. Ovviamente le sue priorita’ sono diverse da quelle percepite dall’uomo comune.

In maniera simile, ma questa volta non per calamita’ naturali, il chairman della BP, un certo Carl-Henric Svanberg, mentre milioni di barili di petrolio uscivano incontrollati da un pozzo nei fondali del Golfo del Messico, era a Delhi a parlare di strategia e futuro della societa’ (riconosco che il ruolo di chairman in BP, non e’ quello esecutivo come spesso in societa’ americane, quindi il suo ruolo e’ piu’ strategico).

Il tutto mi ha fatto pensare a quando lavoravo per la infama (anche se non lo e’ stata per me) ExxonMobil. Mi raccontavano colleghi piu’ anzianotti di come a fronte di una crisi enorme per la compagnia, il disastro della ExxonValdez in Alaska, il chiarman avesse spiegato la sua assenza dalla “scena del delitto”, semplicemente (e parafrasando): “se sono li distolgo l’attenzione dalla crisi. Tutti si preoccupano del grande boss, e non dedicano il 101% del tempo a risolvere il casotto che abbiamo combinato. Li, ho i miei uomini migliori che mi tengono aggiornato ogni ora sulla situazione.”.

La cosa spiegata cosi, a me, che ho lavorato per 10 anni in un’organizzazione mastodontica come quella della Exxon, mi sembra sensata. A Joe Blog, che legge sui giornali del casotto combinato, o al povero pescatore dell’Alaska che si ritrova il catrame nelle reti invece che i pesci, forse la cosa gli sembra incredibile!

Ora, il perche’ Zardari o Svanberg non abbiano mollato tutto quello che stavano facendo e si siano fiondati con il primo volo nel posto della crisi, non lo so’. Avevano probabilmente le loro ragioni. Pero’ in situazioni di crisi, per un organizzazione (di stato o privata), la visibilita’ del capo supremo (!) e’ quasi una mantra. S’adda fa’!!! Distogli l’attenzione, sei d’intralcio, ci sono piu’ portaborsa che soccorritori……. s’adda fa’.

La scena di Jiabao che sposta il masso della casa crollata, in camicia bianca, con 10 aiutanti che gli assicurino la sicurezza e asciughino il sudore, con 20 telecamere e giornalisti asserragliati intorno a lui per filmare il leader eroico, a me sembra patetica. E’ possibile che Jiabao non lo stesse facendo solo per populismo, ma la scenetta era un po’ patetica. Altrettanto quella di super tough man Putin che si veste da pilota e sorvola le fiamme dei boschi russi. Non mi era dato di sapere che in Russia fossero a corto di piloti, ma sicuro mi sbaglio ;-). Ma s’adda fa’. Loro erano li, e nessuno puo’ accusarli di non essere stati interessati al benessere dei loro cittadini…caspita erano li.

A volte quindi l’importanza di farsi vedere nel posto giusto al momento giusto (sebbene in situazioni tragiche) e’ fondamentale per il leader che si vuole far rispettare e piacere. Ammorbidisce tanti strascichi della crisi. Da un’immagine di un’organizzazione che rispetta gli altri e si interessa al loro benestare. Tutto cio’ a prescindere dall’efficacia degli aiuti, o dal perche’ ci si trovi in quella crisi in primo luogo.

In un mondo dominato dai media, la forma, ahime’ spesso, prevale sulla sostanza. Ma e’ la sostanza che risolve la crisi non la forma…….

Sharma-ji, una persona squisita e “truly Indian” nel miglior senso, lavorava con noi come envirnomental business manager e faceva parte del gruppetto con il quale pranzavamo ogni giorno. Un annetto fa ci lascio’ per un altra societa’ di consulenza, e circa 6 mesi fa ci disse che aveva accettato un’altra offerta di lavoro in Qatar. Contenti per lui, e devo dire sorpresi visto la sua riluttanza a viaggiare per vari motivi, ci incontrammo per pranzo. Stava facendo autenticare certificati di laurea e dottorato, i visti…..insomma le solite magagne burocratiche, e poi si sarebbe trasferito. Aveva ancora un dubbio. I suoi genitori, con cui viveva insieme a sua moglie e figlio, erano alquanto contrari al suo spostamento. Preciso, Sharma-ji ha 40 anni suonati da un po’.

L’altro giorno lo contatto via email, cosi per sapere che fine aveva fatto, aspettandomi un “mail recepient does not exist”! Ed invece la sua risposta mi arriva, Ciao Dear Luca, sono qui, all’undicesima ora ho deciso di restare qui, pressione familiare troppa, e credo rimarro’ per sempre in India.

Whaaaat? Ma come, aveva fatto le carte, speso un sacco di soldi per visti ed autentificazioni, tutto sembrava pronto. No. Pressione familiare…..dei genitori suppongo, non della moglie che secondo me era super felice di andare a vivere senza i suoceri di mezzo!

Allora mi e’ tornato in mente uno dei nostri pranzetti qui in ufficio un paio d’anni fa. Tra un prova il mio tiffin qui, prova questo chutney qua, avevo chiesto: mi spiegate perche’ la gente qui e’ cosi ossessionatamente attaccata ai genitori? Portai 3 esempi:

  • Collega di 27 anni che non sta bene di salute. Torna a casa dai genitori in Andhra Pradesh (sud India). Si rimette in sesto. Torna e gli chiedo come stava, cosa gli aveva dato il medico. Mi spiega un po cosa era successo, poi mi dice: “papa-ji ha letto le medicine, non so bene cosa siano, ma le sto prendendo, tutto bene”. 
  • Altro collega sui 40 appena. Stava per comprare una moto come la mia, quindi mi chiedeva che ne pensassi, se gliela potevo vedere e consigliarlo sull’acquisto. Certo parliamo, vediamo. Dopo un mese: “Vipul hai comprato la moto?”, “ eh, no, sai, mia madre aveva troppa paura.”
  • Collega numero 3! Sui 55/60 credo (insomma uno maturo, diciamo), ex colonello dell’esercito. Col Sharma e’ andato da Manali a Leh con la moto. Un tour sull’Himalaya abbastanza battuto….stupendo (io l’ho fatto in bici). “Allora, Col Sharma come e’ andata?”. “Ahh, stupendo. Strade ripide ed inesistenti, attraversamento fiumiciattoli in moto, paesaggi stupendi…una vera avventura. Sono contentissimo di averlo fatto, peccato non lo possa raccontare a casa ai miei genitori, altrimenti gli viene un colpo. Non mi avrebbero fatto andare se glielo avessi detto”.

I cinici potrebbero pensare che i miei colleghi sono tutti sfigati, cagasotto, che hanno bisogno dei genitori per qualsiasi cosa. No, questi sono professionisti seri. Gente con dottorati. Persone in gamba. Intelligenti, simpatici ed a modo. Rappresentano l’emergente middle class indiana ed anche come la pensa la persona media Indiana sulla famiglia!

Al mio quesito durante il pranzo, nessuno seppe darmi una risposta…perche’ non c’e’ una risposta. C’e’ una tradizione che continua, nonostante i tempi cambino. Tutti si rendono conto che i genitori, benche’ importanti, non dovrebbero condizionare tutte le nostre scelte. Guidarci e consigliarci si, ma non dettare le nostre scelte. Pero’ tutti concordavano che la famiglia in India funziona cosi. Finche’ non sei sposato i genitori sono la tua casa, quella vera, anche se lavori in un’altra parte dell’India. Quando ti sposi (moglie possibilmente segnalata da loro), ti sposti in un’altra casa, ma sempre con i gentiori di lui…..povera moglie. I genitori sono li per aiutarti, consigliarti o spesso dirti cosa fare.

Ovviamente questa e’ una generalizzazione (cosa che ha me non piace fare) pero’ e’ anche una realta’ che riscontro spesso da quando sono qui in India.

La famiglia e’ un entita’ molto piu’ forte di quella vista in qualunque altra parte del mondo dove sono stato. In Italia, la famiglia e’ sentita abbastanza, ma qui non ci vedono proprio. Beh, devo dire meno male, perche’ vivere con i suoceri non deve essere facile. Se per di piu’ i suoceri (o i genitori) non ti fanno comprare la moto, o prendere posto di lavoro (di un certo livello) in un altro paese, allora veramente meno male!!!!

Questa della famiglia qui in India, e’ una cosa che mi spiego in parte con la dipendenza economica che esisteva qui fino a poco tempo fa. Il papi, nell’India middle class, manteneva i figli fino a trovargli un lavoro. La mamma gli cucinava e stirava i vestiti, fino a che la moglie non subentrava nel ruolo. E’ quindi logico che il legame, ma anche il “debito” morale nei confronti dei genitori sia fortissimo. Le cose stanno cambiando un po…ma poco. I giovani ora hanno lavoro a 25/26 anni. Non devono, ed a volte non possono se il lavoro e’ in un’altra citta’, vivere con i genitori. Incontrano le loro anime gemelle (!) spontaneamente. Si comprano quello che vogliono con i loro soldi. Pero’ se mi guardo in giro, i giovani che si comportano cosi non sono poi cosi tanti. Anzi. I genitori sono ancora un faro da seguire e rispettare. Sono ancora il fulcro attorno al quale gira la propria vita.

L’Italia degli anni 60/70 non era simile? Il sentimento per la famiglia in India cambiera’ allora come e’ successo da noi? Quanto si diluira’ questo legame quasi ossessivo qui in India?

Chi vivra’ vedra’……..

Mentre in Italia il 15 Agosto si tirano gavettoni d’acqua e angurie addosso (!), qui in India si celebra la loro indipendenza dai colonizzatori Britannici. Ma piu’ importante ancora e’ una giornata dove migliaia di persone, dai piu’ piccini ai piu’ grandi, fanno volare aquiloni e si danno battaglia a tirarli giu tagliando il filo.

Per chi ha letto “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini, forse si fa gia’ un idea. Gli aquiloni sono leggerissimi, fatti con materiali semplici, costano 10/15 rupie (se sei straniero facciamo 30!) e volano con un alito di vento. Il segreto, come mi spiega il mio buon amico Mohit, e’ la manja che si usa. Ma che e’ sta manja? E’ il filo. Non un filo normale pero’. Per essere cazzuti ci vuole la manja buona come, sempre lui mi dice, quella di Meerut. La manja, e’ un filo che e’ stato passato in polvere di vetro….insomma quando teso taglia meglio, molto meglio!

L’anno scorso, io, un altro amico italiano e i nostri 2 figli (3 e 5 anni), andammo a far volare gli aquiloni sul terrazzo di Mo, insieme ai suoi figli ed un altro amico Indiano aiiiiii – bohhhhhhh Percy. Ok dire che e’ stato uno dei pomeriggi piu’ esilaranti in vita mia non e’ un’esagerazione. A Naraina, un quartiere popolare di Delhi senza lode senza infamia, dal tetto di casa di Mo si vedevano centinaia forse migliaia (e non scherzo) di aquiloni in cielo. Era come se uno stormo gigante di uccelli si fosse soffermato a guardare dall’alto la struttura urbanistica (o casino!) di Naraina!!!! Da qualsiasi parte guardavi, su balconi, balconcini, terrazzi o tetti c’era un gruppetto di persone che faceva volare il proprio aquilone. Gli aquiloni volano lontano anche 100 metri da chi li comanda. Poi lassu nel cielo si incontrano, si sfidano, si rincorrono e si tagliano…..ed ogni aquilone che viene giu’ si sente un aiiiiiiii – bohhhhhhhhhhhhhhh. La cosa bellissima e che non hai la piu’ pallida idea di chi stai sfidando. Il vicino, quello di 2 case affianco, uno che sta 3 strade dietro la tua, quello che ti rompe le palle quotidianamente, o quello che ti aiuta quando ne hai bisogno……boh. L’aquilone e’ li nel cielo ma chissa’ da dove e’ partito!

Ora, vi assicuro che fare volare questi aquiloni non e’ una cacchiata (e lo so per esperienza!). Bisogna continuamente lavorarli. Dai un po di cavo, raccogli veloce, cambia direzione, guarda che non scenda troppo….bisogna farci la mano. Tagliare un altro aquilone, e’ ancora piu’ complesso. Devi andare parecchio sotto il suo filo, puntare in alto, prendere la rincorsa (!) e zac acchiapparlo quando e’ bello teso con la tua manja tagliente!!! Il volo poi necessita almeno di 2 persone. Uno che fa volare l’aquilone, e l’altro che tenga la spola della manja (una specie di rotolo di legno con due asticelle ai lati che si puo far scorrere sugli avambracci/interno gomiti). Chi tiene la spola deve essere altrettanto attento alla battaglia, perche’ deve assecondare i movimenti del “guidatore” senza lasciare troppo filo sparso a terra, altrimenti si fa un casotto!!!

L’anno scorso, Mo ai comandi con aiii-bohh Percy alla spola hanno tagliato 7 aquiloni di fila, in duelli esilaranti, tesi e combattuti. Tutto cio’ dal tetto/terrazzino di casa Mo (con qualche health and safety concern….ma non siamo in Pakistan mi ricordavano, dove la gente cade giu’!!!!!)

Domenica e’ il 15 Agosto, e ci siamo gia prenotati il posto sul tetto! La manja da Meerut gliel’ho procurata io, gli aquiloni li prende lui. Il curry lo mette lui e le birre si divide. Siamo pronti. Dice che ha gia’ fatto vari voli nelle ultime settimane……..ora speriamo che Eolo non ci tradisca, e ci mandi un alito di vento, poco poco, quel che basti per ricreare la magia dell’anno scorso.  😉

Ore: 07:50

Luogo: Delhi – Ring Road

Veicolo: sulla mia bullet

Me ne vado tranquillo in ufficio “godendomi” la strada, a quest’ora con relativamente poco traffico dato che il putiferio qui si scatena dopo le 8.30. Ad un certo punto sto sorpassandouna macchina Honda grande e tutta splendente, rigorosamente sulla corsia di sorpasso esterna (strada a 3 corsie). La passo alla sua sinistra, dato che so che non si smuovera’ mai dalla sua corsia. Ad un certo punto si mette tra due corsie a circa 20 cm dalle mie gambe (stiamo andando a 60/70 kmh). Al che mi sembrava opportuno fargli notare con un gesto della mano che forse guidare in corsia puo’ essere d’aiuto in queste situazioni!

Lui mi guarda con una faccia allibita ed incacchiata. Scioccato che io, su una moto, avessi la faccia tosta di dire a lui, in una gran macchina, come comportarsi sulla strada. Quindi quando al mio fianco, ma sulla corsia di uscita (ah si perche’ lui doveva uscire dalla ring road, ma qui e’ prassi arrivare 10 metri prima dello sbocco e poi tagliare la strada a tutti), mi mostra il medio.

Azz’, curnut’ e mazziat’, penso.

Fino a poco tempo fa gli avrei tirato 24 bestemmie, e se avessi potuto 2 sputi sul parabrezza della sua gran macchina. Ora invece, ho scrollato le spalle. Fatto una smorfia di sdegno con una superiorita’ che non mi appartiene, e tirato dritto per la mia strada.

Mi chiedo, sono cambiato al punto tale da accettare passivamente un palese torto subito, oppure sto riscoprendo una sorta di karma interiore che mi fa dar il giusto peso a quello che succede durante la mia quotidianita’? Boh poco importa forse. L’importante e’ dare il giusto peso a quello che ci succede, o finiamo per incacchiarci, frustrarci, riempirci di bile per piccoli inconvenienti, che non cambiano fondamentalmente la nostra vita.

PS: vivere in un posto dove il senso civico e’ alieno, ed il rispetto degli altri piuttosto che delle regole pressoche’ sconosciuto e’ un buon test di questa mia riscoperta filosofia di vita!!! Ho una teoria tutta mia sul perche’ in India si guida cosi…..ma e’ per un altro post!

Per un mesetto, tra luglio ed agosto, Delhi e’ invasa da gente vestita in arancione (o piu’ correttamente “saffron”). Non sono rivoluzionari Ucraini in vacanza, ne tifosi Olandesi in cerca di karma positivo dopo la sconfitta ai mondiali di calcio. No, sono persone devote a il Dio Shiva che portano l’acqua del Gange alle loro dimore, ed una larga parte di queste persone fanno il pellegrinaggio a piedi (tra i 150 e 250 km a secondo della loro dimora).

Vestiti d’arancio, scalzi o con il ciabattino consumato, si portano in spalla per 200 km la “kanwar “, un bastone di legno con alle 2 estremita’ 2 anforette contenti l’acqua del Ganga. Le kanwar solitamente hanno la forma di un mini tempietto tutto decorato, e non possono toccare terra durante il pellegrinaggio. Volontari aiutano i pellegrini, preparando delle sorte di punti di riposo, con tanto di impalcatura in modo che la kanwar possa essere appoggiata senza toccare terra. La mattina presto, durante i miei giri in bici, lo spettacolo delle centinaia di kanwar allineate sulle impalcature e’ veramente di un certo effetto. Il pellegrinaggio non e’ infatti roba di pochi, si stima che circa 6 milioni di devoti lo facciano. Principalmente dagli Stati a nord dell’India: Haryana, Uttar Pradesh, Uttarkhand, Bihar e Delhi stessa.

 Quando ci siamo trasferiti qui a Delhi era il 28 Luglio, e la prima settimana, smanioso di vedere un po la citta’, con bici, macchina, correndo mi feci un po di giretti per capire dove avrei vissuto per i 4 anni successivi. Durante una corsetta sulla ridge road, vengo quasi travolto da una fiumana di kanwarias, che si erano appena rifocillati e riposati e stavano per riprendere il loro cammino. Ammazza, ma chi sono questi?!?! il mio primo pensiero. Poi torno a casa, e chiedo al nostro driver:

Frederick, sient a’ me. Ma questi tutti arancioni chi sono?

Time wasters, sir. Time wasters.

Ok Frederick saranno perditempo, ma chi sono, che fanno….dove vanno, li pagano I 2 fiorini?!

 Niente. Per Frederik i Kanwarias, sono e rimarranno sempre e solo time wasters. Altri amici indiani mi hanno successivamente spiegato chi sono e che fanno, e mi spiego anche perche’ il buon Frederick ha i cabasisi rivotati sotto sopra contro i Kanwarias. Abita a Meerut che e’ una citta esattamente a meta’ strada tra Delhi e Haridwar (sul Ganga), e quindi nei mesi di luglio ed agosto, le “sue” strade sono un casino bestiale. I kanwarias sono talmente tanti che alcune strade sono impraticabili, i treni sono ancora piu’ in ritardo del solito, i bus non riescono a circolare, le schifezze per strada si moltiplicano a dismisura (e non che Meerut e dintorni siano questo paradiso ecologico, tuttaltro), ci sono state piu’ di una volta tafferugli se un kanwaria finisce arrotato (possibilita’ totalmente remota in India 😉 ). Insomma, se a Milano hanno tirato i secchi d’acqua addosso ai partecipanti della Stramilano perche’ rompevano le palle ai “locals”, ora dico il povero Frederick cosa dovrebbe tirare ai Kanwarias?!

Due riflessioni mi sono venute in mente: (1) i perditempo per alcuni, sono gli ispirati e role models per altri; (2) in India praticare la propria devozione ad un Dio (o piu di uno) non e’ solo a parole.

Per evitare fraintendimenti, vi dico subito, che a me la storia dell’India come paese spirituale come viene spesso raccontata nell’occidente (o quantomeno come l’ho sentita io) non mi convince per niente, anzi direi che e’ una strunzata (excuse my French)! Pero’ e’ vero che ci sono molte persone, di vario livello sociale (ed economico), che vivono la loro fede in maniera piu’ intensa della persona media in occidente. Grossa generalizzazione, lo so, ma parlo in media proprio per questo.

Allora, la spiritualita’ in India, secondo il mio umile parere,  e’ piu’ legata al fatto che fino a poco fa ci fosse ben poco a cui aggrapparsi e le condizioni di vita erano veramente precarie. Quindi la fede in qualcosa di eterno e spirituale era l’unico appiglio per rimanere a galla e farsi coraggio. Il Dio denaro, mi sembra sia ora molto piu’ venerato che qualsiasi delgi altri Dei!

Pero’ e’ anche vero che molti indiani vanno a visitare luoghi di culto, si fermano per un namshkar davanti ai loro tempi e tempietti per un gesto di rispetto, fanno pellegrinaggi (talvolta strenuanti) molto piu’ di noi. Lavoro in un ufficio di un 150 persone, delle quali 5 non indiane. Almeno un paio di volte al mese, l’office boy (cosi si chiama il tuttofare/tuttopulire!) viene ad offrire la prasad (una sorta di rice crispies benedetto, spero di non offendere nessuno e’ solo per dare un’idea!) che qualcuno ha portato dal tempio qui o tempio li.

Quando la mia collega seduta affianco a me, 30 anni, urban planner, molto sveglia ed intelligente, va a Shirdi (un tempio di Shri Saibaba in Maharashtra) con marito, genitori, sorelle, le chiedo sempre perche’? Perche’ in quel viaggio, lei riesce a ritrovarsi con se stessa, a pensare a cose che esulano dalla quotidianita’, a rilassarsi e passare “quality time” con la sua famiglia piu’ stretta.

Leggevo sul giornale di un Kanwarias che faceva il pellegrinaggio perche’ gli era nato un figlio maschio dopo 2 femmine….grazie a Lord Shiva. Ok, razionalmente direi che e’ grazie alla lotteria genetica piu’ che Shiva e la sua lingam, pero’ diciamo che come atto di fede e riconoscenza ad un essere supremo lo capisco (allo stesso modo in cui i cattolici vanno a Lourdes, o i musulmani vanno a La Mecca).

Sull’essere perditempo dei Kanwarias, beh diciamo che hanno abbastanza tempo a disposizione per fare cose di questo genere! In effetti, ma la cosa non dovrebbe sorprendere piu’ di tanto, la maggioranza dei pellegrini sono di un ceto economico sociale basso (senza voler essere discriminante o classista), che ritengono giusto prendersi 1 settimana di “vacanza” per andare a prendere l’acqua del Ganga, anziche spaccarsi la schiena a spingere cycle rickshaw. Il fenomeno interessante e’ che secondo alcuni giornali  (che non sono sempre fonti di verita’!) il profilo sociale dei Kanwarias sta cambiando, e piu’ giovani della classe media fanno il pellegrinaggio, perche’ e’ una cosa “cool” da fare. Una sorta di sfida personale che probabilmente esume dalla devozione a Shiva. Un po come chi fa’ il cammino di Campostela in Spagna perche’ e’ una bella camminata, non perche’ devoti cattolici in cerca di redenzione.

La devozione in India permea la quotidianita’ a vari livelli. Spesso non e’ spiritualita’, almeno come la intendo io, ma una sorta di rituale abitudinario, che forse fa riflettere qualcuno e probabilmente da una fiammella si speranza ad altri. Ma e’ quasi onnipresente ed e’ un gran business qui!!!