Sharma-ji, una persona squisita e “truly Indian” nel miglior senso, lavorava con noi come envirnomental business manager e faceva parte del gruppetto con il quale pranzavamo ogni giorno. Un annetto fa ci lascio’ per un altra societa’ di consulenza, e circa 6 mesi fa ci disse che aveva accettato un’altra offerta di lavoro in Qatar. Contenti per lui, e devo dire sorpresi visto la sua riluttanza a viaggiare per vari motivi, ci incontrammo per pranzo. Stava facendo autenticare certificati di laurea e dottorato, i visti…..insomma le solite magagne burocratiche, e poi si sarebbe trasferito. Aveva ancora un dubbio. I suoi genitori, con cui viveva insieme a sua moglie e figlio, erano alquanto contrari al suo spostamento. Preciso, Sharma-ji ha 40 anni suonati da un po’.

L’altro giorno lo contatto via email, cosi per sapere che fine aveva fatto, aspettandomi un “mail recepient does not exist”! Ed invece la sua risposta mi arriva, Ciao Dear Luca, sono qui, all’undicesima ora ho deciso di restare qui, pressione familiare troppa, e credo rimarro’ per sempre in India.

Whaaaat? Ma come, aveva fatto le carte, speso un sacco di soldi per visti ed autentificazioni, tutto sembrava pronto. No. Pressione familiare…..dei genitori suppongo, non della moglie che secondo me era super felice di andare a vivere senza i suoceri di mezzo!

Allora mi e’ tornato in mente uno dei nostri pranzetti qui in ufficio un paio d’anni fa. Tra un prova il mio tiffin qui, prova questo chutney qua, avevo chiesto: mi spiegate perche’ la gente qui e’ cosi ossessionatamente attaccata ai genitori? Portai 3 esempi:

  • Collega di 27 anni che non sta bene di salute. Torna a casa dai genitori in Andhra Pradesh (sud India). Si rimette in sesto. Torna e gli chiedo come stava, cosa gli aveva dato il medico. Mi spiega un po cosa era successo, poi mi dice: “papa-ji ha letto le medicine, non so bene cosa siano, ma le sto prendendo, tutto bene”. 
  • Altro collega sui 40 appena. Stava per comprare una moto come la mia, quindi mi chiedeva che ne pensassi, se gliela potevo vedere e consigliarlo sull’acquisto. Certo parliamo, vediamo. Dopo un mese: “Vipul hai comprato la moto?”, “ eh, no, sai, mia madre aveva troppa paura.”
  • Collega numero 3! Sui 55/60 credo (insomma uno maturo, diciamo), ex colonello dell’esercito. Col Sharma e’ andato da Manali a Leh con la moto. Un tour sull’Himalaya abbastanza battuto….stupendo (io l’ho fatto in bici). “Allora, Col Sharma come e’ andata?”. “Ahh, stupendo. Strade ripide ed inesistenti, attraversamento fiumiciattoli in moto, paesaggi stupendi…una vera avventura. Sono contentissimo di averlo fatto, peccato non lo possa raccontare a casa ai miei genitori, altrimenti gli viene un colpo. Non mi avrebbero fatto andare se glielo avessi detto”.

I cinici potrebbero pensare che i miei colleghi sono tutti sfigati, cagasotto, che hanno bisogno dei genitori per qualsiasi cosa. No, questi sono professionisti seri. Gente con dottorati. Persone in gamba. Intelligenti, simpatici ed a modo. Rappresentano l’emergente middle class indiana ed anche come la pensa la persona media Indiana sulla famiglia!

Al mio quesito durante il pranzo, nessuno seppe darmi una risposta…perche’ non c’e’ una risposta. C’e’ una tradizione che continua, nonostante i tempi cambino. Tutti si rendono conto che i genitori, benche’ importanti, non dovrebbero condizionare tutte le nostre scelte. Guidarci e consigliarci si, ma non dettare le nostre scelte. Pero’ tutti concordavano che la famiglia in India funziona cosi. Finche’ non sei sposato i genitori sono la tua casa, quella vera, anche se lavori in un’altra parte dell’India. Quando ti sposi (moglie possibilmente segnalata da loro), ti sposti in un’altra casa, ma sempre con i gentiori di lui…..povera moglie. I genitori sono li per aiutarti, consigliarti o spesso dirti cosa fare.

Ovviamente questa e’ una generalizzazione (cosa che ha me non piace fare) pero’ e’ anche una realta’ che riscontro spesso da quando sono qui in India.

La famiglia e’ un entita’ molto piu’ forte di quella vista in qualunque altra parte del mondo dove sono stato. In Italia, la famiglia e’ sentita abbastanza, ma qui non ci vedono proprio. Beh, devo dire meno male, perche’ vivere con i suoceri non deve essere facile. Se per di piu’ i suoceri (o i genitori) non ti fanno comprare la moto, o prendere posto di lavoro (di un certo livello) in un altro paese, allora veramente meno male!!!!

Questa della famiglia qui in India, e’ una cosa che mi spiego in parte con la dipendenza economica che esisteva qui fino a poco tempo fa. Il papi, nell’India middle class, manteneva i figli fino a trovargli un lavoro. La mamma gli cucinava e stirava i vestiti, fino a che la moglie non subentrava nel ruolo. E’ quindi logico che il legame, ma anche il “debito” morale nei confronti dei genitori sia fortissimo. Le cose stanno cambiando un po…ma poco. I giovani ora hanno lavoro a 25/26 anni. Non devono, ed a volte non possono se il lavoro e’ in un’altra citta’, vivere con i genitori. Incontrano le loro anime gemelle (!) spontaneamente. Si comprano quello che vogliono con i loro soldi. Pero’ se mi guardo in giro, i giovani che si comportano cosi non sono poi cosi tanti. Anzi. I genitori sono ancora un faro da seguire e rispettare. Sono ancora il fulcro attorno al quale gira la propria vita.

L’Italia degli anni 60/70 non era simile? Il sentimento per la famiglia in India cambiera’ allora come e’ successo da noi? Quanto si diluira’ questo legame quasi ossessivo qui in India?

Chi vivra’ vedra’……..

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