settembre 2010


Sono da 3 giorni in viaggio di lavoro in Rajasthan, e devo dire che non manca ispirazione per il mio blog! Il lavoro mi porta a fare delle ricognizioni della rete stradale in India, e spesso in posti meno noti, piu’ lontani dall’India hi-tech e sfarzosa, e molto piu’ vicini all’India rurale di Gandhiana memoria.

Ora, quando si lasciano le strade principali nel “first world” si consultano le cartine stradali, si usano complicatissimi aggeggi eletronici tipo Tom-Tom o quant’altro. In “developing world” ,si parla con la gente, una sana e ormai poco usata abitudine. Le cartine stradali in India esistono e google map sul blackberry funziona, pero’ ne l’una ne l’altra sono molto precise specialmente quando nelle campagne. Google map fa un lavoro discreto, ma la rete (71,000 km solo di National Highways, 3.1 Milioni di km se si considera tutto) e’ troppo vasta e cambia continuamente. Le cartine stradali fanno abbastanza schifo. Le strade sono segnate (non tutte), ed a volte esistono, a volte non esistono, a volte esistono ma non vanno dove dice la cartina! Insomma chiedere ai locals e’ molto meglio. Pero’ un po’ come nel calcio in Italia, dove siamo tutti allenatori, qui tutti conoscono le strade ma spesso le direzioni fornite non corrispondono. Il processo per viaggiare nell’India rurale consiste quindi di questi 3 passi: a) guardi la cartina per farti un’idea; b) chiedi al driver che ti sta portando in giro; c) chiedi ad un passante; d) chiedi ad un altro passante; e) chiedi ad un terzo per conferma. Se tutto va bene, ingarri la strada giusta. Altrimenti rincominci dal punto a, b o c.

Ora piccola digresssione. Spesso in India si risponde a domanda con domanda. Non perche’ siano scemi ma perche’ c’e’ una forte volonta’ di partecipare al processo decisivo dell’individuo e di aumentare il proprio bagaglio conoscitivo (ossia farsi i cazzi degli altri!).  Questo attegiamento non e’ esclusivo dell’India. Quando mi sono sposato a Napoli, per vari motivi il mio vestito era stato fatto in India a Udaipur. Il sarto aveva fatto un lavoro eccezionale (per me ed il mio testimone), considerando gli avevamo solo dato misure ed una foto. Bisgonava solo allungare l’orlo dei pantaloni un filino. Matrimonio sabato, il giovedi arriviamo a Napoli (da Londra), chiedo a mia madre aiuto per trovare un sarto. Mia madre mi manda subito da una signora nel vicolo dietro casa nostra. Vado, con testimone (napoletano) e sua moglie (neo zelandese). “Signora, sono x, figlio di y, mi aiuta, devo rifare l’orlo dell’abito del matrimionio. Mi serve oggi che domani mi sposo.” La signora “Certo, o maro’ vuoi vedere che non ti aiuto. Ma chi ti sposi? Ma chi e’ il testimone? Ma chi e’ questa bella signorina qui? Ua’ dalla Nuova Zelanda? Ma come e’ li? Ma dove vivi? Ma cosa fai? Maroooo che bello. Ok torna tra 1 ora e i pantaloni sono pronti”. Finita digressione.

Sono con il mio collega Akash ed il nostro bravo guidatore Rama-ji. Decido di perlustrare un strada secondaria, pensando poi di prendere una stradina ancora un po piu’ secondaria (indi terziaria!) e ricongiungermi con strada principale. C’era una ragione in questa pazzia stradale, ma trascendo i dettagli. Tutto cio’ non me l’ero inventato, ma pareva su cartine varie si potesse fare. Rama-ji era un po perplesso, e cominciava chiedere ma perche di li, ma cosa devi vedere, ma qua e’ piu’ diretta…… Insomma, ricordate la sarta napoletana? Bene convinto Rama-ji, si ferma e chiede. Poi si ferma di nuovo e chiede. Poi si ferma nuovamente e chiede. Ok Rama-ji abbiamo confermato…si pare di qui. Ci avviamo.

Mmmm la strada e’ un po piu’ piccola e scassata di quanto mi aspettassi e della linea bella grossa gialla sulla cartina. Boh, ha chiesto ai canonici 3! Chiediamo a vari altri, la strada sempre piu’ scassata ma non ci avviliamo. Tutti ci mandano verso la fatidica Nechwa. Piano piano i vari villaggi che ci venivano indicati comparivano e scomparivano, ci siamo ci siamo (per intenderci ogni volta ci fermavamo era roba di 5 minuti per spiegare la nostra avventura a tutti). Arriviamo ad una T-junction, andiamo a sinistra (come anche io pensavo corretto a naso), passiamo attraverso il villaggio, poi Rama-ji si blocca alla vista di un cartello. Eh no, questa non e’ giusta. Quindi chiede ad un 50enne di passaggio che appena ha visto la nostra titubanza, subito e’ venuto a fornire suggerimenti…ermmm no indicazioni.

Quindi parlano parlano, spiega, spiega. Io un po’ capisco, anche perche’ sta ripetendo le stesse cose circa 10 volte quindi, se non le becco alla prima ho un’altra chance. Vai di qui, vai di li, passa qua, passa la’, li la stada e caccha (scassata), li e’ buona…..thiik hai? Thiik hai (ossia ok). Poi Akash chiede, giustamente, ma cosi non passiamo da Nechwa? “Nechwa?” risponde il vecchietto. “Ma io ti stavo spiegando come arrivare a Salasar sulla NH-65! Per andare a Nechwa, fai l’inversione e vai sempre dritto. Alla T-junction hai girato dal lato sbagliato.”

Mortacci sua. Rama-ji stava bloccando la strada, ed avevamo un trattore davanti ed un bus dietro che suonavano come pazzi e si stavano incazzando (giustamente). Eravamo da 10 minuti a discutere di strade del distretto di Nagaur e dei cazzi nostri, e bastava solo fare l’inversione!! Noooo. Prima mi stavo per incazzare con tutti. Poi ci ho pensato e mi sono messo a ridere sotto i baffi. Era da scenetta di Monty Python (andate su google se non conoscete).

 Akash e Rama-ji non capivano la mia ilarita’. Ma io ridevo……..

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Lo straniero in India (gora), che sia turista o residente, ha un ruolo ben preciso nella struttura sociale/economica indiana.

Il turista, beh, un po’ come ovunque, e’ una cash cow. Li ci sono soldi, anche se non sempre tanti visto i molti “low budget travellers” soprattutto qui nel subcontinente. Come tali i turisti vanno spremuti, tartassati, continuamente molestati, fregati (sempre con il sorriso in faccia) finche’ non sganciano i loro preziosi (una volta!) dollaroni. Questa prassi non e’ tipica indiana anche se qui magari ha delle sfumature diverse da altri posti. Io credo di aver viaggiato per diletto abbastanza fino ad ora, oserei dire piu’ della media italiana, Di posti dove mi hanno tirato o cercato di tirare la classica sola, ne ho visti qualcuno. Ma fa parte dell’esperienza di viaggio. Quindi poco male.

I residenti stranieri a Delhi invece sono una categoria ben diversa. Generalmente sono sopra la media come reddito, hanno una propensione alla spendita piu’ alta dell’indiano medio, spesso non parlano la lingua locale e talvolta  sono ignari degli usi e “costumi”. Fregatura in arrivo? Si, pero’ dato che uno si vuole tener buono un potenziale cliente facoltoso, ed i suoi amici, la fregaura c’e’ ma di solito addolcita per farla sembrare un affare.

Sto scrivendo questo post dal treno Delhi – Jaipur dove mi sto recando per lavoro, e lo scrivo in parte perche’ la mattina e’ iniziata con la solita appicicata con il tassista ladro! I tassisti sono una delle cateogrie di lavoratori a Delhi che sopporto di meno. Fanno veramente girare i maroni cosi velocemente, ma cosi velocemente……

Una premessa. A Delhi ci sono i radio taxi organizzati (easy cab, nehru cab) che hanno una centrale o call centre. Chiami, prenoti il taxi, ti mandano un SMS di conferma; le macchine sono con AC e generalmente ok, e la cosa piu’ importante funzionano a tassametro. Costano leggermente di piu’  (15 Rs/km)  di altri taxi di cui sotto, pero’ il tassametro non e’ taroccato e paghi quello che ti spetta senza storie (si al massimo chiedono una mancia). L’altro tipo di taxi a disposizione del cittadino, e’ quello normale (neri con tetto giallo), proprieta’ di singoli operatori che di solito si basano su una taxi station disseminate nelle varie zone residenziali e non. Costoro sono i farabutti piu’ farabutti che abbiano mai calpestato il suolo di questa terra! E’ una generalizzazione, ma diciamo che per esperienza diretta 9 su 10 conformano al profilo!

In primis, le macchine generalmente fanno schifo perche’ vecchie e pulite solo dal di fuori. Ma io non sono uno schizzinoso. Non hanno AC. Ma non sono schizzinoso. Il guidatore parla spesso solo Hindi. Ma a me questo fa piacere cosi pratico il mio hindi rudimentale. Hanno un tariffario ed un tassametro. Ma questo lo so solo io. Ossia, io passeggero ma non loro tassisti!

Il tassametro e’ generalmente coperto da uno straccetto non so bene per quale motivo. Il dubbio e’ sempre che sia per occultarlo alla vista del passeggero, ma puo’ essere anche per proteggerlo dalle intemperie….diamogli una chance! Il tassita generalmente ti carica sorridente, dato che sa che da te prende 3 volte quello che si dovrebbe pagare…..ma non da me! Ora non so bene quale siano le ultimissime tariffe perche’ sono state riviste, ed anzi pre commonwealth games, tanti ragazzini ai semafori vendevano il “taxi fare chart” di Delhi per non farsi imbrosare….non ne trovo piu’ nonostante le mie ricerche. Vi dico pero’ che la tariffa fissa dal botteghino ufficiale, dal vecchio terminale dell’aereoporto domestico a casa mia (10 km esatti), fino a 1 mese fa era 120 Rs. Il che mi da 12 Rs/km se assumo che non ci sia una maggiorazione aereoporto (che c’e’ sicuro).

Ora da casa mia alla stazione di New Delhi saranno al massimo 5/6 km, 7 va’ al massimo, indi la tariffa da pagare dovrebbe aggirarsi tra le 60 e le 85 Rs. Abitiamo davanti ad un grande albergo di Delhi, e quindi i taxi una volta chiamati arrivano in 30 sec, devono fare circa 200 metri per essere al nostro cancello. Il tipetto arriva stamane baldanzoso alle 5.15 am, gli faccio notare che voglio il “meter on”. Dice ma certo: gia’ ha 24 Rs marcate. Ok una sorta di costo chiamata mi dico. Vabbe’. Andiamo tranquilli alla stazione, sfoggio (!) il mio hindi da battaglia, arriviamo, si gira’ e fa’ “do sau” ovvero 200 Rs. Ma come, 200 rupie? Fammi vedere il tassametro. Segna 156 Rs….ovviamente e’ taroccato (mi e’ gia successo prima vi assicuro). Uaglio’ ma stai pazziando gli dico in napoletano questa volta! Ma hai sbattuto con le chiocche a terra? No sir 200, 200. Al che gli faccio un conto matematico di quello che avrei dovuto pagare, con il sangue che comincia a bollire, dato che svegliarsi alle 4:30 di mattina non e’ mai una cosa cosi’ piacevole, ancor piu’ se devi fare tarantelle con il tassista. Gli do 100 Rs in mano, esco dal taxi, gli butto altre 2 bestemmie mentre lui fa altrettanto, e me ne vado.

Ora, non sono affato fiero o contento del mio comportamento. Soprattutto quando 100 Rs extra sono 2 Euro (o giu’ di li). Pero’ sapete dopo 3 anni a Delhi mi rode un pochino (!) continuare a fare da cash cow come il turista. Lo so, sono spietato visto che 100 Rs a me non fanno differenza ed al tassista forse, dico forse, si. Il problema e’ di principio. Tu fai il tassista, le tariffe sono stabilite dallo Stato di Delhi. Io sono un passeggero e dovrei pagare la tariffa stabilita. Ora per quale motivo io devo essere fregao da te solo perche’ straniero? Il passeggero indiano, appatta una tariffa prima di partire e si dimentica il tassametro, che rimane ben coperto dallo straccetto. Io, si potrei fare lo stesso, ma a me il taxi serve, e non voglio fare 10 minuti di contrattazione alle 5.15 di mattina, per quello che poi mi spetta come utente di un servizio.

Detto cio’, qualche anno fa, dall’aereoporto di Roma al centro, il tassista si stava facendo tutta la cosa con tariffa extraurbana prima che glielo facessi notare (va cambiata appena passi il GRA). A Napoli, da Piazza Plebiscito al Mueso, il tassista ci stava portando via C.so Vittorio Emanuele…una sorta di percorso paesaggistico/storico, prima di fare immediatamente inversione fattogli notare che noi eravamo di Napoli!!!

Tutto il mondo e’ paese ….. and please non fate solo commenti sulla Terronia….era solo un esempio 😉

 
…ua’ la metro!

Sabato sono andato con i miei due piccoli a provare la nuova linea della metro di Delhi da Central Secretariat a Gurgaon. Vedere i treni arrivare e partire dalla stazione, anche se ancora un cantiere, e’ di grande interesse per i miei figli (!); ancor piu’ le ruspe e scavatrici fuori dalle stazioni a completare gli esterni.

L’estensione della linea gialla, da Central Secretariat a Gurgaon, ha ufficialmente aperto ai passeggeri il 3 Settembre. Come da copione non tutto era pronto all’apertura, o meglio non secondo i canoni di Health and Safety applicabili in paesi sviluppati. La parte rotaie, segnali, treni, etc. era pronta, testata e certificata. Bene. Le stazioni, il giorno dell’apertura, a parte le ghirlande di fiori di buon auspicio fuori, non sembravano per niente pronte…. e tantomeno dopo 2 settimane!

Ora, c’e’ da premettere che io sono un grande sostenitore del mezzo di trasporto pubblico, e che faccio il transport planner come professione, quindi alcune delle difficolta’ e sfide che la realizzazione di una metro pone le posso capire. Essendo in India da 3 anni e rotti, posso anche capire come funzionano qui le cose quando si tratta di realizzare una grande opera che richiede una scrupolosa ed attenta pianificazione (qualcuno di voi gia’ sta ridendo associando India a pianificazione!).

L’estensione della linea gialla e’ un link importante per Delhi. Collega in maniera efficiente, rapida e “verde” Delhi a una delle sue citta’ satelliti in maggior crescita: Gurgaon. Circa 2 milioni di persone vivono a Gurgaon, che e’ anche sede di tante societa’ nel settore dell’informatica, automobilistico, ed altre. La metro di Delhi e’ stata direi un succcesso compelssivamente. La “ridership” ha raggiunto circa 1.5 milioni al giorno; in 7 anni si e’ passati da 7km a 140km di rete; la frequenza del servizio e’ passata dai 5/7 minuti ai 2/5 minuti (dipende dalla linea e settore); i treni sono di concezione moderna, con aria condizionata e puliti; le stazioni sono semplici ma funzionali, il flusso di passegeri gestito bene o quantomeno con criterio; la disciplina dei passegeri si sta sviluppando, certo non si e’ costruita Roma in un giorno…… dato il flusso di passegeri e la loro concezione di spazio personale, nelle ore di punta e’ pienotta! Ma lo stesso si puo’ dire di Londra, New York, Tokyo o Milano. La metro ha aperto la citta’ a molti rendendola piu’ “piccola” e proponendo un’alternativa ai bus super scassati e pericolosi che girano per Delhi. Non credo abbia risolto problema traffico, perche’ lo shift e’ stato piu’ dal bus alla metro, che dalla macchina privata, ma in generale puo’ diventare un ottimo punto di partenza.

Ora pero’, quello che veramente mi fa girare i cabasisi, e’ l’approssimazione e noncuranza nella realizzazione di strutture che dovrebbero dare a Delhi quel tanto agognato carattere di World Class City (che credo non raggiungeranno per altri 50 anni, ahime).

E’ mai possibile che si apra una linea metro dove la stazione e’ ancora un cantiere in corso? Si, la scala mobile per salire funziona, le barriere per i biglietti anche, la segnaletica c’e’, ed il treno arriva e parte. Per il resto, le scale sono coperte di fango (data la pioggia incessante delgi ultimi mesi), le pareti non sono pitturate, cavi elettrici penzolano qui e li, pannelli di vetro sono lasciati in giro. Fuori i marciapiedi sono ….. anzi non sono! Le ruspe stanno ancora finendo di spostare tonnellate di terra per creare i piazzali (piccoli o grandi) di approccio, tipetti con taglia pietre sono li che cercano di finire muretti e scalini incompleti.

                   
      

La Delhi Metro Rail Corporation (DMRC) ha commentato all’apertura dell’estensione, che gli esterni non son di loro competenza ma della municipalita’ in quanto parte dello “Streetscaping” per i Commonwealth Games (andiamo bene!!). Le stazioni per loro sono pronte, agibili e certificate. Il che mostra il livello di co-ordinazione ma anche di senso pubblico. Giustamente il treno funziona, al binario ci puoi arrivare (a messo che non inciampi in un filo elettrico penzolante), ora come uno arrivi alla stazione, se con una gamba azzoppata o un chiodo in un dito, cosa gliene deve fregare alla DMRC?

Fondamentalmente qui a Delhi, l’idea di sicurezza personale, “discomfort”,  o piu’ in generale di opera compiuta, trascende il significato che viene dato in altri paesi. Da un punto di vista lo capisco (ma mai giustifico). Dato che fino a 6 mesi fa’, farsi Gurgaon-Delhi su un bus dell’Haryana Rodways o della Blue Lines significava rischiare di morire per una di molteplici ragioni, allora la metro con i suoi pavimenti scassati e stazioni mezze finite e’ un notevole passo avanti. Il servizio al pubblico qui non e’ veramente per il pubblico, ma piu’ per dar ragione a qualcuno di gonfiarsi il petto.

La metro, ripeto, complessivamente e’ un’infrastruttura di cui Delhi aveva veramente bisogno, e come usuario (anche se solo occasionale per andare a volte in ufficio, etc.) e’ molto funzionale. E’ un vero peccato che quando un’opera del genere viene aperta, invece di massimizzare la buona immagine che dovrebbe generare, ci si accontenti di aprirla all’indiana. Tra 5 mesi la stazione sara’ accogliente ed i marciapiedi aggiustati. Pero’, chi poteva essere tentato di usarla dall’inizio e cambiare il modo in cui si sposta a Delhi, ha perso lo stimolo (della novita’), ha visto le condizioni iniziali, ed e’ tornato felicemente alla sua macchina ancor piu’ convinto che non ci sia niente di meglio al mondo!!

Race Course Station....senza dettagli!

I Commonwealth Games a Delhi (CWG) sono ormai alle porte, un paio di settiamane e si inizia. Nelgi ultimi 30 giorni c’e’ stata una forte campagna mediatica per mettere in mostra tutto cio di negativo che i CWG hanno fatto vedere. In buona parte io condivido le critiche, perche’ come esperesso precedentemente su questo blog, la pianificazione ed esecuzione dei CWG e’ esattamente l’opposto di come preparare un evento sportivo (e non) internazionale. Pero’ io sono per natura contrario a vedere solo la parte negativa di quello che ci succede intorno…..ed una parte positiva c’e sempre, anche se molto remota e relativamente insignificante.

La nuova piscina per i CWG Delhi

La piscina per i CWG e’ stata appena aperta, e devo dire che sia l’esterno che l’interno sono veramente belli. Sulla funzionalita’ non mi posso esprimere, dato che non ho usato la struttura. Ora che il monsone pare aver esaurito la sua furia e ci ha concesso 2/3 giorni asciutti (!), le tartassate strade di Delhi, piano piano stanno tornando a posto. I marciapiedi finalmente non sembrano dei percorsi di alta montagna, l’entrate alle stazioni della metro non sono degli “assault course”, le strade hanno un manto stradale nuovo. La linea della Metro che collega Delhi con Gurgaon e’ stata aperta, tra 3 giorni apre quella per Faridabad e la linea per l’aereoporto. Insomma come da copione, proprio quando i media dipingono un’immagine super negativa dei CWG, le prime infrastrutture diventano reali e, se non alla portata, almeno alla vista di tutti.

E’ normale chiedersi quale sia il prezzo da pagare per questa corsa contro il tempo. A mio avviso, inevitabilmente, la qualita’ e’ la prima ad essere sacrificata. Trovare manodopera qui in India non e’ una missione difficile. Anzi direi e’ la cosa piu’ facile. Trovare manodopera che sappia come lavorare, e capisca il concetto di qualita’ nel lavoro e’ molto difficile invece.

Io sotenevo 6 mesi fa, e lo faccio tuttora, che i CWG si faranno e saranno un successo. Tutto piu’ o meno funzionera’. Le strutture saranno pronte. Gli atleti protetti. Gli spettatori presenti. Il problema vero e’ che tutte le infrastrutture create per i CWG in teoria dovevano restare come “legacy” di questo evento per i cittadini di Delhi. Per me la legacy di questi giochi sara’ ben poca.

L’idea era di creare strutture che potessero finalmente dare ai Delhites che vogliono fare sport ma non hanno necessariamente i mezzi finanziari, una piscina al coperto da utilizzare 12 mesi all’anno, una pista d’atletica dove andarsi ad allenare, una struttura moderna dove giocare a badmington o squash. Il problema di arraffazzare tutto all’ultimo minuto e’ che la qualita’ della costruzione viene sacrificata; in una citta’ come Delhi dove le condizioni climatiche mettono alla prova anche le strutture costruite con la migliore accortezza, cio’ significa che tra 9 mesi io temo la meta’ delle struttre dei CWG saranno pericolose da usare, ed in parte funzionalmente inoperative.

Strutture sportive moderne, richiedono una manutenzione ordinaria costante e teoricamente una straordinaria solo dopo anni di utilizzo. Io temo fortemente, che le strutture dei CWG richiederanno manutenzione straordinaria quasi immediatamente, per rettificare le scorciatoie prese per completarle in tempo. Inoltre, in una citta’ dove c’e’ sostanzialmente poca cultura sportiva vera, una manutenzione ordinaria attenta e’ molto difficile da avere. Chi in carica se ne sbattera’ altamente dello stato della struttura in sua custodia; sara’ appagato di avere un lavoro e speranzoso che il suo/sua boss non sia una persona che ci tiene……a parte in caso di qualche sporadicissima visita del junior minister di turno!

Quindi, in tipico stile Indiano moderno, il matrimonio si fara’, tutti gli invitati saranno contenti, il palco verra lasciato li finche’ non cade per terra, e si rincomincera’ a costruirne un altro e piu’ grande per il prossimo evento.

Chalo.

PS i biglietti per i CWG li sto prendendo ed essendo un amante dello sport in generale, sono sicuro che l’evento sportivo sara’ una bella esperienza.

La settimana scorsa il Corriere della Sera riportava della morte di Peter Lenz, un ragazzino tredicenne, durante una corsa di moto ad Indianapolis preambolo al Moto GP domenicale.  Il giornalista, a mio avviso in modo veramente semplicistico e superficiale, sosteneva che i genitori sono irresponsabili a fomentare certe passioni per sport pericolosi nei loro pargoli, e che cio’ ha portato all perdita di un ragazzino.

Come espresso in molti commenti all’articolo, io non sono del tutto d’accordo con quanto sostiene il giornalista. E’ vero che molti campioni, in svariati sport, sono nati sotto la spinta forte (e pressione) dei genitori. E’ anche vero che talvolta sono proprio i genitori a riversare sui propri figli la “frustrazione” sportiva dei successi mancati, spingendoli a limiti estremi. Tutto cio’ pero’ non significa che i genitori siano irresponsabili.

Molti commentatori dell’articolo facevano osservare come (ahime) tanti ragazzini di 13/14 anni muoiono sui loro scooter ogni anno in Italia. Peter almeno si cimentava in uno sport, si, pericoloso, ma con tanto di abbigliamento protettivo, in una pista fatta per correre, seguendo delle regole ben precise. La tragicita’ dell’evento non deve far perdere di vista il contesto generale.

Ultimamente piu’ di un teenager e’ uscito alla ribalta delle cronache per imprese temerarie. Jordan Romero (americano di 13 anni) e Arjun Vajpai (di Noida, periferia di Delhi, 16 anni) hanno scalato l’Everest a Maggio. I media hanno coperto molto l’impresa del biondo californiano, e non si sono cagati di striscio l’impresa del pur giovane Arjun ;-( che e’ salito lo stesso giorno in vetta! Michael Perham a 17 anni ha fatto il giro del mondo in solitaria in barca a vela, e Laura Dekker di 14 ci sta provando (per una seconda  volta dopo essere stata fermata una prima dal tribunale dei minori di Amsterdam). Ci sono molti altri esempi di giovani che tentano cose un po ai limiti……ma limiti di chi poi? Il senso comune ci dice quale e’ una soglia di rischio da non oltrepassare, ma il rischio e’ intrisecamente soggettivo. Per alcuni tuffarsi da uno scoglio di 5 metri e’ pura pazzia, per altri e’ adrenalina pura. Per alcuni scendere a 70 kmh su una bici da corsa e’ folle, per altri e’ una cosa normale. In parte la nostra soglia di rischio si sposta in base all’esperienza fatta. La prima volta che ti tuffi ti caghi sotto..almeno un po, poi la seconda vai tranquillo.

Perche’ non incoraggiare ed assecondare la passione di un figlio/a, anche se cio’ comporta rischi? Perche’ non lasciare spazio al proprio pargolo di decidere se passare ore davanti ad una tele o in una palestra? Io ritengo che la questione non sia una di irresponsabilita’ dei genitori, ma piuttosto di cultura sportiva e di educazione in generale. Se i genitori spiegano ai figli i pericoli che alcuni sport presentano, penso che sia l’indole del ragazzino stesso a determinare dove vanno e quanto si spingono.

 Io porto mio figlio di 4 anni a scuola in moto….a Delhi. Sono pazzo?No. Non mi interessa l’incolumita’ di mio figlio? Certo che mi interessa. Gli metto il casco; gli spiego i pericoli della strada bagnata; gli spiego come osservare il traffico intorno a noi; gli spiego l’importanza di sapere dosare l’accelleratore. Sono conscio che la strada che facciamo non e’ molto trafficata, e siamo a 2 km dalla scuola. Ha 4 anni, pero’ capisce bene cosa succede accanto a lui. Sono uno scriteriato? Forse. O forse sono uno che non vuole che suo figlio cresca in una campana di vetro iperprotettiva. Preferisco spiegargli i rischi di andare in moto, e se poi mi dice che non se la sente….non ce problema, troviamo un altra forma di trasporto piu’ sicura.

Il fatto che il povero Peter gareggiasse su una moto che faceva 160 kph, non credo debba far scandalizzare.  Sono sicuro che i genitori abbiano esposto Peter a tante gare da spettatore, piccole prove, uscite in pista, per avvicinare Peter alle moto ed a quella che si era trasformata in una sua passione….ahime’ fatale.

Uno dei ruoli dei genitori, a mio avviso, e’ anche quello di accendere delle passioni, di stuzzicare la fantasia, di invogliare i propri figli a fare una passo appena aldila’ della loro “comfort zone”. Questo fa parte della crescita e dello sviluppo di un bambino. Ci sono sempre rischi in agguato, ma non e’ chiudendosi in una camera ovattata che si prevenga l’imprevedibile. L’imprevedibile e’ imprevedibile (massima alla Catalano!), ma solo la nostra esperienza, maturata sin da tenera eta’, ci fa reagire e sopravvivere alle situazioni piu’ imprevedibili!