novembre 2010


Nella Metro di Delhi da un paio di mesi hanno riservato un compartimento del treno, quello piu’ vicino al guidatore, alle donne. Come il mio amico Arteteca mi ha appena fatto notare (vedi video di “la Repubblica” ) la questione e’ spinosa ed a volte degenera! Il video se non l’avete visto ha per titolo: “entrano nel vagone per donne: picchiati”. E’ un video che qualcuno ha fatto dal cellulare presumo, che mostra come, senza mezzi termini, delle donne nella metro di Delhi mandino via a buffi e calci degli uomini infiltratisi nel loro compartimento.

Il video ha del comico, con delle signorotte che pigliano a schiaffi in faccia dei ragazzi e uomini di mezza eta’ che si erano intrufolati nel loro spazio, mandandoli fuori dal treno, ed addirittura costringendoli a fare dei piegamenti sulle gambe come punizione!!! Incredible India, qualcuno direbbe. Allo stesso tempo, faccio notare come la polizia aiuti le signore contribuendo con la loro dose di schiaffie spinte a passeggeri….questo e’ policing Indian shtyle!

Parentesi: devo dire che in Italia la polizia non e’ da meno, se quanto ho sentito per radio e’ vero, e studenti in protesta a Milano la settimana scorsa sono stati attaccati e menati in malo modo da poliziotti alla fermata Loreto della metro. Prima li hanno fatti entrare nella stazione, e poi hanno cominciato a maganellarli per bene, o almeno quei pochi che non sono riusciti a scappare. Bravi i nostri poliziotti, un alto esempio di come mantenere ordine. Insomma ogni mondo e’ paese! Chiusa parentesi.

Ma torniamo all’India. L’idea della carrozza donne (per dovere di cronaca e’ solo meta’ di una dei quattro vagoni del treno) e’ stata una trovata per cercare di presentare la metro come un mezzo di trasporto piu’ “female-friendly”. In effetti la mia impressione da utente sporadico, e’ che la metro abbia notevolmente migliorato la mobilita’ delle donne a Delhi. I treni sono infatti generalmente sicuri, ci sono telecamere ovunque e molte guardie in giro, probabilmente inefficaci ma di presenza. Ci sara’ di sicuro il mariuolo di turno in giro, ma la mia impressione e’ che preferiscano ancora i bus dove salgono per 8/10 rupie anziche’ la metro che gli costa 10/30! La metro ha ora una rete piu’ capillare, ha buona frequenza, e’ pulita e’ generalmente funziona bene.

Ora perche’ fare un compartimento per solo donne? Beh, perche’ in India non c’e’ rispetto altrui, e vige la legge del piu’ forte. Generalmente le donne sono (o meglio sono considerate) meno forti e perdono. Non mi date del misogino o maschilista, sto generalizzando 😉 Quindi la carrozza donne le protegge dall’homo horriblis ed anzi le infonde di un potere che prima non avevano legittimando il loro spazio sul treno. Come conseguenza logica, se l’homo horribilis entra nel loro spazio, le donne sono “empowered” a prenderlo a mazzate e cacciarlo fuori.

La cosa, messa cosi, ha quasi senso. Pero’ io direi che, benche’ un processo molto piu’ lungo ed arduo, anziche separare il gentil sesso, forse cercare di inculcare un minimo di buon senso e rispetto per il prossimo negli utenti della metro in generale, possa dare risultati piu’ apprezzabili da tutti. In effetti, uomini o donne, non fa piacere a nessuno essere schiacciato contro l’ascella del bruto di turno. Menche’ mai essere spinto e strattonato quando si tratta di uscire (o entrare) nel treno da una folla improvvisamente “di corsa” e spinta da un’urgente necessita’ di muoversi come se stesse per finire il mondo.

Io non ho nulla contro il compartimento donna, pero’ la verita’ e’ che la metro a Delhi e’ stato un successo incredibile. In un paio d’anni l’uso e’ gia sul milione e mezzo al giorno e destinato a crescere ancora. La frequenza nelle ore di punta e’ gia sui 2 minuti, ed hanno ordini per nuovi treni per allungarli da 4 a 5 carrozze. Ma al momento i treni sono belli pienotti nelle ore di punta. Riservare una carrozza solo a donne, quando magari nella restante parte del treno la gente e’ schiacciata come sardine, non sembra a me una buona gestione della capacita’ del treno. Indi il tentativo dell’homo horribilis di infiltrarsi nel comparto rosa!

D’altro canto, la mia collega Harpreet, quando le chiedevo del compartimento rosa, mi ha detto: non mi piace e non ci vado. Ma perche’ e tutto per voi donne? Appunto, e’ come il mercato del pesce; tutte sedute (su sedili o a terra) a inciuciare e shignazzare……nah, molto meglio stare nel vagone misto!!!

Educare la gente sul bene comune e’, a mio modesto avviso, molto meglio che separarla per riuscire a farla convivere. La divisione treno rosa treno blu, per me e’ una gran cagata. La divisione cittadini educati e buzzurri…quella si, ma come si fa’ a dividerli?!

Foto presa da alovelyworld.com

Rajpath, in una mattina senza nebbia d'inverno

Stamane sono uscito per la mia corsetta mattutina alle 630…ma non e’ di questo che vi voglio parlare. Uno dei soliti giri nella Delhi di Lutyens, mi porta su Rajpath. Uno stradone che collega il palazzo presidenziale ad India Gate. Ampio, ben curato, con grandi spazi verdi ai lati.

Mentre corro (ascoltandomi un grande documentario della BBC sulla macchina incredibile che e’ il cervello!) vedo un non vedente che passeggia su Rajpath. La cosa mi ha colpito, in primis perche’ persone con disabilita’ non se ne vedono molte in giro a Delhi eccetto a semafori e templi vari per fare elemosina; in secundis perche’ era solo, e si aiutava semplicemente con il bastone per non vedenti.

La cosa non avrebbe quasi destato la mia attenzione a Londra (dove vivevo prima di qui), in quanto c’e’ una grande attenzione ad eliminare barriere architettoniche ed ostacoli a qualsiasi tipo di disabilita’. Qui a Delhi pero’ mi ha colpito, dal momento che siamo ancora ad anni luce dal capire, accettare ed aiutare persone con disabilita’. Per non parlare degli ostacoli alla mobilita’!!

La prima cosa che mi e’ venuta in mente e’ stata: cribbio come fa ad attraversare il semaforo qui a Delhi?! In effetti era gia’ a meta’ di Rajpath nella direzione opposta alla mia, quindi in qualche modo doveva esser riuscito ad attraverasare almeno 2 incroci indenne. La risposta l’ho avuta dopo 10 minuti quando l’ho ripreso sulla via del ritorno. Siamo arrivati quasi insieme al semaforo, io ho guardato a destra e sinistra, lui giustamente non potendo, si e’ menato in mezzo alla strada. A quel punto io ero gia dall’altro lato, e l’ho visto che lui imperterrito andava…..mizzica se passa un bus ora se lo carica. Ho gridato un “Sir, madad karo” (che credo ai 2 poliziotti seduti al lato della strada per aiutarlo…..il piu’ giovane si e’ avviato con solerzia indiana! Ed il tipo ha attraversato indenne un altro semaforo.

L’episodio mi ha fatto riflettere. I disabili (o come in termini molto PC si riferiscono in UK “less able bodied”) hanno la vita dura ovunque e hanno la mia ammirazione piu’ profonda e sincera quando cercano di vivere una vita normale. Qui a Delhi ancor piu’. Il tipo di stamane, deve avere talmente tanta voglia di vivere che non si fa piu’ di tante remore a sfidare il traffico di Delhi con l’aiuto del suo bastone, di qualche guidatore o passante di buon cuore……e di tanta dose di culo puro…..perche’ non mi spiego altrimenti come sia ancora vivo. Lo so, la questione e’ piu’ complicata di come l’abbia dipinta. La voglia di vivere di un individuo poco fortunato (per natura presumo) ed il valore della vita umana (bassissimo qui in India), creano situazioni veramente incredibili e che mi colpiscono profondamente.

Devo dire che circa 2 km piu’ avanti, ad una rotonda, una macchina quasi tira giu un gruppetto di 5 lavoratori di ritorno dal Presidential Palace, che allegramente camminavano nel mezzo, proprio nel mezzo, della strada……e questi ci vedevano!!!

Qualche settimana fa sul Coriere della Sera on-line mi aveva colpito la headline dell’ articolo “Crema per abbronzatura «genetica» “.
Non mi aveva incuriosito l’articolo per la scoperta “scientifica” per se, ma piuttosto perche’ lo stesso giorno avevo ritirato il pettorale di gara per la Delhi Half Marathon, e nel pacco gara, come ogni anno, ci sono una serie di prodotti di bellezza della Nivea incluso (e soprattutto) prodotti per sbiancare la pelle. Il paradosso che mi si e’ presentato e’ evidente, e come mai, il detto “l’erba del vicino e’ sempre piu’ verde”, mi e’ sembrato appropriato.
In effetti l’articolo del Corriere, in tipco stile sensazionalistico e fuorviante dei giornali di oggi, titolava crema per abbroanzatura genetica, ma in effetti lo studio che riportava non c’azzecca niente con la smania di tintarella nel Bel Paese. Interferendo con l’attività di un gene si può influenzare la produzione di melanina, secondo lo studio di un gruppo di ricerca guidato dal professor David Fisher del Massachusetts General Hospital; l’obiettivo primario dell’indurre la produzione di melanina nell’uomo è la prevenzione del cancro della pelle spesso associato all’esposizione ai raggi ultravioletti. La produzione di melanina e’ in realtà un meccanismo di difesa del nostro corpo per difendersi dai danni provocati dalle radiazioni solari. Attivando dunque una maggior produzione di melanina la pelle risulterebbe più protetta ed anche più abbronzata.
Il pacco gara della Delhi Half Marathon e’ tanto misterioso quanto il titolo dell’articolo sensazionalistico! Ogni anno, nel bel bustone in carta riciclabile, si trovano qualche prodotto Ranbaxy (societa’ farmaceutica indiana) da gel anti-infiammatorio a sciroppo rivitalizzante, ed una quantita’ di prodotti Nivea da moisturising creams a burro cacao alle fatidiche creme sbiancanti. Ora perche’ mai in un pacco gara ci finiscano tanti prodotti di “bellezza” non l’ho mai capito…beh non sono cosi naive e capisco che Nivea fornisce i prodotti agli organizzatori gratis. Non ho visto pubblicita’ della Nivea lungo il percorso, quindi credo i loro contributo finisca li. Quello che pero’ colpisce e’ lo sbiancante. Ebbene si, qui in India la gente con i soldi (ed a mi o avviso poco cervello, ma questa e’ una generalizzazione), vuole una pelle piu’ chiara e simile ai gora di etnia caucasica. Fa figo, si ricerca, si spendono chissa’ quanti soldi in creme e trattamenti di bellezza per cambiare la pigmentazione (che tra l’altro sono stati offerti anche a me!!!) che la natura ci ha dato.
La colorazione della pelle e’ chiaramente una questione culturale e sociale che varia da paese a paese, e che e’ cambiata nel tempo. Nell’Inghilterra Vittoriana, la donna dalla pelle candida, bianchissima da cadavere, era considerata il top. Nell’Italia di soubrette, Grandi Fratelli, e “form over substance” l’abbronzatura invece fa figo. In India, azzardo, i ricchi vogliono differenziarsi dalla massa e assomigliare ai piu’ facoltosi amici d’oltre oceano, sbiancandosi la pelle.
Il colore della pelle, un po come i capelli, gli occhi, le unghia, i peli, o qualsiasi altro tratto fisico che possiamo in qualche modo influenzare, risponde a canoni estetici che vanno e vengono. Un po’ come la moda, fatta di tendenze e pilotata in parte dai colossi di FMCG (fast moving consumer goods), ed un po da trend setters che hanno spirito di innovazione e creativita’ tale da influenzare gli altri del gruppo.
Pero’ oltre ad un fattore estetico, ritengo ci sia anche una sorta di insicurezza di base nella propria persona. In alcuni contesti sociali puo’ anche essere dettata dai pregiudizi di base, vedi caso Balotelli nella nazionale Italiana di calcio, ma altre volte e’ dettata semplicemente dal principio che se uno appare bello conta di piu’, se uno assomiglia ai famosi piace di piu’.
L’apparenza ha decisamente preso il sopravvento sulla sostanza. In Italia, dove la modificazione genetica studiata per prevenire il cancro, viene bandita come rimedio tintarella. In India, dove le creme per la pulizia del viso sbiancanti, vengono vendute come mezzo di elevazione sociale.

Il traffico a Delhi e’ un casino. Questo e’ un assioma. Il fatto non dovrebbe suscitare sorpresa e stupore in chi ha vissuto qui nel subcontinent, ne in chi ha solo letto dell’India. Probabilmente centinaia di migliaia di picchiettii su tastiere di vari computer hanno gia descritto e commentato il fenomeno. Dopo 3 anni ed un po qui a Delhi, e circa 30,000 km sulla mia moto a far avanti e indietro dal lavoro, mi sento in dovere verso questa citta’ di scriverne anche io qualcosa!

Le ragioni per la caoticita’ del traffico a Delhi sono molteplici e di svariata natura. Guidando una moto in generale si osserva molto di piu’ cio’ che succede per strada che se in macchina, ed io di km in moto ne ho fatti un pochino qui in citta’. Quindi dopo varie ore di riflesione in moto (!) ho concluso che fondamentalmente il problema del traffico a Delhi e’ riconducibile a 3 cause: la molteplicita’ ed il volume di veicoli sulle strade, la totale mancanza di senso civico (inteso come rispetto della cosa pubblica), la mancanza di fiducia nel prossimo.

Molteplicita’ e volume di traffico. Le strade di Delhi sono quasi tutte le ore del giorno a capacita’. Tecnicamente cio’ significa che ci sono piu’ veicoli che quello teoricamente considerato un limite di capacita’ della strada stessa. Inoltre qui il mix di veicoli e’ molto variegato. Si va dal cammello o elefante alla Rolls Royce (non molte in verita’, na ne ho viste!), dal cycle rickshaw al bus, dall’auto rickshaw al camion, dalle moto alle macchine, dai pedoni alle bici. Spesso i mezzi sopra citati trasportano cio’ per cui sono abilitati o meno. Il cycle rickshaw con 10 pali da 8 metri o tubi e’ usuale ricorrenza. Il bus con le persone mezzi pendolanti fuori, anche. I camion con over load, spesso visti. Tanti mezzi sulla strada creano traffico. Tanti mezzi che viaggiano a velocita’ molto diverse (da 5 a 50 km/hr) creano ancora piu’ macello, perche’ ci sono continui intoppi. Un tipetto che spinge il suo rickshaw carico di magari un centinaio di chili di carico, su una sovraelevata blocca una parte della strada e quindi il suo flusso. Badate bene faccio riferimento intenzionale ad una parte della strada e non ad una corsia.

Mancanza di senso civico. Le strade vengono spesso citate in libri di economica come bene pubblico. Non intendendo la proprieta’, ma il fatto che sono un bene con accesso aperto a tutti e che facilitano il raggiungimento di fini sociali ed economici piu’ alti. Il cio’ sottende pero’ anche che le strade vengano usate come bene pubblico, il che qui a Delhi e’ un concetto totalmente sconosciuto. Insomma se io devo chiedere delle informazioni mentre alla guida, mi accosto cercando di non intralciare il traffico, chiedo veloce e riparto. Qui ci si ferma dove uno si trova. Nel mezzo della strada non e’ assolutamente un problema. Se c’e’ un semaforo, io mi metto in fila, Qui invece tutti cercano di arrivare quanto piu’ vicino possibile alla pole position! Il risultato spesso e’ che al verde, un lato dell’incorcio e totalmente in un senso, l’altro nel senso opposto. Quindi spesso il semaforo ridiviene rosso e solo pochi furbi sono riusciti a infilarsi e farsi spazio tra il flusso in senso opposto. Se mi si buca una gomma, il “common sense” direbbe, accostati al lato magari in uno spazio adiacente la strada e cambia la gomma. Qui invece se ti si buca nella corsia di sorpasso, ti fermi nella corsia di sorpasso e cambi la gomma. Se hai mancato la tua uscita da una ring road a 4 corsie mandi 2 bestemmie e vai alla prossima uscita e fai inversione. Qui invece fai una emergency stop e retromarcia per infilarti nella corsia giusta. Ti devi immettere in una strada principale, bene in Inghilterra ti insegnano lo stop, look and go. Qui e’ l’opposto, go, look, e se il veicolo che sopraggiunge e piu’ grande di te, stop…altrimenti fotttitene e vai (soprattutto se e’ un pedone, bici o moto). Tutte queste manovre ovviamente sono fatte nella completa incuranza di chi sopraggiunge, chi usa la stessa strada, chi ti sta maledicendo da dietro perche ti sa per inchiappettare!

Mancanza di fiducia. Nessuno sa o puo’ prevedere la mossa dell’altro guidatore. Nessuno segue le corsie. Il bus generalmente viaggia 1.5 metri dal bordo stradale, spesso in mezzo a 2 corsie, perche’ non sa se qualche pedone se ne sta tranquillamente in mezzo alla strada invece che sul marciapiede. Il pedone, sta in mezzo alla strada perche’ non sa se sul marciapiede (quando c’e’) stia per arrivare uno in moto a 40 all’ora. Le macchine amano viaggiare nella corsia di sorpasso anche se la strada e’ vuota. Ma non stanno nella corsia, no! ci potrebbe essere sempre la mucca di turno nascosta tra le piante negli spartitraffico, o qualche pedone che cerca di attraversare alla kamikaze. Le moto, non sorpassano mai i bus a mezzo metro, si danno sempre 2 metri di spazio occupando mezza strada. Non sanno infatti se il bus andra’ dritto o per motivi inspiegabili decidera’ di virare a destra o manca. Nessuno si fida del guidatore vicino, quindi tutti strombazzano il clacson per svariati motivi, incluso quello di ricordare che ci sono anche io sulla strada.

Come potete ben immaginare la combinazione di questi tre elementi, rende il traffico a Delhi caotico, stressante e  pericoloso. Cambiera’ mai? Bah, certo potrebbe, ma richiede un cultural shift molto profondo del quale non vedo grandi segni. Durante i Commonwealth Games, dato che il traffico era meno, le strade piu’ strette date le corsie preferenziali instaurate, ed il fatto che molti bus erano stati messi fuori servizio, mi era sembrato di constatare un pelino di disciplina stradale….ma proprio un pelino, che e’ scomparso appena i Games sono finiti, e tutto e’ tornato al solito casino.

Iniziative per sensibilizzare la gente al codice stradale ce ne sono, ma purtroppo la sensibilizzazione non ha grande effetto fatta cosi. Forse tra 2 o 3 generazioni, quando alcuni dei problemi economici e sociali di base saranno stati risolti (o affrontati), allora la gente si rendera’ conto che non si puo’ vivere, o meglio guidare, cosi!