dicembre 2010


Cari lettori, questa ve la devo raccontare a caldo, scrivendo sul mio striminzito cellulare, quindi scusate se esce con errori!

Per andare e tornare dall’ufficio percorro il dnd flyway, un ponte a pagamento sul fiume yamuna. È una strada ad alto scorrimento di circa 8 km tra ponte e approcci, a 8 corsie (4 per carreggiata), senza corsia d’emergenza. Si va tranquilli a 80 all’ora.

Oggi esco presto per andare ai christmas carols, na roba inglese che piace a moglie e figli!

Appena dopo il ponte c’è un casino! Maro’ e cosa sarà mai. O un controllo della polizia o un incidente. Era un incidente sulla carreggiata opposta, e certo le ruote in aria di almeno una macchina non facevano presagire bene!

Ora, gli incidenti autostradali, istigano sempre una morbosa curiosità. Quante volte ci siete trovati intruppati nel traffico perché la gente rallenta per guardare.

Bene, lo stesso qui, solo meglio. La scena è una diciamo, tipo teatro all’aperto. Praticamente c’erano 20 macchine ferme a guardare l’accaduto. Ma il bello era una maruti parcheggiata a spina di pesce, nella corsia di sorpasso! Presumo il guidatore stesse cercando di massimizzare lo spazio parcheggio per dare la possibilità a più guidatori di partecipare allo spettacolo 😉

Io di situazioni, diciamo, interessanti ne ho viste parecchie qui in india, ma questa oserei dire le batte quasi tutte!

Incredible India!

Si sente molto parlare delle precarie condizioni di vita di milioni di persone in India. Fiumi di inchiostro sono stati usati per descrivere le poco salubri sistemazioini di milioni di abitanti delle metropoli indiane. Trilioni di bytes sono in giro su internet per descrivere la vitaccia dei lavoratori saltuari in India, quelli che si spostano nelle citta’ per cercare di guadagnare qualcosa da rimettere al villaggio natio.

Dato che anche io spesso mi sono trovato a parlare della questione con amici, conoscenti e compagni di uscite in bici (!), venerdi scorso ho raccolto l’invito del mio amico Marco per andare a fare qualcosa di utile e concreto per questa fetta della popolazione indiana, anziche’ parlare solo: ho aiutato a costruire un “night shelter” per i senzatetto di Delhi.

Marco e la moglie Rakhi hanno fondato una “social enterprise” che si propone di fornire soluzioni abitative sostenibili (e finanziabili) a persone meno privilegiate ed assistite. L’idea della societa’ (che per precisazione e’ for profit) e’ quella di influenzare e disseminare “best practices” per la realizzazione di alloggi di piccola (o piccolissima) taglia, in modo da migliorare le condizioni abitative di milioni di persone in India e nel mondo.

Uno dei progetti che gestiscono, sponsorizzato dalla Indo – Global Social Service Society, e’ la progettazione e realizzazione di 2 rifugi modulari per i senzatetto di Delhi. In base alle interviste con gli utenti e gli sponsor, ai vincoli e le problematiche sollevate da questi, agli spazi a disposizione, micro Home Soultions ha progettato delle strutture in bamboo, coperte da delle sorte di tendoni ancorati alla struttura che permettano di proteggere dal freddo gli utenti durante l’inverno di Delhi.

Shelter sullo Yamuna

Lo Shelter che abbiamo completato venerdi scorso e’ lungo lo Yamuna affianco al crematorio! Devo dire del crematorio avevo letto, ma non c’ero mai stato. Quindi, lavorare allo shelter, mi ha anche dato la possibilita’ di farmi un’idea di cosa avvenga nel crematorio di una metropoli come Delhi. E’ impressionante il numero di cremazioni che si tengono in un giorno. Un megafono gracchiante, un po come ad una stazione ferroviaria, annuncia…. boh, forse chi sta bruciando dove! Defunti arrivano dalla trafficatissima ring road di Delhi su delle lettighe portate a spalla in mezzo alla strada; il defunto e’ avvolto in un lenzuolo bianco (anche se il colore, leggo, dipende dal sesso e stato familiare), ed i “portantini”, presumo suoi familiari, sono tutti vestiti di bianco; un parente, di nuovo presumo dato che osservavo il tutto appollaiato a 4 metri d’altezza sulla struttura dello shelter (!), gira intorno alla pira funerea spargendo dell’acqua; e poi tutto va in fiamme, ed a me sembrava che il fuoco continuasse anche dopo che gli invitati andavano via…..ma proabilmente si spostavano solo da un’altra parte del crematorio. Sto divagando!

Lo shelter e’ una struttra lunga appena sotto i 20 metri, larga 6 ed alta 4. Accomoda una 50ina di persone in letti a castello triplo (non ci sono materassi ma tavole di compensato). A terra c’e’ un tappeto, e Marco mi dice che spesso lo shelter ospita fino a 90 persone su letti e per terra. E’ aperto solo di notte, e la mattina viene svuotato degli abitanti, a meno che non abbiano qualche malattia. Il disegno dello shelter prevede una sorta di doppia parete/tetto per isolare meglio dal freddo. I teloni sono come delle pesanti tende che si assicurano alla struttura (e tra di loro) con cimette piu’ o meno resistenti.

Gli utenti sono poveracci che sono veramente al gradino piu’ basso di una ipotetica scala economico sociale. E’ gente che viene dai villaggi dell’India, ma che non e’ riuscita a trovare ne arte ne parte nelle citta’, e soprattutto a generare abbastanza reddito da mandare indietro al villaggio. Sono quindi, mi diceva Marco, quasi afflitti da un senso di vergogna e non possono tornare indietro. Lavorano un giorno su 3 o 4, in lavori fisici che generalmente constano nello spingere carretti….aiutano il cycle rickshaw wallah a consegnare magari 200 kg di tondini di ferro! Guadagnano ovviamente quasi niente, passano tutto il tempo a giocare a carte (alcuni sono stati li a giocare per tutte le 8 ore di mia permanenza), si impasticcano di miscugli di medicinali e altre schiffezze. Una volta alla settimana viene un tipo con un carretto con su un televisore, un generatore ed una parabola ed e’ la sera del cinema. Il mio cicerone mi assicura di aver visto piu’ di 100 persone assiepate attorno allo schermo nella tarda serata d’estate.

Con la solita dose di inventiva e flessibilita’ necessaria in India per costruire qualsiasi cosa, ed un disegno concepito bene, lo shelter e’ venuto su, ed alla fine della giornata sembrava se non accogliente quanto meno funzionale. Il tipo che lo gestisce (che sembrava veramente sincero) ci ha assicurato che il giorno dopo, finito i lavori avrebbe fatto pulire il tappeto e sistemato meglio i letti dentro. Controlleremo.

Ora qui faccimo l'orlo alla tendina....!

Marco aveva venduto la cosa cosi: If any of you is free tomorrow, please come with heavy clothes to give us a hand! The boys will work hard and the girls will serve lemon soda – as in the western movies. Sky will be blue, green will be green and there will be birds and the murmur of the stream (the yamuna!!) singing for us.

II cielo era blu ed i prati erano verde (sbiadito), il fiume c’era (anche se si sentiva di piu’ lo strombazzare delle macchine sulla ring road), alla fine lo shelter l’abbiamo completato e speriamo che chi ci dorma stia leggermente piu’ caldo della settimana precedente!

Il team ...incluso quelli che nella foto guardano ma che vi assicuro hanno aiutato parecchio

Sono esattamente 15 anni che vivo fuori dall’Italia, e sono 15 anni che non vedo regolarmente le trasmissioni televisive Italiane. Per una ragione od un’altra, per mia fortuna o sfortuna, nei paesi dove ho vissuto i canali italiani non venivano trasmessi, e qui in India la nostra connessione internet (a causa del nostro set up) e’ un po ballerina per cui vedersi i programmi via internet non e’ sempre possibile

Un’amico ieri mi ha pero’ detto che su YouTube si trovano spezzoni del programma di Santoro AnnoZero e per curiosita’ me lo sono andato a  cercare. Non entro nel merito della bonta’ o meno del programma. So bene che Santoro e’ da alcuni inviso come un fazioso egocentrico, e da altri elogiato come un tenace inquisitore. Rivedere pero’ spezzoni della puntata del 16 Dicembre, prettamente riguardante la protesta studentesca di questi giorni, e’ stato sociologicamente interessante.

Ripeto ho visto spezzoni, non necessariamente nella giusta sequenza temporale, e presumo tagliati dall’utente di YouTube che li ha messi in rete. E’ quindi possibile che la mia impressione sia distorta…..ma non credo troppo lontana dalla realta’.

Mia moglie (Inglese), che stava seduta sul divano al mio fianco leggendosi il giornale, ad un certo punto mi fa, tra lo stupito ed il perplesso,  “ma cosa stai guardando, si sente solo urlare, e’ peggio di un political talk show Indiano!”. E se ne va’ a letto a leggere il giornale, mentre io smanetto per vedermi altri spezzoni di AnnoZero.

C’erano tre politici di schieramenti opposti (La Russa, Di Pietro e Casini), un giornalista (Travaglio), ed una signora ed un altro che non ho ben capito chi fossero ma sembravano uno pro governo uno contro. In platea c’erano tanti studenti mi sembrava di capire principalmente dell’univerista’ La Sapienza a Roma. Il tema era la protesta studentesca per i tagli alle univerista’, ed in particolare i risvolti violenti che la stessa aveva preso i giorni precedenti, con studenti che sfasciavano il centro di Roma e poliziotti che sfasciavano gli studenti prendendo a botte piu’ o meno chiunque capitasse a mano. Parentesi, da parte mia condanno tutte e due le parti, perche’ non sono un amante dei metodi violenti a prescindere  dai moventi e giustificazioni. Chiusa parentesi.

Il programma, o almeno quel che ho visto, era una sorta di shout out. Sicuramente c’era convinzione nelle proprie posizioni, dato che per farle valere bisognava girdare piu’ dell’oratore precedente. La situazione spesso degenerava, con uno che chiamava fascista l’altro, con chi apostrofava un ospite come analfabeta, o chi insultava e zittiva come vigliacco uno studente. Insomma un’immagine veramente pietosa che certo non riflette una democrazia matura, quale suppongo l’Italia si vanti di essere. E’ possibile che gli ospiti fossero particolarmente facinorosi e che non siano rappresentativi della cittadinanza italiana. E’ possibile pero’ anche, che in Italia (come altre parti del mondo), per far valere una posizione bisogna gridare, si debba parlare per 20 minuti zittendo gli altri, si ritenga necessario insultare e gesticolare in maniera plateale. In parte questa e’ per me dimostrazione di quanto gli Italiani siano passionali, a parte che poco civili.

Devo dire capita anche a me di incacchiarmi ed alzare la voce, quindi non mi ergo a santo. Assolutamente. La puntata di AnnoZero mi ha fatto riflettere sui miei atteggiamenti quanto su quelli dei politici italiani. Benche’ la liberta’ di espressione sia sancita dalla Costituzione italiana, mi sembra che per applicarla si abbisogni di un training particolare in gridatore. Suppongo ci sia qualche Master o scuola serale che prepari alla professione 😉

Il programma era sicuramente avvincente, non sempre per i motivi probabilmente sperati (io pensavo una scazzottata fosse a portata di mano), anche se i contenuti erano spesso sbiaditi e confusi dai toni insultori ed intimidatori con cui venivano espressi.

La cosa che mi ha rammaricato, e’ che alla fine, quello che ricordavo piu’ del programma erano le grida, gli insulti ed improperi, ma non tanto i concetti espressi. A me semra che questo tipo di dibattito, e soprattutto il modo in cui si tiene, non sia volto a spiegare posizioni diverse, ma piu’ che altro a  polarizzare le posizioni gia’ acquisite prima dell’inizio del programma stesso, oltre che ha mostrare quanto disprezzo ed acrimoniosita’ ci sia tra gli italiani (politici e non).

Il moderatore, a mio giudizio, poco poteva fare nello stemperare i toni; anzi non so come abbia fatto a non fare andar via un La Russa battagliero ed indignato a tal punto dal voler lasciare lo studio…..poi pero’ si e’ riseduto ed ha rincominciato a sbraitare e lanciar insulti!!

Sono appena tornato da un week end fantastico. Unico rammarico e’ che mia moglie e i 2 figli non siano venuti, ma molto probabilmente loro non la pensano cosi…. il proprio letto e’ molto piu’ comodo di una tenda a 2700 m 😉

Meta per questa domenica era raggiungere la somma del Nag Tibba appena sopra i 3000 metri. Qui queste vengono definite colline (!) pre Himalayane. Ebbene si, a 3000 m qui, in vicinanza dei bestioni da 7000 +, non sei degno di essere chiamato montagna ma una semplice “hill”. Per darvi un’idea pero’, il Corno Grande nel Gran Sasso, vetta piu’ alta degli Appennini, e’ 2912 m; il bellissimo Gruppo Sella nelle Dolomiti e’ a 3151 m.

Approccio a Nag Tibba – dietro il bosco

Il gruppetto di spensierati camminatori, eravamo io ed il mio caro amico Mohit, i suoi due figli Abu (10 anni) e Iqi (8 anni), e la nostra guida Titu. Questo non era un trek/hike come spesso da queste parti con porters e muli. No. Qui negli zaini avevamo le nostre belle tende, i sacchi a  pelo, il fornellino, il cibo (incluso la polenta del mitico Giovanni), etc.; insomma eravamo auto sufficienti.

sacco grande, persona grande, sacco piccolo…..

Partenza a mezzanotte da Delhi con un overnight train per Derhadun (un 350 km a nord di Delhi). Arrivo alle 7 (meno male che il treno ha ritardato sulla tabella di marcia che prevedeva l’arrivo alle 5.40….auch!). 4 ore e mezza di macchina su e giu’ per costoni fino a raggiungere il nostro punto di partenza Pantwari a quota 1700 m.

Pantwari (1716m) - Partenza

Si Sale, Si sale

Le “colline” Himalayane, sono senza compromessi e senza tregua. Qui, o si sale o si scende; pianori, falsi piani o mezzi piani non ce ne sono. Primo giorno siamo saliti 1000 m, fino a quota 2700 in 3 ore, comprendo una distanza di circa 8 km. Si sale, si sale, si sale in un bellissimo bosco di querce da 20/30 metri di altezza. Le querce (moru a media quota, kharsu in alta quota) sono una pianta nativa di queste colline, e formano boschi bellissimi, pieni di sottobosco e molto apprezzati dalla fauna locale e dai pastori per i loro greggi. Titu ci ha fatto vedere un bella cagata di orso bruno mentre salivamo…..ma d’inverno scendono a valle per cercare cibo, nulla di cui preoccuparsi ci riassicura! Parentesi, gli abeti che si vedono in molte hill stations qui in India (Shimla, Dharamshala, etc.) mi dicono non sono nativi di qui ma piantati dagli Inglesi, e poi si sono riprodotti durante gli anni. In effetti le abetaie non sono considerate pregiate, in quanto non fanno crescere sottobosco e quindi allontanando la fauna locale, ed in piu’ gli aghi pini sono fonte di grossi incendi forestali d’estate (che qui e’ molto piu’ calda dei luoghi dove l’abete e’ natio).

A quota 2700, c’e’ un piccolo casolare della forestale, usato da alcuni come posto per dormire e da molti come base prima dell’ultimo strappo per arrivare in cima a Nag Tibba. Immancabile qui in India e’ il solito tempietto ad alta quota. Questa collina (tibba in lingua locale) prende infatti il nome (pare) da Nag Devta e i pastori (ed abitanti dei sottostanti villaggi) fanno dei pellegrinaggi sulla vetta per chiedere protezione del bestiame.

Il nostro campo (2700)

le nostre tendine

Le nostre 3 tendine fanno la loro bella figura li in alto. L’aria e’ bella fresca (!)ed appena il sole tramonta siamo a 2C. La notte siamo appena sotto lo zero. Il fuoco e’ l’unico modo per star caldi, a parte Maggie noodles, la polenta con il parmigiano ed un sorsetto di Laphoraig per noi grandi! Il cielo e’ pulito, super pulito. Non c’e una luce, neanche una diffusa. Il ridge che ci circonda oscura qualsiasi villaggio in zona. Il buio e’ buio vero. Il cielo e’ costellato da milioni di puntini bianchi……fantastico.

La mattina, saliamo altri 300m e siano a quota 3056m, secondo l’altimetro del mio orologio, ed il panorama e’ stupendo. Tutto il range Himalayano e’ li davanti a noi: Nanda Devi (7817), Dunagiri (7066), Chaukhamba (7138), Bandarpunch (6320), e piu’ in lontananza le montagne dell’Himachal Pradesh. Che spettacolo mozza fiato. Le nuvole si infilano tra le valli delle “colline” e sembra di essere sospesi in aria. Stupendo e non siamo mica sul tetto del mondo, solo a 400 km da Delhi e dei miseri 3000m di altitudine!

In cima – 3056 m

Bandarpunch (6320)

Nanda Devi (a sinistra) sovrasta le nuvole
Ritorno al nostro campo, coalzione a base di …..beh, come immaginabile, Maggie noodles, polenta riscaldata (parmigiano era finito!), qualche biscotto, rifornitura d’acqua alla sorgente del tempio (speriamo l’acqua sacra, e la mia steripen facciano effetto, perche’ la pozza non sembra proprio salubre!), e si incomincia la discesa dall’altro versante del Nag Tibba.
Dewasari (1660)

Dopo 22 km e 1000 m di discesa, arriviamo a Dewasari (appena sotto i 1660m) dove la nostra macchina ci aspettava per riportarci indietro. Sosta cena (e doccia!) a casa di Kuty, un amico di Mohit super ospitevole, e treno alle 23:25 da Dehradun per Delhi. Arrivo alle 5:20, ed alle 8:30 in ufficio, un po spaesato, a scrivervi di questa fantastica eseprienza…..il lavoro per una volta puo’ aspettare!!!!

L’omm’ e fierr’ (ironman) non e’ un gioco di carte, ne come la nonna di mia moglie credeva una di quelle robe dove si alzano macchine, piegano tubi d’acciaio, etc. etc. E’ bensi’ un triathlon di lunga distanza che prevede nuotare 3.8 km, seguiti da 180 km di bici e completare il tutto con una maratona di 42km. Il tutto in un tempo limite di 17 ore.

Mi e’ stata mandato ieri questo video su Youtube che, diciamo, mi ha fatto riflettere! Guardatevelo e capirete.

In effetti c’e’ una sorta di razionale irrazionalita’ (!) nel decidere di partecipare a questo tipo di gare. Si paga circa 500 Euro per registrarsi, devi allenarti come un dannato 5 o 6 giorni alla settimana per 6 mesi (o giu di li), compri una montagna di gadget per allenarti meglio ed andare piu’ forte in gara (speri!), spendi un altro botto di soldi per volare al luogo della gara, altrettanto per dormire e mangiare: …but then I’ll be an Ironman (come dice il simpatico tipino del video youtube!!).

Ora, dovete sapere, che anche il sottoscritto e’ vittima della razionale irrazionalita’ che spinge a partecipare ad un triathlon del genere. Anzi sono recidivo avendone gia’ fatti 2 ed in procinto (se non mi scasso prima!) di tentare di concluderne un terzo il prossimo Aprile in Sud Africa. Qualcuno potrebbe gia’ a questo punto che piu’ che recidivo sono un pirla! Ok, non nego che il dubbio sulla mia saluta mentale possa sorgere. Pero’ come ho detto la mia scelta e’ razionale, benche’ non possa apparire tale ai piu’!

In primis, e’ una sfida personale. In qualsiasi sport individuale penso che dopo aver fatto un certo numero di gare, uno si possa porre come obiettivo o quello di andare piu’ forte o piu’ lungo! Per alcuni l’obiettivo di fare sport e’ quello di vincere, di salire sul gradino piu’ alto del podio; per altri come me, e’ quello di cimentarsi in qualcosa di piu’ difficile di quanto fatto prima. Si, a me interessa il tempo che faccio ma non necessariamente relativo agli altri ma piu’ a me stesso ed all’obiettivo che mi prefiggevo per quella gara.

In secundis, e’ esilarante. Lo so il concetto di fare esercizio per 11-12 ore di filata non e’ forse l’idea che tutti hanno di esilarante! Ma lo e’ se fai sport regolarmente. L’endorfine che produciamo durante l’attivita’ sportiva fungono come una sorta di droga, della quale uno sente la necessita’ ed il richiamo. Porsi un obiettivo sportivo focalizza l’allenamento, e poi la gara diventa l’apice di questo percorso sportivo. Nelle gare organizzate bene, che siano piccole o grandi, l’atmosfera e’ elettrizzante, l’essere circondati da altri che condividono le tue passioni rincuorante, la presenza di spettatori (anche 2 persone) incoraggiante. La gara e’ il momento culminante di lunghe fasi di allenamento, ed a qualsiasi livello, qualsiasi obiettivo ci si prefigga, e’ un momento di sforzo intenso e se tutto va bene di felicita’ immensa (premesso che uno sia in grado di vdere il bicchiere mezzo pieno sempre!).

In terzis, e’ una cosa sociale. Ebbene si, che ci crediate o meno, si trova sempre qualche altro squilibrato che decide di farti compagnia nel progetto. Un po li cerchi, un po li convinci. Quest’anno siamo in 5 da Delhi che ci siamo imbarcati in questa avventura. Io l’ho buttata li, loro hanno raccolto l’invito (piu’ o meno celermente!). Mia moglie voleva andare a trovare amici in Sud Africa, a fare una vacanza con la famiglia, io ho semplicemente aggiunto un bagaglio (la mia bici) ed ho fissato una citta da visitare (Port Elisabeth)! La parte sociale, e’ che una volta aderito al progetto, incomincia il lungo allenamento, gli infortuni, gli scazzamenti, i consigli ed i suggerimenti, le risate e gli sfottimenti, le incertezze e gli incoraggiamenti. Preparare un ironman distance triathlon, e’ decisamente un processo aggregante.

Siamo esattamente a 4 mesi dalla gara, c’e’ sempre un po di apprensione e tante incertezze. Ma il progetto e’ in corso ed il 10 Aprile a Port Elisabeth, si spera di concluderlo con successo.

Now is late, I have to go to sleep, but I will be an Ironman!!!!!