Si sente molto parlare delle precarie condizioni di vita di milioni di persone in India. Fiumi di inchiostro sono stati usati per descrivere le poco salubri sistemazioini di milioni di abitanti delle metropoli indiane. Trilioni di bytes sono in giro su internet per descrivere la vitaccia dei lavoratori saltuari in India, quelli che si spostano nelle citta’ per cercare di guadagnare qualcosa da rimettere al villaggio natio.

Dato che anche io spesso mi sono trovato a parlare della questione con amici, conoscenti e compagni di uscite in bici (!), venerdi scorso ho raccolto l’invito del mio amico Marco per andare a fare qualcosa di utile e concreto per questa fetta della popolazione indiana, anziche’ parlare solo: ho aiutato a costruire un “night shelter” per i senzatetto di Delhi.

Marco e la moglie Rakhi hanno fondato una “social enterprise” che si propone di fornire soluzioni abitative sostenibili (e finanziabili) a persone meno privilegiate ed assistite. L’idea della societa’ (che per precisazione e’ for profit) e’ quella di influenzare e disseminare “best practices” per la realizzazione di alloggi di piccola (o piccolissima) taglia, in modo da migliorare le condizioni abitative di milioni di persone in India e nel mondo.

Uno dei progetti che gestiscono, sponsorizzato dalla Indo – Global Social Service Society, e’ la progettazione e realizzazione di 2 rifugi modulari per i senzatetto di Delhi. In base alle interviste con gli utenti e gli sponsor, ai vincoli e le problematiche sollevate da questi, agli spazi a disposizione, micro Home Soultions ha progettato delle strutture in bamboo, coperte da delle sorte di tendoni ancorati alla struttura che permettano di proteggere dal freddo gli utenti durante l’inverno di Delhi.

Shelter sullo Yamuna

Lo Shelter che abbiamo completato venerdi scorso e’ lungo lo Yamuna affianco al crematorio! Devo dire del crematorio avevo letto, ma non c’ero mai stato. Quindi, lavorare allo shelter, mi ha anche dato la possibilita’ di farmi un’idea di cosa avvenga nel crematorio di una metropoli come Delhi. E’ impressionante il numero di cremazioni che si tengono in un giorno. Un megafono gracchiante, un po come ad una stazione ferroviaria, annuncia…. boh, forse chi sta bruciando dove! Defunti arrivano dalla trafficatissima ring road di Delhi su delle lettighe portate a spalla in mezzo alla strada; il defunto e’ avvolto in un lenzuolo bianco (anche se il colore, leggo, dipende dal sesso e stato familiare), ed i “portantini”, presumo suoi familiari, sono tutti vestiti di bianco; un parente, di nuovo presumo dato che osservavo il tutto appollaiato a 4 metri d’altezza sulla struttura dello shelter (!), gira intorno alla pira funerea spargendo dell’acqua; e poi tutto va in fiamme, ed a me sembrava che il fuoco continuasse anche dopo che gli invitati andavano via…..ma proabilmente si spostavano solo da un’altra parte del crematorio. Sto divagando!

Lo shelter e’ una struttra lunga appena sotto i 20 metri, larga 6 ed alta 4. Accomoda una 50ina di persone in letti a castello triplo (non ci sono materassi ma tavole di compensato). A terra c’e’ un tappeto, e Marco mi dice che spesso lo shelter ospita fino a 90 persone su letti e per terra. E’ aperto solo di notte, e la mattina viene svuotato degli abitanti, a meno che non abbiano qualche malattia. Il disegno dello shelter prevede una sorta di doppia parete/tetto per isolare meglio dal freddo. I teloni sono come delle pesanti tende che si assicurano alla struttura (e tra di loro) con cimette piu’ o meno resistenti.

Gli utenti sono poveracci che sono veramente al gradino piu’ basso di una ipotetica scala economico sociale. E’ gente che viene dai villaggi dell’India, ma che non e’ riuscita a trovare ne arte ne parte nelle citta’, e soprattutto a generare abbastanza reddito da mandare indietro al villaggio. Sono quindi, mi diceva Marco, quasi afflitti da un senso di vergogna e non possono tornare indietro. Lavorano un giorno su 3 o 4, in lavori fisici che generalmente constano nello spingere carretti….aiutano il cycle rickshaw wallah a consegnare magari 200 kg di tondini di ferro! Guadagnano ovviamente quasi niente, passano tutto il tempo a giocare a carte (alcuni sono stati li a giocare per tutte le 8 ore di mia permanenza), si impasticcano di miscugli di medicinali e altre schiffezze. Una volta alla settimana viene un tipo con un carretto con su un televisore, un generatore ed una parabola ed e’ la sera del cinema. Il mio cicerone mi assicura di aver visto piu’ di 100 persone assiepate attorno allo schermo nella tarda serata d’estate.

Con la solita dose di inventiva e flessibilita’ necessaria in India per costruire qualsiasi cosa, ed un disegno concepito bene, lo shelter e’ venuto su, ed alla fine della giornata sembrava se non accogliente quanto meno funzionale. Il tipo che lo gestisce (che sembrava veramente sincero) ci ha assicurato che il giorno dopo, finito i lavori avrebbe fatto pulire il tappeto e sistemato meglio i letti dentro. Controlleremo.

Ora qui faccimo l'orlo alla tendina....!

Marco aveva venduto la cosa cosi: If any of you is free tomorrow, please come with heavy clothes to give us a hand! The boys will work hard and the girls will serve lemon soda – as in the western movies. Sky will be blue, green will be green and there will be birds and the murmur of the stream (the yamuna!!) singing for us.

II cielo era blu ed i prati erano verde (sbiadito), il fiume c’era (anche se si sentiva di piu’ lo strombazzare delle macchine sulla ring road), alla fine lo shelter l’abbiamo completato e speriamo che chi ci dorma stia leggermente piu’ caldo della settimana precedente!

Il team ...incluso quelli che nella foto guardano ma che vi assicuro hanno aiutato parecchio

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