maggio 2011


Sono ormai 4 anni che siamo in India, ed alcune dotazioni standard delle macchine odierne ci sono sfuggite! Una di queste e’ il navigatore satellitare (nav-sat). Non l’abbiamo mai avuto nelle nostre macchine, e benche’ a volte ci siamo persi, solitamente leggendo le mappe e chiedendo alla gente, ce la siamo sempre cavata senza grossi disagi. In India la macchina non l’abbiamo usata un granche’ per viaggi lunghi, e poi le cartine stradali fanno cagare…quindi sempre meglio chiedere ai locals (anzi meglio chiedere a piu’ di uno!).  Insomma con il nav-sat non siamo esperti ne nell’uso ne nell’approccio. E si perche’ il nav-sat non richiede solo una conoscenza dello strumento (ossia che bottone premere), ma una predisposizione mentale a farsi guidare da qualcun’altro, sopprimendo il proprio ego che ti spinge ad ignorare il 70% di quello che gli altri ti dicono!

Ad ogni modo, il mese scorso siamo stati in vacanza in Sud Africa. Vacanza stupenda, ma questo e’ un altro discorso. Su consiglio di un’amica che vive li da un paio di anni, abbiamo affittato un nav-sat. L’amica ci aveva consigliato di prenderlo per questioni di sicurezza : “……non ti vuoi mica fermare a chiedere direzioni al primo sconosciuto”. Boh, che ne so io di quanto siano temibili gli sconosciuti Sud Africani, certo qualche storia di furti violenti se ne sente, quindi per “peace of mind” ( e non sentirmi dare del taccagno dalla mugliera) affitto il sat-nav. Il tipo all’aereoporto, gentilissimo sistema in 2 minuti tutta la pratica, mi testa il nav-sat e me lo da. Il mio sguardo forse tradiva un po di inesperienza, che cercavo di nascondere dietro un velo d’orgoglio personale, ma il tipo mi assicura “…. e’ facilissimo da usare, metti l’indirizzo ed il resto vien da se”.  

Dai, siamo 2 lauerati con Master e cacchi vari in macchina, con quasi 30 anni in 2 di esperienza lavorativa di buon livello, un po di dimestichezza con roba elettronica ce l’abbiamo….cribbio capiremo come funziona. Ok non e’ difficile. Dopo un paio di tentativi, pigia qui pigia li, prova sto settaggio qui prova quell’altro li. Piu’ o meno lo configuriamo come ci garba e partiamo con la prima tappa del viaggio. Da premettere che c’eravamo fatti dare le cartine stradali, che va bene il nav-sat, ma a me la cartina piace ancora molto di piu’. Avevamo scelto, per sfizio piu’ che altro, la pallosa ma cordiale voce di Chiara in Italiano. I miei figli erano super contenti di avere un quadratino di plastica con una frecciona bella grande ed una vocina che diceva “ a 300 metri, spostarsi sulla destra”.  Ovviamente loro ripetevano come pappagalli, e poi facevano “papi hai capito cosa ha detto Chiara?”. Ok con gli anni mi sto rincoglionendo, pero’ ancora comandi basilari tipo andate a destra o sinistra li capisco 😉 In effetti ci devi prendere un po la mano, perche’ spostarsi sulla destra, significa andare dritto praticamente (siamo in un paese con guida a sinistra), quindi puoi tranquillamente riamanere in corsia. Quando arrivi a scambi complicati, di cui Cape Town ne ha vari, devi stare un po in campana, perche’ e’ facile imboccare l’uscita sbagliata.

Insomma sulla parte tecnica, piu’ o meno avevamo preso la mano dopo qualche ora alla guida; sulla parte approccio proprio no!

A me piace sapere dove sono e dove sto andando! Prima di entrare in macchina uno sguardo alla cartina lo davo lo stesso, sat-nav o meno, perche’ almeno se vedi un cartello puoi cercare di capire dove sei, e se ti vuoi fermare da qualche parte, o fare delle diversioni, un’idea, benche’ imprecisa, ce l’hai. Il sat-nav richiede pero’ una destinazione precisa, ed una guida disinteressata. Non fraintendetemi, il nav-sat, in un paese con buona ricezione satellitare (come il Sud Africa), sa esattamente dove sei, ed e’ aggiornato su sensi di marcia, etc. quindi generalmente ti manda sulla strada giusta. Pero’ a me di guidare all’oscuro, ed aspettare che Chiara mi dicesse dove girare, non ce la facevo proprio. E’ vero sono un testa dura. Lo ammetto. Sono pero’ anche uno che va spesso in bici e moto, osservo molto la strada, quindi un’idea del percorso prima di iniziare a guidare ce l’ho gia’ in mente. Il nav-sat era piu’ per confermare quello che facevo, piuttosto che il contrarrio! Mia moglie mia ricordato piu’ di una volta che “….guarda, sto coso ce l’abbiamo, usiamolo. Se fai di testa tua cosa minchia (in inglese esce diverso!) l’abbiamo a fare?!?!”. Ok ha ragione ma e’ questione di abitudine e di predisposizione mentale…… non ce la faccio proprio. Utile la prima volta in citta’, questo lo ammetto. La seconda, gia’ uno ha capito le scorciatoie (!), dove c’e’ il semaforo piu’ lungo, dove c’e’ la strada con vista migliore, quella senza “speed bumps”, etc.

Alla fine il gioco con il nav-sat era diventato:

Io: “bimbi vediamo se Chiara e’ svelta. Ora papa’ gira qui e …..dai dai dai ricalcola ricalcola….”.

“Papi, Chiara dice di tornare indietro”.

“Ragazzi lasciate perdere. Chiara non capisce una m…..”

 😉

PS sono quasi sicuro che in America tra pochi mesi avremo macchina con nav-sat……chi vincera’?!

La nostra avventura oltre oceano non e’ ancora cominciata, ma gia’ mi si propone un prolifico filone tematico per il mio blog: la burocrazia americana. Essendo di vedute generalmente ampie, non voglio generalizzare prima ancora di essere sbarcato, inoltre la casistica e’ troppo piccola al momento per trarne conclusioni statisticamente rilevanti! Pero’, se il buon giorno si vede dal mattino, andiam bene…. o male! Ad agosto la mia famigliola si spostera’ in US per lavoro di mia moglie. Tutti contenti, bella opportunita’, cultura ed usi diversi dall’India, nuovi posti da scoprire, nuove amicizie da forgiare. Great. Decidiamo di fare i visti qui a Delhi anziche’ aspettare di essere a Londra, dato che nel nostro caso e’ piu’ semplice cosi. Benissimo. L’iter da seguire ci viene spiegato in 4 linee di email. Sembra molto logico, lineare, pratico ed efficiente. Bisogna fare domanda on-line, poi presentrare i passaporti all’ambasciata americana di competenza, ed a meno di intoppi, il visto viene rilasciato in un paio di giorni. Mia moglie decide di fare il primo passo. Ancor meglio, cosi sara’ piu’ avanti di me in questa ripida “learning curve” rappresentata da un modulo online! Una sera mia moglie smanetta, per un bel po di tempo sul laptop, ed alla fine dichiara stanca ma soddisfatta “ok, ho iniziato il mio modulo, riempito tutto, servono foto da allegare on-line, poi colleghiamo i vostri moduli al mio ed e’ fatta”. Beh, tutto ok fin qua. Mi avverte, ma senza dare troppo peso alla cosa, che il modulo e’ lunghetto e con tante domande. La cosa non mi sorprende piu’ di tanto, avendo viaggiato in America svariate volte per lavoro e diletto. “Per le foto digitali, ci penso io, mandami lo scan delle foto formato passaporto che abbiamo gia’, ed il link dove dettagliano il formato da usare”. Il giorno successivo, ad ora pranzo in ufficio, mi dico, dai in 10 minuti faccio ste foto, cosi siamo pronti. Mmmm, 10 minuti? Non credo. Leggo le istruzioni sul formato:

 

Ok le foto che abbiamo sono rettangolari, qua servono quadrate. Faccio un paio di tentativi….niente da fare usciamo tutti con dei capoccioni esagerati. Chiamo la mugliera a lavoro…..”bisogna andare a farsi rifare le foto, incluso i bimbi”. Un po una menata, ma il fotografo e’ a 2 minuti da casa nostra, attaccato all’ambasciata americana quindi sa benissimo il formato richiesto, costa 100 Rupie a testa (2 euro)….quindi non vale neanche la pena perdere tempo con la mia macchina fotografica, etc. Torno a casa, e abbiamo tutte le foto in formato digitale e perfette per visto US.

Torniamo a casa da una reception/talk molto interessante, di ottimo umore, alle 9 di sera e propongo a mia moglie di finire i moduli per i visti, cosi un’altra cosa depennata dalla nostra lunga lista pre partenza. Apriamo la sua application on line, inseriamo la foto, ed al secondo tentativo la riconosce. Yippie. 1 done 3 to go. Appplication submitted. Create Family Aplication? Si, dai perfetto, cosi sono tutte insieme. Iniziamo a mettere i miei dati personali, e mentre io vado a cercare una mia vecchissima patente californiana (la mia prima!) nello studio, sento un grido di disappunto.

Io: “cosa e’ successo?”

Moglie: “la sessione e’ timed-out e la tua application non si trova. Non avevo fatto a tempo a prendere il numero seriale….what the f@#K!” (la moglie e’ inglese, e non impreca sovente, pero’ ogni tanto scappa).

Ok, cerchiamo di riaprire la sua application e trovare il famigerato link alla family appilcation. Niente. Smanetta di qui e di li, la sua application e’ stata inghiottita dalla macchina visti americana, e non si trova niente. Vabbuo’ iniziamone una da capo. Priya mi avverte che e’ lunghetta la cosa ed erano gia’ le 9.30, ma io la ignoro, in parte perche’ sono un coglione, in parte perche’ volevo levarmi sta rottura di cabasisi di mezzo. Quindi inizio l’application. Immediatamente prendiamo il numero seriale per evitare stesso problema di prima….vedi come ci muoviamo veloce sulla learning curve data la nostra educazione universitaria?! Ora la mugliera, inserisce il numero seriale sul suo blackberry. “Priya, ma perche’ non usiamo carta e penna”, la mia domanda,  “lascia stare, cosi ho tutti i numeri qui in un posto e non li perdo” la sua risposta. Tenete questo dettaglio presente.

Pronti, via. Iniziamo pagina 1, ed a meta’ di pagina 2: session has tiemd out. Porca v….. Ok tranquilli. Prendiamo il numero seriale, riapriamo l’application e si riaparte. Quando la sessione fa il time out , i dati sulla pagina vengono persi, e si torna alla pagina precedente che e’ stata salvata. Non si puo’ salvare una pagina in corso, perche’ quando clicchi il bottone per salvare, il sistema riconosce che non tutti i campi sono riempiti, quindi prima riempi tutto poi salvi. Il sistema a me pare una cagata, ma e’ cosi, quindi si continua. Tenete presente che la sessione fa il suo riposino (time out) dopo 20 minuti….e non 20 minuti di inattivita’, ma 20 minuti. Tenete anche presente che ogni pagina dell’application ha una quantita’ enorme di informazioni da inserire. Che so io, ti chiedono precedenti datori di lavoro (con tanto di indirizzo); le ultime 5 visite in US con tanto di date di arrivo e partenza, scopo, etc; le scuole frequentate dopo le elementari, con tanto di indirizzo, etc. Ora io ho quasi 40 anni (proprio quasi…tra 4 mesi!), e quindi vi rendete conto che alcune informazioni vanno alquanto indietro nel tempo, e vattelo a ricordare l’inidirizzo del liceo 20 anni fa! Per le visite altrettanto, prima di venire in India, in America ci andavo per lavoro e per diletto. Mo’ vatti a ricordare giorno mese ed anno di quelle visite. Insomma la sessione e’ timed out piu’ di una volta, e spesso quando eravamo quasi alla fine della pagina, quindi tutto quanto inserito viene perso, e si inizia di nuovo dalla pagina precedente. All’inizio il time out veniva preso da me e moglie come un gioco tipo Count Down! Ha ha ha, Sig. Benedini il tempo e’ scaduto, peccato. Rincominciamo? E via un’altra sessione. Ovviamente dopo un’ora e mezza, non ridevamo piu’ ma io tiravo 3 bestemmie consecutive al laptop, mia moglie alzava le sopracciglia e sbuffava, prima di riprendere l’esercizio stoicamente.

Vi chiederete ma perche’ dovevamo soffrire in 2? In parte perche’ io non sapevo che domande venivano fatte mentre Priya si e mi diceva dove metter non applicable imemdiatamente; in parte perceh’ alcune concernevano lo sponsor del visto che e’ il datore di lavoro di mia moglie. Quindi lei mi passava le risposte!!!

Dopo varie imprecazioni, alle 11.15, in 2 ore e 15 minuti finalmente abbiamo finito la mia application. Eureka. Ora ci si proponeva di nuovo il famigerato bottone family application. La tentazione di andare a letto era forte, ma anche quella di chiudere la saga. Quindi convinco la mugliera che per i bambini e’ facile, dato che molti campi non sono richiesti (hanno al massimo 5 anni di vita da raccontare!), e molti dati sono gia inseriti nel modulo perche’ copiati automaticamente dal mio. Ok. Convinta. Iniziamo. Sachin primo. Prendiamo serial number (Priya tappetta sul Blackberry). Tutto fantastico, vedi come e’ semplice ora: indirizzo di residenza….brooom e’ gia li, indirizzo sponsor… brooom e’ gia li. Dai, vai, alla grande…..oh no cazzo, la sessione e’ timed out. Vaffa’.

“Priya mi dai il numero dell’application”.

“si un attimo”

“Priya mi dai sto cazzo di numero”

“si un attimo, e che non trovo….”

“come non trovo?! Cerca!”

“si sto cercando, ma … oh no temo non si sia salvato sul BB…..noooo”

“nooooooo, cazzo, porca #@%, vaffan…..ma ti ho detto di usare carta e penna, che sfaccim’….. non mi stai mai a sentire”

“ma come cazzo faccio a sapere che non si salva …. non te la prendere con me se il website fa cagare……”

Ok il resto lo potete immaginare. 5 minuti di improperi vicendevoli, di vaffa qui e vaffa li. Poi ci calmiamo e rappacifichiamo, e ce ne andiamo a letto sereni ed uniti dall’odio per l’online application system per visti americani.

 

PS: mattina  successiva Priya mi manda email in ufficio: “almost threw laptop out of the window, but in the end completed sodding application for kids” ….what the f@#k!!!!!!

Stiamo per lasciare Delhi, ma l’India non finisce di stupire per i suoi paradossi e peculiarita’.

Stamane sono andato alle 7 dal mio amico Marco per andare a correre. Tutto bene. Corriamo nel parco vicino da lui, bello ombreggiato e tranquillo. Torniamo a casa sua per doccia pre ufficio, e ci si presenta una scenetta tipica qui a Delhi. L’indomabile spazzino ed il suo cumulo di sabbia/polvere.

Mi spiego meglio. A Delhi di questi tempi fa un caldo bestiale. Ogni giorno ci sono 40C +, per strada e’ un forno. Sulla moto mi devo levare la fede nunziale o si scalda e mi fa male al dito! Il caldo secco asfissiante porta tantissima sabbia e polvere. La senti sulla faccia, la vedi sulle camicie.

La New Delhi Municipal Corporation (NDMC) da lavoro a presumo migliaia di spazini, che devo dire almeno nella nostra zona, dalle 7 di mattina, ogni giorno 7 su 7, iniziano a spazzare la strada da foglie, polvere e quant’altro. E’ molto probabile che la raccolgano e poi buttino il tutto dietro l’angolo in un cumulo, per cui non ripuliscano in effetti la citta’, ma piuttosto re distribuiscano la sporcizia sul territorio 😉 Ad ogni modo ci sono, e le strade sono abbastanza pulite.

Nel quaritere del mio amico Marco stessa storia. Il buon spazzino era li alle 7 di mattina ha ramazzare la strada. Quando siamo tornati alle 8 era proprio davanti casa di Marco.

L’indomabile spazzino indiano, non si ferma davanti a niente, a parte la pausa chai, rigorosa in piu’ momenti della giornata. Lo spazzino di Marco, che chiamo per semplicita’ spazzino-ji (!), non era da meno. Stava spazzando la strada sollevando un polverone enorme noncurante del fatto che noi stessimo per essere investiti dalla nube come se nell’epicentro di uno scoppio nucleare. Il nostro grido di “bhaia, bhaia intezar karo” (ossia uaglio’ aspetta un momento che ci fai respirare mezzo deserto del Rajasthan!) non sortivano alcun effetto. Ancor meno lo sguardo leggermente perplesso del ragazzo/driver che stava pulendo la macchina del suo boss proprio li a 3 metri da lui. Ok lo schemino qui sotto dovrebbe aiutare a capire che cacchio sto dicendo!

Niente, spazzino-ji continuava la sua marcia inarrestabile. Il driver continuava a pulire la macchina inarrestabile. Noi ce ne siamo scappati dentro casa, lasciando ognuno al suo destino!

Dopo la doccia, sono uscito per prendere la mia moto, ovviamente coperta da un sottile ma uniforme strato di polvere, la macchina era li e sembrava pulita, spazzino-ji era passato dall’altro lato della strada investendo altri ignari passanti con la sua ramazzata energica ed efficace.

La redistribuzione della polvere e’ una sorta di sistema Keynesiano per creare occupazione a lungo termine a Delhi.

E’ un po di tempo che non scrivo sul mio blog. Non certo perche’ non sia successo niente, ma piuttosto il contrario! Non ho avuto tempo e sono stato fuori Delhi molto per lavoro e diletto 😉

La settimana scorsa mia moglie mi fa notare che le polizze assicurative della nostra macchina e della mia moto erano ambedue scadute o in via di scadenza.  La qualcosa non e’ tecnicamente un gran problema, solo una rottura in piu’ dato che tra 6 settimane lasciamo Delhi e quindi delle polizze assicurative non ce ne facciamo un bel niente.

Ad ogni modo, chiamo il tipo dell’assicurazione, Mr Sharma, e gli spiego che ci serve un rinnovo solo per 2 mesi cosi siamo cooperti fino a che vendiamo i veicoli. Ovviamente, non c’e’ problema tutto si puo’ fare, solo che dato la polizza della moto era gia’ scaduta, bisogna riportare il veicolo all’agenzia cosi fanno foto e prendono numero telaio.

Mizzica che rottura. Mr Sharma ma la moto e’ la stessa. La polizza e’scaduta perche’ ci avete mandato il reminder 5 giorni prima della scadenza ed eravamo in vacanza. Spiacente e gentile mi spiega che dobbiamo fare una polizza nuova. Se non posso andare, magari posso mandare 2 foto della moto e prendere impronta del telaio. Vabbuo’ Mr Sharma, mi sembra piu’ un casino. Dato che quel Venerdi non andavo in ufficio, decido quindi di passare dall’agenzia direttamente. Mr Sharma pero’ mi avverte che lui e’ fuori ufficio quindi di parlare con Mr Indrajit Singh (un sardarji – siikh per intenderci) che sa tutto e mi sistema. Ok tutto chiaro.

Arrivo all’agenzia all’una…il che sapevo non era un buona mossa, perche’ finivamo vicino alla pausa pranzo, ma vabbuo’ ero li e vediamo che succede.

L’agenzia assicurativa che usiamo, della National Insurance Company, e’ al primo piano di un palazzetto sgangherato, in un mercatino che non ha niente di speciale. L’ufficio e’ una sorta di time warp. 6 scrivanie di legno vecchie, con sedie per i clienti usurate al limite; un filing cabinet pieno di fascicoli; l’ufficio del boss con tendine rigorosamente scure e porta chiusa con nome in carattere cubitali; niente AC ma vari ventilatori che mandano qualsiasi carta sulla scrivania svolazzando di qua e di la’. Gli impiegati di turno, 3 donne e 2 uomini. Di sardarji ne vedo uno, che sta parlando con una delle donne ad una scrivania. Non sapendo se fosse un cliente o un dipendente, chiedo ad una delle altre signore di Mr Singh. Prego si accomodi ora lo chiamo. Mi siedo, lei si alza e grida sopra la mia testa ed il filing cabinet “Indra-ji, qualcuno per lei!”. “ok, 5 minuti e vengo” la risposta da 3 metri di distanza (altro lato dell’ufficio)!

Bon aspetto, non ho fretta. Mr Singh arriva. Non mormora una parola. Mi prende le renewal notice di mano, va su un tavolo alla fine dell’ufficio dove ci sono ammassate centinaia di fascicoli e ne prende 2 gialli. Si siede e procede al rinnovo polizza della moto.

E’ bellissimo vederlo all’opera, come se fosse una sorta di polipo dietro la sua scrivania. Ha il cellulare rigorosamente in mano, e mentre cerca di comporre un numero, con l’altra mano cerca di compilare un modulo che svolazza sotto il venticello del ventilatore alle sue spalle, mentre con il gomito sinistro tiene (o cerca di tenere) aperto il fascicolo giallo che pare di gomma e si chiude da solo. Nel frattempo l’altro gomito cerca di stabilizzare il modulo svolazzante e la testa e’ contorta per tenere il cellulare vicino all’orecchio. Devo dire, io volevo anche prestare una mano per aiutarlo, ma lui era tranquillissimo, anni di esperienza suppongo, quindi ho lasciato fare. 5 minuti dopo, il modulo era completo. Una mia firmetta, tutto ok. Apre la sua valigetta, e tira fuori una macchina fotografica da archivio storico. Na roba che forse negli anni ’80 era gia vecchia, con rullino 35mm, e carico foto manuale. Andiamo giu’, 2 foto alla moto, impronta del telaio sul modulo (sapete il trucco della matita sul numero battuto a metallo, cosi lascia una sorta di timbro sul modulo) e via sopra.

Tutto fatto, mi da il fascicolo, prego passa alla signora a fianco che inserisce la polizza. Ok vado a fianco (50cm) e mi siedo. La signora aveva ovviamente il pranzo nella mente, e perdipiu’ rodeva che la collega affianco a lei stava rimbambendosi guardando le evlouzioni da incantatore del windows media player (sai quando metti la musica e metti il visualizzatore random)!! Allora incomincia a tappettare nel computer e dopo 5 minuti mi da la polizza, dal cassiere e paga…..che sarebbe il collega al suo lato. Guardo e’ dico, ma no questa e’ per un anno. A me la polizza serve per 2 mesi solo. La signora ancora piu’ scoglionata, mi guarda e fa “ma non possiamo fare polizza di breve durata”; ed io “ ma certo che si, Mr Sharma mi ha detto che si puo’ fare”; “Aspetta. Indra-ji? Blah blah blah blah” grida sopra la mia testa per parlare con il sardar-ji che era andato a parlare con la collega dall’altro lato. Confabulano un po, Indra-ji era altrettanto disturbato dalla cosa: ovviamente la chiacchera con la collega ed il suo tiffin erano molto piu’ importanti di un cliente rompi palle come me.

Dopo 2 minuti, ed io che con fare secco ed un tantino con i cabasisi girati nella calura dell’agenzia assicurativa gli dico, “Mr Sharma ha detto che si puo’ fare, ed ora me la fate”, la signora ritappetta sul PC, mi rida’ il fascicolo mi spedisce dal cassiere e si fionda dalla vicina per il suo pranzo. Il cassiere, ultimo arrivato in questa catena distributiva di efficienza pari al JIT giapponese, tappetta sul suo PC, smadonna un tantino quando qualcosa va storto, ma in tempi record produce 2 slip, gli do i soldi, tutto fatto…… e si fionda sul suo tiffin.

Morale della favola assicurazione fatta, tiffin salvati per il rotto della cuffia.