agosto 2011


Luogo comune e stereotipo in Italia e’ che le persone del sud siano piu’ aperte, espansive e socievoli di quelle del nord. Grossolana generalizzazione che pero’, personalmente, ritengo vera su base aneddotica. Ora le cause sono svariate, ed io psicologo o sociologo non lo sono, ma osservatore dei comportamenti si.

In parte credo che l’espansivita’ meridionale sia dovuta al clima….. e non credo di essere il solo a sostenere cio’. Il mio teorema, che non si limita all’Italia meridionale ma ai paesi con piu’ di 250 giorni di sole all’anno (!), e’ il seguente: tempo bello, giornate calde, la vita si svolge all’aperto. La gente tende ad incontrarsi di piu’ ed istintivamente a trovarsi a chiacchierare con le altre persone con le quali condividono lo spazio pubblico. Per corollario, tempo brutto, freddo e piovoso, gente si ripara, sta piu’ in casa, parla meno con sconosciuti e per la strada non ti si filano proprio.

Ora tale teorema (o voi direte strunzata alla Catalano) e’ stato fortemente rinforzato dalla mia esperienza estiva. Dopo varie settimane in Italia concluse nel bel Cilento (150 km a sud di Napoli e vicino a Paestum…. per i lettori nordici meno pratici 😉  ) mi sono spostato, via Londra, nella egualmente bella regione dei laghi Inglesi (diciamo sono al confine con la Scozia sul versante orientale dell’isola). Il contrasto climatico e’ forte, e sebbene i nordici Inglesi siano considerati piu’ socievoli dei suddisti (!), come i meridionali Italiani, le differenze di modi di fare sono molto visibili.

L’ultima sera in Cilento eravamo a San Marco, cittadina ridente (!) sul mare vicino punta Licosa. Nella piazzetta la sera c’era una festa di beneficienza con vari bancarielli (la craffa fatta dalla nonnina, il biscotto o la torta della zia, lo zucchero filato, qualche quadro di aspiranti pittori locali) ed il tipo con la pianola accompagnato dalla chitarra che si esibiva nel suo grande show canoro (e non era affatto male). Gli avventori della festa erano gente di tutte le eta’ dai 0 ai 90 anni, che si godevano la serata, in quell’ora di fresco bellissimo del fine Luglio italiano. Tra uno scusi qui, scusi li, ma son bravi questi, ma che bell’arietta qui, ma quant’e’ buona la craffa …. L’opportunita’ per scambiare qualche parola (ed a volte piu’ di qualche) con le altre persone non mancava.

In contrasto, sono arrivato nei Lake District, con un cielo grigio a tratti squarciato da un raggio di sole (ma non per troppo tempo), con una pioggerellina di poca intensita’ e durata, ma sempre presente. Nella High Street di Keswick, ridente cittadina su Derwent Water, gli spiriti erano sicuramente un po piu’ ovattati di quelli Cilentani! Che non mi si fraintenda, la gente e’ gentile, con alto senso civico, ed educata. Pero’ la ciarlata nella strada non te la fai…. e no, perche’ pioviggina e ti fai una mezza schifezza se ti intrattieni troppo all’aperto.

Ora a prescindere se ti fai la chiacchera o meno, se la gente e’ piu socievole nei posti di sole o no, io, forse per pura sfortuna, dopo 5 settimane in italia di sole piu’ o meno costante, mi sono fatto 2 settimane di cielo grigio ai Laghi. I miei suoceri (inglesi) appena vedevano un raggio di sole, od anche solo un piccolo schiarimento, mi facevano in coro: “ah guarda che bella giornata si e’ messa”. Bella giornata?!?!?!?  Azz’. Il tempo cambia ogni ora, prima c’e’ grigio, poi si apre, poi viene un’incasata d’acqua, poi il vento, poi piu’ grigio poi nuvoloni nerissimi, poi pioggia, poi uno squarcio di sole…… Insomma, venendo da 5 settimane di sole costante (anzi quasi, perche’ un po’ di pioggia a Firenze ce la siamo beccata!) e’ stato proprio uno shock. Dopo 4 anni di Delhi, 5 settimane in italia d’estate, tanto grigio non l’avevo mai visto!!!!!

Ed io non rispondo bene al grigio 😦 , sono uno solare. Dovermi coprire da capo a piedi per farmi una bella camminata nei boschi mi attira fino ad un certo punto. Dopo anni di pratica, non lo trovo piu’ una cosa totalmente assurda, pero’ ancora guardo con sgomento le famigliole che vengono a farsi la camminata sulle montagne dei Lake District, escono dalle macchine si abbardano di goretex e sorridenti si avviano per i percorsi montani. Bah, e’ vero che come mi ricorda mia moglie, se aspetti il bel tempo in Inghilterra per uscire, non esci piu’, pero’…….

PS: il post l’ho scritto in volo da Londra a San Francisco, che conclude il nostro trasferimento dall’India alla nostra nuova dimora. Mentre atterravamo, con approccio da Sud Est, si vedeva la Bay area splendente nel sole californiano senza un nuvola in cielo, e le colline di SF coperte da nebbia che si diradava appena toccava la Bay! Arrivati alla nostra nuova casa, grande e bella e molto vicino all’Oceano, ho pensato: “sono fottuto! Vivremo per 4 anni nella nebbia”. Consolazione pero’ e’ che per andare a prendersi il sole bastano 30 minuti fuori dalla citta’….poi di sole li ce n’e’ a iosa.

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Nella mia settimana londinese ho avuto modo di usare le bici a nolo che il sindaco di Londra (Boris Johnson, da cui il nome colloquiale delle bici) ha introdotto qualche anno fa. L’idea e’ ben congeniata ed affatto unica, anzi a Milano, dove ero appena qualche settimana prima, c’e’ un sistema simile, che pero’ non ho provato e non so quanto accessibile all’utente saltuario.

Quelle di Londra funzionano cosi. Sparse per il centro di Londra, diciamo un raggio di 5/6 km da Trafalgar Square, ci sono varie “docking station” con un terminale. L’utente anche saltuario, inserisce la carta di credito, si registra con il sistema, sceglie quante bici vuole (max 4) e viene rilasciato un bigliettino con un codice numerico. Ti scegli la bici, inserisci il codice, tiri fuori la bici dal “rack”, regoli l’altezza del sedile e via pedali! La bici ha 3 marcie ed ha rapporti molto (moooolto) leggeri da spingere, un cestello davanti, ed un porta pacchi dietro con cimetta elastica, luci posteriori lampeggianti, ed un campanellino. Pesano abbastanza ma l’idea e’ di usarle per brevi tragitti ed a Londra non ci sono grandi salite!

Boris Bikes - dal sito Tfl

Il tariffario e’ congeniato bene ed incentiva l’uso frequente e per brevi durate. L’utente saltuario paga £1 per avere accesso per 24 ore al sistema; poi i primi 30 minuti di ogni bici presa nelle 24 ore sono gratis, i 30 minuti successivi costano £1, i 30 successivi £4, e poi si sale fino a £50 ore 24 ore. Inizialmente ero rimasto perplesso, non si premia l’uso prolungato con uno sconto. Poi effettivamente, pensandoci il tutto ha senso. Il sistema premia chi prende la bici, la usa per spostarsi 2/3 km massimo e la posa al terminale. Poi fa quello che deve fare e ne prende un’altra. Cosi ci sono piu’ bici a disposizione degli utenti e nessuno se la tiene per 10 ore usandola pero’ solo per 10 minuti. E’ molto utile per gli spostamenti da stazioni ferroviarie o della metro a posti di lavoro o commerciali. Esempio tipico, e il bel banchiere sui 50 che vive fuori Londra, prende il treno fino a Waterloo Station, si piglia la Boris bike, arriva nella city in 10 minuti (saranno 2 km massimo) e la lascia ad una docking station li…..poi fa il contrario quando va a casa. Cosi, la massima mens sana in corpore sano sembra piu’ realistica.

Per completezza e’ bene sottolineare che per utenti regolari per £45 all’anno si possono registrare con Transport for London (che gestisce il sistema), e gli viene data una chiavetta che concede l’utilizzo immediato della bici senza dover fare tutta la menata della registrazione al terminale.

Essendo nell’era informatica, era ovvio che varie applicazioni siano state sviluppare per dirti quante bici sono disponibili alla docking station piu vicino a te e quanti spazi liberi al terminale dove vuoi lasciare la bici. Queste informazioni in tempo reale sono sul sito di TfL, ma anche tramite applicazioni che si scaricano a costo irrisorio per iphone, Blackberry, etc.

Insomma il sistema a mio avviso e’ congeniato bene, incentiva l’uso della bici come mezzo per spostarsi nel raggio di 2/3 km, ma ovviamente non e’ perfetto!

In primis, c’e’ un problema sicurezza. A Londra la bicicletta e’ diventata molto diffusa come mezzo di trasporto per il “commuting” quale che sia il tempo. Le Boris bikes aggiungono ciclisti sulle strade londinesi, ma non tutti molto esperti, ed alcuni, soprattutto i tanti turisti che le usano, credono di essere a fare la scampagnata alla reggia di Caserta. Le strade di Londra sono sicure, ma trafficate. Ci sono tanti bus pubblici che vanno veloci per rispettare i loro incentivi di puntualita’; ci sono tanti tassisti che vanno veloci perche’ sono i padroni della strada e ucciderebbero tutti quello che non li usano…ciclisti primi!; ci sono le macchine private che van veloci perche’ la strada e’ loro e sono scazzati da una giornata in ufficio e vogliono arrivare presto a casa a farsi la birretta; ci sono i veicoli che fanno le consegne e lavoretti vari che se ne fregano di niente e di nessuno tanto loro sono di solito grandicelli di stazza!

Insomma, e’ vero che studi accademici hanno dimostrato che per i ciclisti c’e’ “safety in numbers”, ma io nella settimana che ho usato le Boris bike ho visto qualche situazione abbastanza pericolosa. Sarei curioso di sapere quanti infortuni/incidenti l’anno ci sono ora con piu’ bici in giro. Devo anche dire che i regular commuter sulle bici vanno veloci, molto veloci, e basta un niente per fare un bel volo con conseguenze talvolta tragiche. Almeno gli utenti delle Boris bike non possono andare veloce perche’ la bici non consente….vi assicuro e’ impossibile a meno che non si riesca a tenere una cadenza di 150 rpm!

In secundis, le bici non di proprieta’ si rompono facilmente, ed altrettanto i porta bicicletta dato l’uso estensivo. Gli amanti delle bici come me, forse nel vedere una rondella che si sta svitando o una leva freno malmessa, cercano di sistemarla alla meno peggio. Altri no e non posso biasimarli. Ai terminali spesso ci sono 1 o 2 bici fuori uso per un motivo od un altro. E’ normale che cio’ succeda, ma quando e’ l’ultima bici disponibile un po una fregatura.

In terzis, il sistema non e’ auto equilibrante….che maronna significa?!?! Significa che la mattina ci sono tante bici disponibili alle stazioni, ma poi durante il giorno magari solo la meta’. Il flusso non e’ sempre simmetrico, ed e’ vero che ce ne sono tante in giro, ma a volte la maggior parte delle Boris bike sono concentrate in poche zone. Per ovviare a questo problema ci sono dei furgoncini che le redistribuiscono per quanto possono durante il giorno ed in base ad i maggiori punti di domanda. Di nuovo se ne hai bisogno, spesso e’ nell’ora di punta e nella zona di punta…quindi la bici non c’e’!

Il mio amico Luca, dopo un tentativo fallimentare di utilizzarle rientrando dal pub, ha giustamente detto “ste bici sono come la metro, funzionano benissimo fuori peak hour!”. Ok non gli posso dar totalmente torto, ma e’ anche vero che avevamo cercato di prenderle alle 9.30 di sera, di una giornata stupenda con condizioni ideali per ciclisti, dalla city di londra, fuori a una piazzetta con svariati pub. Chances molto poche. Devo dire una l’avevamo rimediata, ma poi per galanteria l’abbiamo ceduta ad una giovincella che andava….a Waterloo station.

Certo l’estate queste bici hanno utilizzo massimo a Londra, pero’ pare che anche d’inverno, a meno che non piova vengano usate. A me sembra una buona idea, certamente che non risolve il problema traffico da sola, ma che aiuta. Diciamo fa parte del mix di soluzioni che se pensate bene possono aiutare a ridurre il traffico di macchine, a rendere la citta’ piu’ pulita, silenzionsa e piacevole da girare.