febbraio 2012


Il mio post precedente sulla scuola mi ha fatto pensare un po al sistema delle donazioni qui in America. C’e’ chi, come mia madre, ha un valore alto (e tecnicamente corretto) del termine donazione, e quindi non comprende assolutamente il sistema americano. C’e’ chi invece, pensa che le “donazioni” all’americana sono una rogna, quindi meglio farsi dare il conto in pieno direttamente e mettersi l’anima in pace.

Voglio fare una parentesi, io non sono ne pro America ne pro americanismi, pero’ come credo di aver mostrato nella mia esperienza indiana, sono di ampie vedute. Osservo, valuto in base ai miei canoni, ed esterno la mia opinione personale. I sistemi sociali, economici e culturali al mondo sono diversi, tutti con dei pregi e dei difetti.

Premesso cio’, perche’ sta storia delle donazioni mi interessa cosi tanto. Bene, perche’ qui in US (almeno a San Francisco), dove ti giri ti giri le donazioni sono onnipresenti e sostengono tante attivita’, soprattutto di tipo artistico e culturale ma non solo.

Vai al teatro, c’e’ una parete piena di nomi di “donors” organizzati in categorie diverse a seconda di quanto hanno sganciato; vai all’opera, il programma ha un paio di pagine dedicate ai donors; vai allo stadio, ci sono le panchine donate da Joe Blog (versione inglese di Tizio, Caio e Sempronio!); ascolti la radio per le notizie, fanno per un mese campagna “donations” e parlano tanto di news quanto richiedono donazioni; vai a camminare nel bosco, ci trovi la panca di legno “in memory of…..” donata da ….

Insomma le donazioni portano avanti intere attivita’ di intrattenimento, informazione, cultura e ben altro. Ovviamente non ho neanche parlato delle donazioni politiche. Almeno 3 volte negli ultimi 6 mesi Obama e’ venuto a San Francisco per raccogliere fondi per la sua campagna elettorale. 38,000 dollari ti compravano un posto a tavola ….beh forse non proprio lo stesso tavolo ma sicuro avevi la possibilita’ di parlargli.

Un piccolo chiarimento fiscale. Da quello che ho capito fin’ora, donazioni a organizzazioni non profit sono detraibili dalle tasse (incluse scuole, ospedali non for profit, teatri, etc…basta che siano registrate come charities); quelle per fini politici, a sindacati, associazioni professionali o di commercio, o ad individui non sono detraibili. Il sistema sembra  logico, a mio avviso. Tutto cio’ che puo’ rientrare in una sfera filantropica e’ detraibile, tutto cio’ che puo’ essere strumento per influenzare leggi e regolamenti, o far soldi, no.

Il sistema, da un punto di vista, riflette il concetto di economia di mercato che gli americani tanto promuovono. Volete sentirvi l’orchestra sinfonica? Bene, trovatevi i soldi per mettere in piedi teatrino e burattini! Lo stato di solito aiuta, ma non tantissimo e non sempre. Se c’e domanda di mercato per la musica sinfonica, e voi dirigenti dell’organizzazione siete capaci ad offrire un prodotto di valore, la gente paga per il vostro servizio. Ora, si puo’ obbiettivamente non accettare un discorso del genere? Per me c’e’ della logica, e della logica buona. Se come direttore del teatro non ho sempre chi mi para il culo, devo essere uno/a capace di gestire (da solo o con l’aiuto di persone altrettanto capaci) sia la parte artistica, che quella finanziaria, quella del personale e commerciale. Insomma devo essere un vero manager. Certo non metto in dubbio che se uno ha finanziamenti assicurati (dallo stato per esempio), puo’ concentrarsi piu’ sulla parte artistica, e magari proporre cose nuove, alternative, che presentano un rischio di successo maggiore. Vero, pero’ non e’ lo stesso per chi produce film, o musica, o i cellulari? Ossia, se propongo un prodotto nuovo prendo rischi, se pero’ la mia organizzazione e’ seria, gestita da gente capace e che non ha il posto a vita, il rischio e’ calcolato; dei prodotti saranno dei flop, altri di gran successo. Il manager che li promuove viene bastonato per gli insuccessi, premiato per i successi.

Non voglio svilire la cultura ad un’operazione marketing, lungi da me. Voglio solo far presente che spesso, la pressione di dover autosostenersi, responsabilizza le persone e, si spera, fa in modo che i capaci vadano avanti ed i cialtroni NO.

Quindi, da un lato della medaglia, abbiamo attivita’ che competono per finanziamenti, le famose donazioni. Serve networking, serve capacita’ di vendere, serve anche che quello che si vende non sia una cagata totale. Servono direttori, presidi, dirigenti radiofonici che siano veri manager responsabilizzati, remunerati e riconosciuti per quello che fanno.

L’altro lato della medaglia sono i “donors”. Chi sono costoro? Gente che ha qualche spicciolo in tasca in piu’ sicuramente, ma non sempre e solo bisogna donare milioni. Gente che ha passione ed e’ interessata a promuovere certe attivita’. Gente che puo’ facilmente riscontrare dove e come siano stati spesi i propri soldi. Gente che vuole acquisire status, insomma si vogliono atteggiare con il nome sulla panca.

Se io dicessi ad uno di voi amante di musica italiana, fate una donazione a Kiss Kiss Italia? Mi direste ma stai fuori! (scusatemi se l’esempio non rende bene ma non ascolto molta radio italiana a parte la Rai 2). Qui pero’ gente dona per tenere in vita KQED. Una radio di San Francisco, che diffonde notizie usando un network di corrispondenti. Hanno una buona programmazione, buona copertura, buoni giornalisti. Si puo’ donare da 50-150$ per basic membership a 10,000+ per essere nel Producer’s Circle. Preciso, la radio ha anche pubblicita’ (generalmente altre organizzazioni non prodotti) ed e’ gratis sulle onde FM.

Grossa generalizzazione ora….ci vuole sempre (!), in Italia, la mia impressione, e’ che la gente non si fidi del prossimo. Le donazioni alle charities in Inghilterra sono enormi (nel 2007 sui 11 miliardi di pounds), in America nel 2010 eran 290 Miliardi di dollari! Mi sapete dire qual’e’ il numero in italia? Ricerca (ammetto approssimativa) mia non mi ha dato un numero! Sarei super contento (e sorpreso) se fosse della stessa magnitudine dell’UK (dato che popolazione e’ simile). La mia impressione e’ che in generale in Italia ci aiutiamo in modo diverso, ma se chiedete di dare soldi ad uno sconosciuto perche’ mandi avanti un teatro…mmmm non ci cavate 2 euro. Che fara’ questo/a con i miei soldi? Si comprera’ la macchina nuova a spese mie? Etc. etc……. sono probabilmente totalmente fuori strada! ditemelo, correggetemi, fatemi cambiare opinione…sono di ampie vedute.

Le donazioni alle scuole, per tornare al mio post precedente, entrano nella logica di quanto sopra. OK, c’e’ un aspetto fiscale. Quindi si abusa talvolta del termine donations. O se visto in altro modo, si facilita’ il contributo rendendolo fiscalmente ottimizzato 😉

Pero’ la scuola privata compete con altre scuole simili e con quelle pubbliche. La scuola costa, se si vuole avere un buon corpo docente, buone risorse, buone infrastrutture, buoni “manager” (il preside) che gestiscano la baracca. Se una scuola privata qui vuole sopravvivere, deve garantire un livello di docenza ed un accesso a risorse superiore alle altre concorrenti (publiche o private). Il prodotto che si offre deve essere di valore. Se e’ di valore la gente dona alla scuola perche’ continuino la loro missione. Qui e’ il misson statement della scuola di mio figlio (clicca qui). Mi date un esempio di mission statement di scuole italiane?

Ok, la storia delle donations e auctions alla scuola qui, mi ha inizialmente infastidito ed e’ una rogna. Pero’ come si dice “there’s logic in this madness”!

Vivere in America e’ caro, e senza grana e’ dura. L’educazione e’ solo uno dei tanti esempi. Si promuove uno stile di vita dove il denaro e’ fin troppo importante, ma si promuove anche la capacita’ e l’imprenditorialita’ della gente. E’ un sistema perfetto? Assolutamente no, ed anzi sono solo all’inizio nella mia fase di scoperta ed apprendimento. Pero’ ci sono degli approcci che hanno logica. Ripeto non sono perfetti, no sono talvolta equi, non sono talvolta auspicabili……… ma altre volte si, sono tutto cio’.

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Nel nostro percorso di apprendimento come genitori, iniziato 5 anni e mezzo fa, ci tocca capire, ed anche alquanto bene ed in fretta, come meglio gestire l’educazione dei nostri figli. Dal momento che noi siamo un po emigranti di professione, dato che ogni 4/5 anni ci dobbiamo spostare per il lavoro di mia moglie, il nostro percorso e’ un tantino piu’ complesso. Praticamente, quando crediamo, effimeramente, di aver capito il sistema, ci spostiamo in un altro paese e rincominciamo quasi da capo!

L’educazione e’ una brutta bestia da domare per i genitori, e noi siamo solo all’inizio….abbiamo almeno altri 15 anni (piu’ o meno) di gioie davanti a noi! Obiettivo principale per noi e’ dare ai nostri figli la migliore educazione che ci possiamo permettere, perche’ siano in grado di afforntare la vita in futuro equipaggiati di un buon arsenale di conoscenza ma soprattutto capacita’. Lascio per un altro post la costante diatriba familiare tra educazione pubblica e privata! Ma vi voglio invece illuminare (!) sul sistema scolastico californiano, anzi no, mi voglio sfogare perche’ le scuole qui ci stanno togliendo la salute!!!!! Magari mi fate sapere se questa e’ una situazione globale anziche’ solamente californiana!!

Abbiamo la fortuna che l’organizzazione per la quale lavora mia moglie ci copra il costo della scuola privata a San Francisco (almeno parzialmente per il piccolo, ma tutto per il grande). Bene, dopo ore di discussione sul publico vs privato, per una serie di fattori e limitazioni di vario tipo, abbiamo scelto di mandare i nostri figli a scuole private. Qui a SF le scuole private costano parecchio, e parlo di cifre attorno ai 20,000$ l’anno (chi piu’ chi meno). Insomma non bruscolini, anzi nella mia capoccia mentecatta sono cifre assurde da spendere, ma come detto prima si vuole il meglio per i figli, e fortunatamente non paghiamo di tasca nostra (!), quindi ci si adegua al prezzo di mercato.

Ora cacciati e fatti cacciare all’ufficio della mugliera, un pacco di danari, ci aspettavamo di poter depennare il costo educazione dal nostro budget. Oh no, oh no, oh noooooooo. Ma quando mai. Depennare? ma a chi?

Il primo giorno di scuola del figlio grande, che va al kindergarden (cos’e’ asilo, primina in Italia? boh per i bambini che hanno gia compiuto 5 anni), ci invitano ad una riunione con il preside, gli altri genitori della nostra classe, etc. Beh, non potevamo mancare, dato che freschi freschi di SF, era anche un’occasione per incontrare altra gente per noi. Alla riunione, dopo vari convenenvoli e introduzioni, la director for school development, ci fa una pippa cosi sul “funding gap” per studente. Io e la mugliera ci guardiamo un po confusi, senza voler far capire agli altri che non ci stavamo piu’ capendo una mazza. Ma che Maronna e’ sto funding gap? Cioe’ voglio dire, abbiamo pagato 20,000$ ora ci venite a dire che gia’ non bastano a coprire i costi annuali della scuola, e volete altri 2,300 dollari per studente?!?! Ma che razza di contabili usate?! Sapevamo bene che la cosa non era cosi semplice. Lasciamo passare la riunione, torniamo a casa ancora stupiti e chiedo al cognato che vive qui in America da quasi 10 anni. “Ah, il funding gap” mi dice “e’ solo l’inizio di una continua richiesta di soldi”. Orca vacca. Ora mi inizio a preoccupare.

Ebbene si, molte scuole private qui sono gestite come non-profit. Come tali, le donazioni fatte alle scuole possono essere detratte dalla dichiarazione redditi del donatore fino al 50% del salario lordo. Insomma dopo un po di parla con questo parla con quello, mi telefona il papa’ (tra l’altro molto simpatico) di un compagno di scuola di mio figlio, per ricordarmi del funding gap, del bisogno di fare donazioni alla scuola per mantenere alto lo standard, le attivita’ scolastiche, il training del corpo docente, blah blah blah. Io gli spiego papale papale che per noi, dato che la scuola ci viene pagata, le donazioni per la scuola sono come le supposte per un bambino: si devono prendere ma fanno male al culo!

Ci scherziamo sopra, e lui concorda che per noi e’ na sola. Per loro invece, se potessero aumentare il funding gap a 10,000 dollari sarebbero piu’ che contenti. Donazioni piu’ alte, reddito dichiarato piu’ basso, tasse pagate meno…..scuole pubbliche inguaiate! No quest’ultima e’ retorica spicciola. Ok gli dico che provvederemo durante l’anno a contribuire come meglio possiamo….soprattutto in attesa che paghino me qui in US cosi almeno detraggo anche io!

Bene, digerita la storia funding gap, ci arrivano quasi ogni settimana, inviti/richieste a sponsorizazre, a donare, sostanzialmente a pagare per altre menate. Ma veniamo a queste benedette auction della scuola. Che cazzo saranno mai? E’ una scuola mica Christie’s o Soteby’s! Allora il discorso e’ lo stesso. vogliono soldi! La scuola del piccolo ha un target di 150,000$ da raccogliere con l’auction. Azz’. Il grande, boh non ho neanche chiesto per paura. L’auction, grosso modo, funziona cosi. Fanno una cena in un club fighetto dove paghi 350$ a coppia per accedere…. e se non ci vai pare molto brutto! Ti martellano di email perche’ tu doni qualcosa da bandire all’asta. Quindi, praticamente devi andare dagli amici che hanno qualcosa da offrire a chiedere un favore. Esempio buono per ristorante, visita al vigneto, vacanza nella casa alle Hawaii, etc. etc. Quello che raccatti, viene messo al bando, e pare (la nostra prima esperienza sara’ a Marzo) che la gente si lanci in battaglie a suon di verdoni per vincere le varie aste. Poi, la scuola ha non so, un progetto speciale, ed in sede di asta chiedono donazioni da, fai 500 a 50$, per il progetto. Ora quando il progetto per esempio e’ il training degli insegnanti di tuo figlio, e sono li tutti in fila davanti a te, come fai a non dare una mazza? Un sorriso non basta. Tutto detraibile ben inteso. La scuola di mio figlio grande, fa anche una auction on-line, caso mai uno non possa andare a quella “live”. Insomma cercano di acchiappare soldi in qualsiasi modo. Ed in maniera cordiale e civile, ti “suggeriscono” almeno 3 items da donare e partecipazione 100% della classe all’auction. Per la serie ti inculano con il sorriso sulle labbra….loro!

Per il momento, con un po di disagio, da un cugino molto lasco della mugliera e buon amico qui a SF, ho spuntato 150$ di buono al suo ristorante. Lui molto cool sulla cosa, sa come funziona qui, e tra l’altro si fa un po di pubblicita’ con gente mediamente facoltosa. L’altro gran item in donazione e’ la presenza di mia moglie e mia per un British High Tea a casa nostra. Preferisco non entrare nei dettagli del lavoro della mugliera, ma c’e’ gia’ chi a pagato (in un’altra occasione a Natale) ben 1500$ per venirsi a fare il te a casa nostra con 8 loro amici. Roba da matti. Tra l’altro io non avendo capito bene che sto te fosse una vincita all’asta, mi sono beatamente assentato e portato il figlio a far un po di  allenamento di calcio….. mentre il bidder era li a bere il tea con mia moglie ed i suoi amici/amiche!

Non si finisce mai di imparare……..

PS io mi sto tenendo un conto qui, perche’ tra, sponorizazzioni, volounteering, donazioni ed altre menate credo di essere vicino al funding gap…..ma il tempo messo da me a disposizione non pare valga sempre quanto il cash 😉

Stamane apro il giornale (il San Francisco Chronicle) e’ in prima pagina articolo: “State controller: California is running out of cash”. O’ maro’ ma che e’ la Grecia…..vulissi che vulissi che il mito californiano sia solo un mito, ed in effetti stanno piu’ inguaiati degli europei (almeno quelli dell’europa mediterranea!).

Allora mi son ben letto l’articolo, e fatto i miei compitini per evitare di scrivere strunzate ed informarmi per interesse personale. Tra l’altro qualche mese fa su L’Economist c’era uno special molto interessante sulla California che in parte toccava il problema del budget dello stato.

Tecnicamente se un’organizzazione, pubblica o privata che sia, non ha soldi per pagare i conti a fine mese si puo’ definire in bancarotta. Ovviamente nel settore pubblico, lo stato interviene prestando soldi, finche’ come nel caso della Grecia, i soldi sono proprio finiti, nessuno vuol prestarne altri ed allora si e’ veramente in braghe di tela.

Ora come ci e’ finita la California (ottava economia mondiale e con 37 milioni di abitanti) in questa situazione? E come si tira fuori da questa empasse?

Come ha fatto a finire i soldi la California? E’ una questione di timing. Ci sono conti da pagare con le tasse riscosse, ma se pagamenti ed introiti non sono in sincronia, si finisce per battere cassa. Cosi in California il controller (ossia il contabile dello stato) fa notare che a inizio Marzo finiranno i soldi, e per 7 settimane tocca fare paghero’. Ebbene si, i lavori pubblici si fermano tutti, i fornitori non vengono pagati, si prendera’ a prestito per far da ponte, e poi la macchina si riavvia. La situazione non si verifica per la prima volta quest’anno, e lo stato della California ha sempre pagato i debiti ed i conti. Diciamo sanno gia come andarsi ad apparare.

Ma come puo’ essere che uno stato ricco come la California si riduca a questa situazione poco piacevole. I motivi sono vari, e non pretendo di essere un esperto in materia, ma in parte quello che ha portato a questa situazione e’ il sistema di democrazia adottato. Vi chiederete, ma che minchia stai dicendo?!?! Ok, vige in California (ed altri stati americani) il sistema delle initiatives e propositions. Praticamente se una persona o gruppo vuole un emendamento alla costituzione o allo statuto dello stato, lo puo fare raccogliendo firme. Basta raccogliere firme dal 5% o 8% ( a seconda se statuto o costituzione) degli elettori della precedente elezione, perche’ l’emendamento venga proposto come referendum. Nel referendum, basta che i “SI” superino i “NO” perche’ l’emendamento divenga legge, o come si dice qui la Proposition sia passata. Tenete presente che i voti contati sono solo di coloro che votano sul referendum a perscindere dal numero di elettori complessivi, quindi basta anche un misero 1-0 od un  2-1 per far passare una proposition.

Le proposition ed initiatives sono una forma di democrazia popolare, che doveva servire a controllare chi al potere ed a tenere sotto occhio chi voleva farsi leggi ad personam o a cazzo! Ogni volta che vado a fare la spesa c’e’ un tipo con lavagnetta che mi propone di firmare la petizione per no so, abolire la pena di morte, far abbasssare il prezzo delle assicurazioni, salvare i parchi naturali, etc. etc. (io non posso firmare in quanto non elettore californiano). Spesso sono cause giuste e con le quali uno puo’ spesso essere concorde. Una delle proposition piu’ famosa qui e’ la proposition 13 del 1978. Un certo Jarvis non voleva che le tasse sulle case aumentassero. Fece una campagna a tappeto, raccolse le firme necessarie, ed ancoro’ la tassazione sulla casa all’1% del valore dell’immobile (rivalutato solo se cambia proprieta’!), inoltre per non farsi fotter in altro modo, inseri’ anche una super majority dei 2/3 per alzare qualisasi altro tipo di tasse!!! Quindi da decenni, i repubblicani all’opposizione in California, votando compatti e rappresentando appena piu’ di 1/3 nel parlamento dello stato, riescono a bloccare qualsiasi aumento delle tasse. Il problema fondamentale delle proposition come sono poi state interpretate e propagate, e’ che decidono come devono essere spesi i soldi senza ricercare il pareggio del bilancio, e soprattutto eliminando l’accountability di chi governa. Il governo statale ha controllo su circa il 10% del budget il resto…..e’ stato gia deciso dalle propositions giuste o di parte che siano! Bisogna menzionare che la raccolte firme per le initiatives e’ diventato ormai un business, con agenzie che si fanno pagare un tanto a firma. Basta che una lobby abbia i soldi giusti per pagare piu’ persone con lavagnette, e le firme escono.

Cosi, in questo sistema, teoricamente perfetto, ma in pratica disfunzionale, la California, che comunque ha un livello di tassazione piu’ alto di altri stati americani, si trova a rimanere senza soldi per pagare i conti! Il deficit dello stato e’ estimato sui 25 miliardi di dollari….non bruscolini. La California non e’ in bancarotta, perche’ riesce sempre a prendere a prestito per coprire le sue posizioni, ed ogni tanto riesce ad avere influssi di capitale una tantum che la risollevano, pero’ la situazione non e’ rosea.

Bon, sto post sara’ proprio una palla da leggere pero’ per me e’ stato informativo capire che non e’ sempre piu’ verde l’erba del vicino 😉