ImageOggi e’, per chi corre e chi no, un giorno veramente triste. La duplice esplosione alla maratona di Boston di ieri e’ una gran brutta notizia.

A Novembre avevo cercato di fare il tempo per qualificarmi per la stessa maratona, e purtroppo (o almeno cosi pensavo qualche mese fa’) un infortunio galeotto al polpaccio non mi aveva consentito di centrare l’obiettivo. Meno male, mi ha commentato la mugliera ieri sera, meno male che sei andato piano!

Stamane mentre correvo ascoltavo podcast vari (italiani e non) che commentavano sul tragico accaduto di Boston. Come molti facevano osservare, la scelta dell’orario e del posto in cui far esplodere gli ordigni era mirata a causare quanta piu’ tristezza, oltre che purtroppo morti, possibile.

Si perche’ i due ordigni sono esplosi quando arrivavano i podisti da 4 ore, ossia il gruppone, il numero solitamente piu’ folto, anche per una maratona come Boston dove i tempi di qualificazione sono tosti. E’ il gruppo dove arriva la persona che si allena 3 volte alla settimana, il padre (o madre) di famiglia al suo ennesimo challenge, il podista un po piu’ “maturo” che ha ancora nelle gambe tanta energia e nel cuore tanta voglia di sentirsi vivo. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, dove spesso ci sono i familiari, i figli che aspettano i genitori, gli amici che sono andati a incoraggiare il podista di turno. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, il momento di massimo gaudio per chi si cimenta in una maratona.

Avendo corso 6 maratone, vi assicuro che gli ultimi 500 metri sono una delle cose piu’ esilaranti che si possano sperimentare. Sono quelle poche centinaia di metri, che ti fanno render conto della grandezza del tuo sforzo. Si, perche’ che si corra in 2 o in 6 ore, quando fai quegli ultimi 500 metri ti rendi conto di aver portato a termine una grande impresa. Correre 42 km non e’ da tutti. Tanti mesi sono stati “investiti” per questo obiettivo; tante ore si sono passate sulle strade, in condizioni meteo variabili, per allenarsi; tante volte ci si e’ buttati giu’ dal letto a prima mattina per non rimaner indietro sul programma; tante jastemmie ci si e’ dovuti beccare da consorti, partner, amici e familiari per aver rotto i maroni con le nostre corse!

La cosa bellissima della maratona, ed ancor piu’ di quelle grandi da 20-30,000 partecipanti (come Londra, NYC, Boston, Chicago, etc.) e’ che TUTTI sono vincitori. Non conta il tempo finale. In primis la sfida e’ contro se stessi, l’obiettivo principale e’ finire la gara, tagliare il traguardo, battere il proprio tempo, quello per il quale ci si e’ allenati duramente. Piu’ di una volta dopo la gara, mentre ci si riprende, ho parlato con gente che ha corso la stessa gara piu’ o meno veloce di me, e sempre c’e’ uno spirito di reciproca ammirazione. Tutti sono vincitori, tutti si complimentano a vicenda. L’esplosione delle due bombe, all’arrivo ieri, ha stroncato, oltre alla vita di 2 persone, la felicita’ di 27,000 podisti. Molti dei feriti di cui si e’ sentito sono podisti, che erano appena arrivati, ed hanno perso gambe o piedi, una cosa alla quale mi vengono le lacrime agli occhi solo a pensarlo…..e sarei potuto essere uno di loro!!!

Non si sa ancora chi siano i mandanti, chi gli esecutori ed i motivi che abbiano portato a compiere un gesto cosi atroce. E’ certo vero che chiunque sia stato, se si voleva ricordare a noi tutti che non c’e’ luogo sicuro in questo mondo, beh si e’ sicuramente centrato l’obiettivo.

Stamane correvo, ascoltavo, ed avevo un magone in gola. Io non conosco nessuno che correva Boston quest’anno ma non mi sono mai sentito cosi vicino ad un gruppo di persone attaccate cosi brutalmente mentre facevano una cosa che gli piaceva….potevo essere uno di loro.

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