Filosofeggio


Per una serie di coincidenze, capita che Lunedi scorso fossi solo a casa. La mugliera in viaggio di lavoro, boy number 1 allo sleepover dall’amico, boy numero 2…. allo sleepover da un altro amico! Ole’ che si fa ora? Concerti da vedere nisba. Film al cinema nessuno di interessante. Ah c’e’ la partita di calcetto. Via a quella di corsa. 7-8 pm, un’oretta a correre come un dannato dietro una palla!

Tornando a casa (5 minuti in macchina), mi fermo al supermercato solito per prender due cose che mancavano. Abituato ai nostri ritmi normali di genitori con 2 figli sotto i 10 anni, pensavo “ma si, non ci sara’ nessuno, spero sia ancora aperto e faccio in un secondo”. Arrivo al parcheggio e’ c’erano 2 camion pronti a scaricare. Ok, vedi che quasi sta chiudendo, mi dico. Parcheggio, scendo di corsa, o quanto piu’ velocemente le mie gambe permettevano dopo 1 ora di calcetto (!), prendo carrrello e…..orca miseria. Ma che e’ ‘na discoteca!

Il supermercato era pieno di gente, giovane, generalmente ciarliera, che prendevano 2 mele qui, 2 pomodori li, il pacco piccolo di cereali. Insomma una fetta demografica che ormai non incontravo piu’ al supermercato da 9 anni!!!

Ed allora, sono in questi momenti che pensi “cazzo, io ero cosi 10 anni fa!”. Ebbene si. 10 anni fa a Londra, la giornata lavorativa finiva alle 6.30; andavi a berti un paio di birrette con gli amici, o a farti la partitella direttamente dall’ufficio; passavi dal Tesco Express e ti compravi 2 cose per farti la cena; ti facevi una ciarla con il compagno di casa; ti vedevi un po di TV; leggevi un po’ ed alle 11.30 andavi a letto. Detta cosi’ sembra noiosissima, ok diciamo che gli intrattenimenti non si limitavano a birretta e partitella, mi limito ad una versione puritana degli eventi!

Ad ogni modo, la sostanza e’ che la vita cambia radicalmente post figli! Ora, alle 6 sono ai fornelli a preparare qualcosa da mangiare, alle 6.30 i uagliuncelli sono morti di fame e di stanchezza (molto all’inglese) , alle 8/8.30 vanno a letto, io e la mugliera ci vediamo una cosa in TV (o un libro) ed alle 10 siamo tutti sotto il sacco…..pronti ad aver il letto invaso dai marmocchi (alle 6.50 …  am stavolta!) il giorno seguente.

La mattina seguente, svegliarsi da solo, fare colazione, leggendosi il giornale, senza correre a preparare i sandwich per la scuola, “hai messo in zaino la roba per la capoeira?” ad uno, “ti sei lavato i denti” all’altro, “forza che facciamo tardi” a tutti e due!

Ovviamente i figli ti danno soddisfazioni e gioie incredibili (a parte incazzature) ed ineguagliabili. Pero’ 18 ore da soli, a casa, sono sicuramente piacevoli!!!

PS. la mia cena e’ consistita in 200gr di ravioli freschi (fatti dal supermercato!) con burro e parmigiano, 2 birrette ed  una mela. #lightshopping

 

 

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Qualche settimana fa mi arriva una email per chiedere il mio voto per i Comites. Devo dire dei Com.It.Es. sapevo ben poco, anzi nulla. Grazie a Google, 20 minuti dopo, ero confuso ma leggermente piu’ aggiornato. Questo articolo qui, spiega la genesi e vita, contorta che sia, di questi Comitati per Italiani Residenti all’estero. Una mini summa e’ che i Comites sono analogici ai Comuni per i residenti all’estero. Se in terra patria abbiamo Comuni, Province, Regioni e Stato, in terra straniera abbiamo (da quel che capisco) Comites, Consolati, Ambasciate….e fortunatamente tanto mare che ci separa da questa farraginosa macchina burocratica pagata dallo Stato!

Ok, sono probabilmente molto superficiale. Non riesco ad inquadrare bene questi Comites e cosa esattamente facciano. Credo, organizzano incontri e seminari, co-ordinano e scremano richieste di finanziamento per associazioni locali che promuovono cultura e lingua italiana. Probabilmente molto piu’ o forse molto meno! Devo dire non sono grande amante di queste organizzazioni con scopi non ben delineati, finanziati dal settore pubblico e con potenziali risvolti politici. Ad ogni modo, esistono in citta’ dove ci sono piu’ di 3,500 residenti italiani e come sempre presumo alcuni siano piu’ attivi di altri. Questi sotto sono gli obiettivi del Comites di San Francisco. Catchy, vero? Chiaro, vero? Rimango fortemente scettico, e non per attacco personale ai membri attuali, ma per me gia nel linguaggio si intravede un torpore che per me significa: sono importante, ma e’ difficile dirti qual’e’ il mio valore aggiunto!!!

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L’email che ho ricevuto veniva dal candidato per il Comites di San Francisco. Mi pare di capire abbiano formato una rete globale con altri 3 candidati Comites  “……per costruire una rete globale dell’Intelligenza e delle eccellenze Italiane nel mondo e collegarle tra loro e insieme col centro dell’innovazione tecnologica  planetaria–Silicon Valley.” C’e’ un leggero bias verso la Bay Area, e poi, rete globale, con centro planetario con 3 “pianeti” soli, sembra un po menarsela!…mah, sara’ il mio cinismo.

La parte piu’ bella dell’email pero’ e’ la chiosa finale.

Chiosa che conservero’ nel mio inbox ad infinitum per ricordarmi della napoletanita’ piu’ sviscerata che Luciano De Crescenzo aveva cosi accuratamente catturato in “Cosi parlo’ Bellavista”.

“Contiamo ovviamente–avendone apporfittato–sulla vostra comprensione e ci scusiamo dell’intrusione, se d’intrusione s’e’ trattato. Vi assicuriamo che non vi importuneremo ulteriormente su questo soggetto”

2 note.

1. L’errore ortografico (apporfittato) era nell’email. Una svista senza dubbio, ma che rende la chiosa ancora piu’ Bellavistiana.

2. Ritengo che avendo la rete ambizioni planetarie, e rappresentando quindi culture diverse, si doveva come minimo espandere la chiosa con ” ….ci scusiamo, blah blah blah…vi assicuriamo, blah blah blah…e mettiamo la nostra testa sotto i vostri piedi, e potete anche muovervi, perche’ il nostro peccato sia rimesso davanti agli occhi di tutti” 😉

Solo cosi l’email avrebbe assunto quel carattere di purissima Italianita’ che il Comites vuole promulgare e ricordare a tutti gli Italiani come me, che da 20 anni (esatti tra 4 settimane), vivono fuori dal Bel-ma-logorroico Paese.

Un saluto caloroso, sperando di non bruciare i peli delle vostre sopracciglia, cosa che se succedesse non era minimamente intesa, ma che consigliamo trattare con crema idratante e postando un commento qui su questo blog, dove io possa rispondere cospargendomi il capo…….

È un bel po di tempo che non scrivo. Un po per mancanza di tempo, un po per mancanza di ispirazione. Mia mamma, che segue questo blog, mi fà “….i tuoi posts sono interessanti ma non piu divertenti come quelli dall’India”. Beh, sicuramente l’India ti offre piu spunti e qualcosa di insolito succede sempre. Presumo sia vero di tutti i paesi emergenti, mentre in quelli “emersi” poco ci sconvolge (politica a parte!). Ma digredisco.

I social media, di cui siamo tutti, chi piu chi meno, utenti ci stanno facendo diventare completamente a-sociali. Uso la mugliera come esempio…poi mi cazzierà ma pazienza!

Data la nostra posizione di migranti perpetui, ora da una parte del globo ora da un’altra, la mugliera aveva perso contatto con tanti suoi amici, perche’ comprensibilmente mantenere contatti diretti con tutti e’ sicuramente piu’ oneroso (di tempo non danaro). Per complicare le cose, negli ultimi 7 anni e’ stata dotata dal suo ufficio di un Blackberry completamente purgato da ogni app, quelle poche che c’erano disponibili. Praticamente buono per telefonate, text ed email. Punto. 6 mesi fa le e’ stato dato un iphone (oltre il BB) per usare twitter per lavoro. Ovviamente telefono sbloccato, lei si e’ prontamente installata tutte le social app de rigeur….Facebook, Likedin, Twitter, Whatsup, Instagram. Si e’ creata l’account FB (a parte gli altri) ed ora si e’ riconessa con i suoi amici/amiche che non sentiva da anni. Beh, mi sembra una cosa fantastica. Si e’ vero, siamo tutti piu’ vicini ai nostri amici lontani, ma piu’ lontani agli amici vicini!

Quante volte per strada, al cinema, sul treno, in attesa del appuntamento, avete visto centinaia di persone incollate ad uno schermino piccino piccino, ma che non si cagavano manco di striscio il collega, amico, o semplice passante al loro fianco. Se c’era una bella gnocca, magari si fanno un selfie con la tipa in background, ancor peggio se c’e’ uno/a famoso…..ma nessuno parla. Siamo in contatto attraverso il “like button” e commenti al volo (io incluso).

I nostri amici sanno i cacchi nostri a migliaia di km di distanza, e noi ugualmente possiamo seguire le loro vite, ma poi non parliamo con le persone al nostro fianco. In base puramente alle mie osservazioni questo e’ un trend sicuramente giovanile, ma che ha attecchito velocemente e capillarmente con i 40 e 50+. I nostri padri e nostre madri si connettano per sentirsi piu’ vicini a noi, sapere che succede ai loro nipoti (se ce ne sono) o perche’ non ne abbiamo sfornato ancora! C’e’ chi vede FB come una finestra sul mondo di altri, ed inizia la giornata postando “buon giorno a tutti”, oppure “fine giornata vado a letto”, o “sto per perdere l’aereo”….. pero’ non scambiano una parola con partners, non fanno il sorrisetto alla stewardess per farsi aiutare….generalizzo, ma diciamo, a mio avviso, il contatto telematico a in parte sostituito quello personale, e qui a San Francisco, mecca delle nuove tecnologie ed idee, vedo sempre piu’ persone incollate a telefoni che abbracciati agli amici!

La mugliera recentemente mi ha invitato al suo network su Linkedin….io non ho ancora accettato. So che lo fa per sentirsi piu’ vicino a me, ma in effetti dormiamo nello stesso letto ogni sera, quindi io ho premuto……..IGNORE. E mi sentiro’ dire perche’ mi hai snobbata….ma no cara, se vuoi sapere che faccio nel mio lavoro e chi ho incontrato chiedimelo pure davanti ad un piatto di pasta al ragu 😉 Non credo ci siano grandi novita’ sul mio CV di cui non sia al corrente.

Ad ogni modo vi lascio perche’ sto andando al Bottle Rock Festival a Napa a sentirmi i Cure……e vai (tipica cosa da 40enne che si sente giovane!). Vado solo, con telefono, vi beccherete una foto dei Cure on stage…quella per fare il cool type! ma magari mi faccio anche una chiacchera con qualcuno li…..chi mi conosce sa che faccio fatica a parlare con sconosciuti 😉

ciao

Ultime ore in Cile. Sono stato qui per 3 giorni per lavoro ed il mio volo è alle 2 di notte….auch. Finisco di fare quel che dovevo alle 5.30. Sono 2 giorni che passo ore nel traffico di Santiago per vedere la situazione nella “influence area” per un progetto al quale sto collaborando. Sono appena stato 5 ore appiccicato al MacBook per metter giù tutto per iscritto …..ora basta, mi vado a fare un giro per Santiago. L’albergo è vicinissimo al barrio Bellavista. Qui lo considerano un Bohemo. Bah, sicuramente ci sono tanti localini, molti giovani (zona con tante università ), ci sono alcune gallerie d’arte e varie case con murales molto carini sul fronte strada. Ad ogni modo mi metto in moto. Sta per incominciare Inghilterra v Cile amichevole di calcio a Wembley. I bar si stanno riempendo di giovani cileni. È venerdì, significa che oggi si finisce di lavorare presto!
Sono indeciso, mi vado a fare una cervecita e vedere la partita, o continuo a vagabondare? Vagabondo, non mi potrei perdonare il non essere andato in giro per vedere una partita della quale non me ne frega quasi niente. Zonzolo senza meta, destra, sinistra. Arrivo alla base de Cerro S. Cristobal, dove c’è una funicolare che ti tira su sul colle fino al santuario alla Virgen, che poi a me sembra un po’ un Cristo, come quello di Maratea, ma molto più basso! Sono tentato salgo? Si ma non ora, il sole è ancora troppo alto. Mi vado a vedere il secondo tempo della partita!
Entro in un baretto pieno di gente, super contenta e tutti con delle belle bottiglie da 1 litro di birra….ammazza poi dicono gli inglesi! Però almeno qui si mangia insieme al bere…..molto più civilized. Mi faccio due birrette, un piatto di gamberi con formaggio fuso sopra (non male) e parlo un po’ di calcio con il tipo al mio fianco. L’atmosfera è da coppa del mondo, con canti, grida ed un mega “ci ci le le, cile” quando segnao il secondo gol. Mia moglie mi ammazzerebbe ma sono contento che il Cile abbia vinto. Finisce la partita e vado a prendere, l’ultima funicolare che sale sul Cerro.
Beh il panorama è davvero spettacolare. Santiago è tutta ai tuoi piedi, lì sotto a te. L’altipiano su cui si estende Santiago è circondato dalla cordigliera su un lato, montagne spettacolari, alte dritte, con le cime innevate. Parliamo di vette di 4.500 metri appena fuori da Santiago! Stupendo. Salgo fin su al Cristo (o Virgen!), mi siedo sui gradini del santuario e mi godo il panorama, il sole che tramonta ed il misto di turisti e Cileni che si vengono a fare foto varie. Il Cerro è metà di ciclisti e podisti che si fanno i 4-5 km di salita (a seconda da dove salgono) e che son lì a parlottare avendo raggiunto la cima! Beh come sgambatella prima del venerdì sera non è male.
Inizio la discesa, stavolta a piedi. Secondo le informazioni che mi hanno dato ed i cartelli sono circa 6km seguendo la strada principale….nessuno mi ha detto che ci sono dei percorsi sterrati solo per pedoni. Vabbuo’ mi avvio per la strada. Che rabbia tutta sta gente che sale o scende (soprattuto quella!) con le bici…..aaaarghhhh voglio due ruote anche io. Ad ogni modo scendo, scendo, ad un certo punto mi meno giù per un sentiero sterrato e taglio un po’ di strada. Arrivo ad un bivio. C’è un custode del Cerro. Senta per scendere a Bellavista dove vado? “Beh esta se la ruta però es muy perigrosa”. Perigrosa? E chi ci stanno gli indios che mi assalgono….si si, mi ripete e’ pericolosa. Facendo un segno di strangolamento alla gola! U maronna, non voglio prendere l’altra strada che mi porta 3/4 km dal mio albergo. Che faccio?
Comfort zone, la benedetta comfort zone!
Non conoscendo Santiago per niente. Non avendo la più pallida idea del pericolo del Cerro S. Cristobal all’imbrunire, comfort zone dice vai per la strada sicura e poi prenditi un taxi. Ovviamente la parte del mio cervello che controlla la comfort zone, non recepisce. Qui si tratta di risk/benefit analysis…..beh sui benefici c’è da discutere, ma anche sui rischi.
Mi faccio un conto. Ho una macchina fotografica portatile, un po’ di soldi, 2 fesserie (valore 20$) che ho preso ai bimbi….Nah che se rubano! Però il custode mi ha messo una certa apprensione. Inizio a camminare giù per il Cerro, il custode mi ripete “guarda che ti ho avvisato” …’tacci sua. Beh inizio a corricchiare, penso che almeno così riesco a scendere più velocemente, prima che si faccia buio, se un cornuto ladro mi vede forse si rompe di inseguire uno che corre (!). Prima però mi metto qualche banconota in tasca, ma il grosso (incluso carte) nel calzino! Mica mi fanno un body search se mi fermano! Sembro un vero coglione. Sono lì in chinos, polo, mocassini (con suola in gomma però!), una bustina coi regali e la macchina fotografica in mano, che corre in una strada frequentata da podisti e ciclisti!
Cazzo, sembra che mi sia dimenticato il forno acceso a casa! Scendendo incrocio 6 persone, di cui 3 sono ragazze che parlano in francese sedute sul ciglio della strada a godersi un’ora stupenda di Santiago in Novembre, con una temperatura perfetta ed una luce da paura! Tutti mi guardano e probabilmente pensano….guarda lì che pirla!
Ad ogni modo arrivo al cancello di uscita del parco in 11 minuti….era tutto in discesa! Non ho neanche sudato. Mi levo il portamonete dal calzino, bevo un sorso d’acqua (ah si avevo anche la mia bottiglietta in mano mentre correvo), e ritorno nella Bohema Bellavista, dove i locali pullulano di gente.
Ok sono sopravvissuto. Forse sono stato un po’ imprudente, forse il custode ha un po’ esagerato con il turista di turno, forse ho avuto semplicemente culo, ma la comfort zone per un’altra volta l’ho spinta un po’ più in la!
Ultima comida cilena, e tra 4 ore inizia il mio viaggio di ritorno……18 ore di volo e 2 scali…cazzo quella testerà la mia comfort zone molto più!

Mi sono reso conto che sono vari mesi che non scrivo piu’….shame on me, direbbero qui! Bah mi sono perso nella terra delle opportunita’ e smarrito la mia vena ispiratrtice Indiana 😉

Ieri sera sono andato all’Italian Innovation Day, organizzato da Mind The Bridge un Silicon Valley accelerator soprattutto (ma non solo) per start up italiane.

Maro’ (e non quelli voluti dall’India, ma quella che sta su nel cielo!) rileggendo la frase di sopra mi son reso conto che ormai parlare italiano puro e’ diventato sempre piu’ difficile….cacchio, su 25 parole, 11 sono in Inglese!!! Abbiate venia.

Allora cominciamo da cosa sia questo accelerator. Per gli amanti dei motori, non serve a far muover le automobili 😉 ma piuttosto a far muovere idee. E’ una delle tipiche manifestazioni della realta’ imprenditoriale ed innovativa che domina la Silicon Valley. Mind The Bridge cerca persone con idee da sviluppare in un business, le aiuta, le guida, le finanzia, e spera di guidarle fino ad una “exit” che porti soldi a fondatori e finanziatori. In particolare MTB guarda al bacino del mediterraneo per nuove idee, ed usa la competenza ed esperienza di mentors che sono qui nella Silicon Valley da anni per svilupparle.

Essendo questo un mondo totalmente nuovo per me, e’ molto interessante vedere alcune delle dinamiche in gioco, ma soprattutto scoprire che ci sono tanti giovani con idee, passione e determinazione che vogliono creare qualcosa di nuovo. I giovani in questione, almeno quelli che ho incontrato fino ad ora, sono principalmente Italiani, e la cosa e’ veramente piacevole.

Lungi da me pensare che in Italia non ci siano persone in gamba, anzi ce ne sono tante. Purtroppo vedendo l’Italia dal di fuori da tanti anni, mi sembra che le buone idee siano talvolta soffocate da un sistema che non le promuove. C’e’ una certa reticenza al rischio da parte di molti, e specialmente di chi ha soldi da spendere. Meglio investire in un appartamento da affittare, che in 4 giovani che ti vendono idee, spesso tecnologiche e che talvolta sembrano esoteriche.

E’ anche vero che avere idee non e’ sufficiente, neanche qui in Silicon Valley, ad attirare interesse e finanziamenti. Ci vuole determinazione, chiarita’ di intenti (vedete in Inglese e’ focus…..un po piu’ diretto e conciso!), spirito di iniziativa e tanta voglia di credere nelle proprie idee.

L’Italian Innovation Day era un modo per far parlare Italiani che hanno gia’ fatto ed ottenuto molto qui in Silicon Valley, ma anche giovani che hanno creato start up e che sperano di fare ancor piu’. Gli “startappari” italiani (l’ho scritto in modo fonetico per rendere l’idea) come li definisce il Console Italiano a San Francisco, non mancano ed alcune delle loro idee sono veramente simpatiche e spero di successo.

Soprattutto di questi tempi, dove in Italia mi sembra ci sia un forte scontro, almeno in politica, tra il nuovo ed il vecchio, e’ veramente rinfrescante sentire parlare giovani che hanno idee, che vogliono fare cose nuove, che non accettano lo status quo, che hanno l’esuberanza (e forse un tantino di arroganza) giovanile, ma anche devo dire un vero spirito imprenditoriale. Credono nelle loro idee, fanno funzionare la testa, sono determinati e non si accontentano del posto fisso a 25 anni!

Nel tornare a casa dall’evento, mi chiedevo, risk taker si nasce o si diventa? non mi sono ancora dato una risposta, o meglio ho risposto si e no a tutte due le scelte contemporaneamente! Di una cosa pero’ mi sto convincendo, vivere in un ambiente dove rischi, calcolati che siano, sono incoraggiati sicuramente aiuta. Se da ragazzino sei circondato da un ambiente dove persone poco piu’ grandi di te creano, smanettano, fanno e disfano, falliscono o hanno fortuna, e’ piu’ probabile che se hai un’idea cerchi di emularli. Come ho detto prima avere idee non basta per aver successo, ma essere in un ambiente che le stimola aiuta. E successo porta successo. Chi ha fatto milioni di dollari vendendo la sua start-up e’ probabile reinvesta parte del gruzzolo in altre idee e start-up. E’ un ciclo virtuoso che si perpetua da solo, perche’ gente con idee nuove ce n’e’ sempre e bisogni da soddisfare anche. Sta ai giovani, senza vincoli, senza carichi, senza preconcetti ed attitudini “non si puo’ fare” a darsi una mossa.

Un amico ha condiviso con me questo piccolo video di RSA Animate (vedi sotto).

RSA e’ la Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce…..mizzica che nome! Ma cosa fanno? Beh, ecco cosa fanno dal loro website: “…finding innovative practical solutions to today’s social challenges”. Non male come missione. Ci riescono? Non so quanto successo abbiano in pratica, ma di sicuro le loro ricerche, “talks” e la serie Animate sono molto interessanti, seguite da molti, e sicuramente fanno pensare molto, chi come me, si chiede quali siano le leve che muovono la nostra societa’.

Interessante come si sfidi il concetto che un bonus pecuniario sia necessariamente la leva migliore per far meglio. Certo la premessa e’ che il salario percepito sia abbastanza da consentire di vivere decentemente, pero’ interessante che un giorno dedicato alle proprie idee possa essere molto piu’ produttivo di un giorno speso a seguire delle linee predefinite.

Mi chiedo a che livello questa logica funzioni. La ricerca menzionata in questo video sostiene che il denaro funzioni come incentivo per attivita’ di base. L’operaio in catena di montaggio, l’impiegato bancario, etc. Non voglio sminuire la loro professionalita’ o tipo di lavoro, ma ritengo questi possano essere considerati lavori con compiti ripetitivi e basati su processi.

L’incentivo pecuniario non funziona invece quando si richiede di risolvere problemi piu’ complessi. E’ forse per questo che molte societa’ della Silicon Valley continuano ad investire in posti di lavoro “cool”, con zone svago, mense degne dei migliori ristoranti, strutture sportive integrate, trasporto al posto di lavoro, fanno i day out, le competizioni interne, etc. Sono questi i soft benefits che rendono piu’ di un bonus a fine anno?

Interessante che, soprattutto di questi tempi, quando molti cercano aumenti di produttivita’, ricerche sostengano che attivita’ apparentemente poco produttive siano in effetti essenziali per risolvere problemi complessi!

Consiglio vivamente farsi un giro sul sito di RSA Animate . A parte le vignette ed i disegnatori, che sono veramente uno spettacolo da seguire, gli argomenti trattati sono veramente interessanti, di natura globale, di applicazione quotidiana….in Inglese 😉

Spesso, ed a giusta ragione, si parla di monopoli come una cosa terribile e diabolica, che tolgono la possibilita’ di scegliere  al consumatore, riducono la spinta a modernizzare ed ottimizzare, fanno pagare di piu’e danno meno. Ci sono numerosi casi di monopoli, spesso statali, che risultano da scelte piu’ politiche che economiche (e senza dubbio non finanziarie), che sono testamento di quanto sopra. I monopoli sono stati smantellati in Europa, in buona parte per impeto della Unione Europea, per garantire libera concorrenza in svariati mercati.

Mizzica che pippa sto post, vi starete chiedendo?! Ok, forse un po meno sobrio di altri, ma leggete amici, leggete.

Negli ultimi 2 giorni in California si e’ votato per una serie di cose. Elezioni di superior court judges, district supervisors, city and town councils, ed una marea di “measures”. Ora non ho tradotto in Italiano, perche’ non sono sempre sicuro dell’equivalente corrispettivo e di scrivere proprio pirlate non mi va! Le measures vi dico pero’, sono legate al sistema, prettamente californiano, di Propositions di cui ho parlato qualche tempo fa. Sono, in teoria, l’applicazione massima della democrazia. In termini molto superficiali: Non ti va bene qualcosa? redigi una Propositions; raccogli firme; se ne raccogli abbastanza (5-8% dei votanti nelle precedenti elezioni governative) viene messo al voto degli elettori come un referendum; se piu’ del 50% dei votanti dice si, la proposition diventa parte della costituzione californiana (o della citta in questione), con stesso peso delle leggi approvate dal corpo legislativo e firmate dal governatore. Il sistema benche’ teoricamente ha dei pregi, ha anche tanti difetti, perche’ chi ha piu’ soldi puo’ vendere meglio le proprie Propositions.

ImageAd ogni modo, qui a SF una delle Propositions (Prop. A), chiedeva che si smantellasse il monopolio sulla raccolta dei rifiuti urbani (residenziali e commerciali). Il contratto della munnezza per SF e’ gestito da Recology. Pensate un po, da breve ricerca (ed e’ possibile senza fondamento), pare che inizialmente la munnezza di SF alla fine dell ‘800 fosse raccolta da immigranti italiani! Il sistema era molto frammentato e dopo il terremoto del 1906 societa’ ed associazioni addette alla raccolta vennero formate. Sostanzialmente 2 societa’ prevalsero ed a loro nel 1932 venne data la concessione a raccogliere spazzatura in regime di duopolio. Poi i 2 “scavangers” si sono uniti in matrimonio, si sono accopiati, ed hanno dato luce a Recology. L’attuale monopolio privato che gestisce tutta la raccolta e discarica della munnezza sanfranciscana, e che e’ ora totalmente di proprieta’ dei dipendenti!

La Proposition A 2012 di San Francisco chiedeva sostanzialmente che il monopolio fosse interrotto, che i contratti fossero assegnati in maniera concorrenziale, che il servizio fosse diviso in 5 (raccolta, residenziale, commerciale, reciclaggio e compost, trasporto, smaltimento), che la citta’ di SF decidesse le tariffe per l’utente e prendesse possesso delle discariche.

I cittadini hanno risporto. NO.

Scusa, ma e’ un monopolio, non c’e’ concorrenza, le tariffe sono aumentate del 136% negli ultimi 10 anni……ma come, non aboliamo il monopolio di sti ladroni, qui nel paese del libero mercato? NO.

Praticamente questa proposition non sarebbe mai passata in quanto manco quei pochi Repubblicans di SF la appoggiavano! Recology, che stinco di santo non e’ per carita’, fa i lsuo lavoro bene. Il 77% della munezza di SF viene riciclata. Mica male. Ed il target e’ del 100% entro il 2030. Raccolgono in maniera puntuale, efficiente, ed i dipendenti (almeno quelli con i quali mi sono imbattuto per caso) sono gentili. Date uno sguardo al loro sito…..vi pare una societa’ di raccolta rifiuti?!

Quindi sono i monopoli sempre da eliminare? Ovviamente non sempre. Sono da eliminare quando danno un servizio scadente, a prezzi elevati, deprimono l’innovazione, hanno cattivo customer service, sono finanziariamente inefficienti e richiedono sussidi statali (state pensando a degli esempi italiani?). Ma quando cio’ non avviene, il monopolio puo’ avere dei benefici perche’ ha economie di scala intrinseche, e puo’ trovare efficienze e sinergie all’interno del processo complessivo. Detto cio’ sarebbe superficiale dire che non ci sono problemi, ma finche’ la barca va bene lasciamola andare!

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