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È un bel po di tempo che non scrivo. Un po per mancanza di tempo, un po per mancanza di ispirazione. Mia mamma, che segue questo blog, mi fà “….i tuoi posts sono interessanti ma non piu divertenti come quelli dall’India”. Beh, sicuramente l’India ti offre piu spunti e qualcosa di insolito succede sempre. Presumo sia vero di tutti i paesi emergenti, mentre in quelli “emersi” poco ci sconvolge (politica a parte!). Ma digredisco.

I social media, di cui siamo tutti, chi piu chi meno, utenti ci stanno facendo diventare completamente a-sociali. Uso la mugliera come esempio…poi mi cazzierà ma pazienza!

Data la nostra posizione di migranti perpetui, ora da una parte del globo ora da un’altra, la mugliera aveva perso contatto con tanti suoi amici, perche’ comprensibilmente mantenere contatti diretti con tutti e’ sicuramente piu’ oneroso (di tempo non danaro). Per complicare le cose, negli ultimi 7 anni e’ stata dotata dal suo ufficio di un Blackberry completamente purgato da ogni app, quelle poche che c’erano disponibili. Praticamente buono per telefonate, text ed email. Punto. 6 mesi fa le e’ stato dato un iphone (oltre il BB) per usare twitter per lavoro. Ovviamente telefono sbloccato, lei si e’ prontamente installata tutte le social app de rigeur….Facebook, Likedin, Twitter, Whatsup, Instagram. Si e’ creata l’account FB (a parte gli altri) ed ora si e’ riconessa con i suoi amici/amiche che non sentiva da anni. Beh, mi sembra una cosa fantastica. Si e’ vero, siamo tutti piu’ vicini ai nostri amici lontani, ma piu’ lontani agli amici vicini!

Quante volte per strada, al cinema, sul treno, in attesa del appuntamento, avete visto centinaia di persone incollate ad uno schermino piccino piccino, ma che non si cagavano manco di striscio il collega, amico, o semplice passante al loro fianco. Se c’era una bella gnocca, magari si fanno un selfie con la tipa in background, ancor peggio se c’e’ uno/a famoso…..ma nessuno parla. Siamo in contatto attraverso il “like button” e commenti al volo (io incluso).

I nostri amici sanno i cacchi nostri a migliaia di km di distanza, e noi ugualmente possiamo seguire le loro vite, ma poi non parliamo con le persone al nostro fianco. In base puramente alle mie osservazioni questo e’ un trend sicuramente giovanile, ma che ha attecchito velocemente e capillarmente con i 40 e 50+. I nostri padri e nostre madri si connettano per sentirsi piu’ vicini a noi, sapere che succede ai loro nipoti (se ce ne sono) o perche’ non ne abbiamo sfornato ancora! C’e’ chi vede FB come una finestra sul mondo di altri, ed inizia la giornata postando “buon giorno a tutti”, oppure “fine giornata vado a letto”, o “sto per perdere l’aereo”….. pero’ non scambiano una parola con partners, non fanno il sorrisetto alla stewardess per farsi aiutare….generalizzo, ma diciamo, a mio avviso, il contatto telematico a in parte sostituito quello personale, e qui a San Francisco, mecca delle nuove tecnologie ed idee, vedo sempre piu’ persone incollate a telefoni che abbracciati agli amici!

La mugliera recentemente mi ha invitato al suo network su Linkedin….io non ho ancora accettato. So che lo fa per sentirsi piu’ vicino a me, ma in effetti dormiamo nello stesso letto ogni sera, quindi io ho premuto……..IGNORE. E mi sentiro’ dire perche’ mi hai snobbata….ma no cara, se vuoi sapere che faccio nel mio lavoro e chi ho incontrato chiedimelo pure davanti ad un piatto di pasta al ragu 😉 Non credo ci siano grandi novita’ sul mio CV di cui non sia al corrente.

Ad ogni modo vi lascio perche’ sto andando al Bottle Rock Festival a Napa a sentirmi i Cure……e vai (tipica cosa da 40enne che si sente giovane!). Vado solo, con telefono, vi beccherete una foto dei Cure on stage…quella per fare il cool type! ma magari mi faccio anche una chiacchera con qualcuno li…..chi mi conosce sa che faccio fatica a parlare con sconosciuti 😉

ciao

Ultime ore in Cile. Sono stato qui per 3 giorni per lavoro ed il mio volo è alle 2 di notte….auch. Finisco di fare quel che dovevo alle 5.30. Sono 2 giorni che passo ore nel traffico di Santiago per vedere la situazione nella “influence area” per un progetto al quale sto collaborando. Sono appena stato 5 ore appiccicato al MacBook per metter giù tutto per iscritto …..ora basta, mi vado a fare un giro per Santiago. L’albergo è vicinissimo al barrio Bellavista. Qui lo considerano un Bohemo. Bah, sicuramente ci sono tanti localini, molti giovani (zona con tante università ), ci sono alcune gallerie d’arte e varie case con murales molto carini sul fronte strada. Ad ogni modo mi metto in moto. Sta per incominciare Inghilterra v Cile amichevole di calcio a Wembley. I bar si stanno riempendo di giovani cileni. È venerdì, significa che oggi si finisce di lavorare presto!
Sono indeciso, mi vado a fare una cervecita e vedere la partita, o continuo a vagabondare? Vagabondo, non mi potrei perdonare il non essere andato in giro per vedere una partita della quale non me ne frega quasi niente. Zonzolo senza meta, destra, sinistra. Arrivo alla base de Cerro S. Cristobal, dove c’è una funicolare che ti tira su sul colle fino al santuario alla Virgen, che poi a me sembra un po’ un Cristo, come quello di Maratea, ma molto più basso! Sono tentato salgo? Si ma non ora, il sole è ancora troppo alto. Mi vado a vedere il secondo tempo della partita!
Entro in un baretto pieno di gente, super contenta e tutti con delle belle bottiglie da 1 litro di birra….ammazza poi dicono gli inglesi! Però almeno qui si mangia insieme al bere…..molto più civilized. Mi faccio due birrette, un piatto di gamberi con formaggio fuso sopra (non male) e parlo un po’ di calcio con il tipo al mio fianco. L’atmosfera è da coppa del mondo, con canti, grida ed un mega “ci ci le le, cile” quando segnao il secondo gol. Mia moglie mi ammazzerebbe ma sono contento che il Cile abbia vinto. Finisce la partita e vado a prendere, l’ultima funicolare che sale sul Cerro.
Beh il panorama è davvero spettacolare. Santiago è tutta ai tuoi piedi, lì sotto a te. L’altipiano su cui si estende Santiago è circondato dalla cordigliera su un lato, montagne spettacolari, alte dritte, con le cime innevate. Parliamo di vette di 4.500 metri appena fuori da Santiago! Stupendo. Salgo fin su al Cristo (o Virgen!), mi siedo sui gradini del santuario e mi godo il panorama, il sole che tramonta ed il misto di turisti e Cileni che si vengono a fare foto varie. Il Cerro è metà di ciclisti e podisti che si fanno i 4-5 km di salita (a seconda da dove salgono) e che son lì a parlottare avendo raggiunto la cima! Beh come sgambatella prima del venerdì sera non è male.
Inizio la discesa, stavolta a piedi. Secondo le informazioni che mi hanno dato ed i cartelli sono circa 6km seguendo la strada principale….nessuno mi ha detto che ci sono dei percorsi sterrati solo per pedoni. Vabbuo’ mi avvio per la strada. Che rabbia tutta sta gente che sale o scende (soprattuto quella!) con le bici…..aaaarghhhh voglio due ruote anche io. Ad ogni modo scendo, scendo, ad un certo punto mi meno giù per un sentiero sterrato e taglio un po’ di strada. Arrivo ad un bivio. C’è un custode del Cerro. Senta per scendere a Bellavista dove vado? “Beh esta se la ruta però es muy perigrosa”. Perigrosa? E chi ci stanno gli indios che mi assalgono….si si, mi ripete e’ pericolosa. Facendo un segno di strangolamento alla gola! U maronna, non voglio prendere l’altra strada che mi porta 3/4 km dal mio albergo. Che faccio?
Comfort zone, la benedetta comfort zone!
Non conoscendo Santiago per niente. Non avendo la più pallida idea del pericolo del Cerro S. Cristobal all’imbrunire, comfort zone dice vai per la strada sicura e poi prenditi un taxi. Ovviamente la parte del mio cervello che controlla la comfort zone, non recepisce. Qui si tratta di risk/benefit analysis…..beh sui benefici c’è da discutere, ma anche sui rischi.
Mi faccio un conto. Ho una macchina fotografica portatile, un po’ di soldi, 2 fesserie (valore 20$) che ho preso ai bimbi….Nah che se rubano! Però il custode mi ha messo una certa apprensione. Inizio a camminare giù per il Cerro, il custode mi ripete “guarda che ti ho avvisato” …’tacci sua. Beh inizio a corricchiare, penso che almeno così riesco a scendere più velocemente, prima che si faccia buio, se un cornuto ladro mi vede forse si rompe di inseguire uno che corre (!). Prima però mi metto qualche banconota in tasca, ma il grosso (incluso carte) nel calzino! Mica mi fanno un body search se mi fermano! Sembro un vero coglione. Sono lì in chinos, polo, mocassini (con suola in gomma però!), una bustina coi regali e la macchina fotografica in mano, che corre in una strada frequentata da podisti e ciclisti!
Cazzo, sembra che mi sia dimenticato il forno acceso a casa! Scendendo incrocio 6 persone, di cui 3 sono ragazze che parlano in francese sedute sul ciglio della strada a godersi un’ora stupenda di Santiago in Novembre, con una temperatura perfetta ed una luce da paura! Tutti mi guardano e probabilmente pensano….guarda lì che pirla!
Ad ogni modo arrivo al cancello di uscita del parco in 11 minuti….era tutto in discesa! Non ho neanche sudato. Mi levo il portamonete dal calzino, bevo un sorso d’acqua (ah si avevo anche la mia bottiglietta in mano mentre correvo), e ritorno nella Bohema Bellavista, dove i locali pullulano di gente.
Ok sono sopravvissuto. Forse sono stato un po’ imprudente, forse il custode ha un po’ esagerato con il turista di turno, forse ho avuto semplicemente culo, ma la comfort zone per un’altra volta l’ho spinta un po’ più in la!
Ultima comida cilena, e tra 4 ore inizia il mio viaggio di ritorno……18 ore di volo e 2 scali…cazzo quella testerà la mia comfort zone molto più!

Il mio post precedente sulla scuola mi ha fatto pensare un po al sistema delle donazioni qui in America. C’e’ chi, come mia madre, ha un valore alto (e tecnicamente corretto) del termine donazione, e quindi non comprende assolutamente il sistema americano. C’e’ chi invece, pensa che le “donazioni” all’americana sono una rogna, quindi meglio farsi dare il conto in pieno direttamente e mettersi l’anima in pace.

Voglio fare una parentesi, io non sono ne pro America ne pro americanismi, pero’ come credo di aver mostrato nella mia esperienza indiana, sono di ampie vedute. Osservo, valuto in base ai miei canoni, ed esterno la mia opinione personale. I sistemi sociali, economici e culturali al mondo sono diversi, tutti con dei pregi e dei difetti.

Premesso cio’, perche’ sta storia delle donazioni mi interessa cosi tanto. Bene, perche’ qui in US (almeno a San Francisco), dove ti giri ti giri le donazioni sono onnipresenti e sostengono tante attivita’, soprattutto di tipo artistico e culturale ma non solo.

Vai al teatro, c’e’ una parete piena di nomi di “donors” organizzati in categorie diverse a seconda di quanto hanno sganciato; vai all’opera, il programma ha un paio di pagine dedicate ai donors; vai allo stadio, ci sono le panchine donate da Joe Blog (versione inglese di Tizio, Caio e Sempronio!); ascolti la radio per le notizie, fanno per un mese campagna “donations” e parlano tanto di news quanto richiedono donazioni; vai a camminare nel bosco, ci trovi la panca di legno “in memory of…..” donata da ….

Insomma le donazioni portano avanti intere attivita’ di intrattenimento, informazione, cultura e ben altro. Ovviamente non ho neanche parlato delle donazioni politiche. Almeno 3 volte negli ultimi 6 mesi Obama e’ venuto a San Francisco per raccogliere fondi per la sua campagna elettorale. 38,000 dollari ti compravano un posto a tavola ….beh forse non proprio lo stesso tavolo ma sicuro avevi la possibilita’ di parlargli.

Un piccolo chiarimento fiscale. Da quello che ho capito fin’ora, donazioni a organizzazioni non profit sono detraibili dalle tasse (incluse scuole, ospedali non for profit, teatri, etc…basta che siano registrate come charities); quelle per fini politici, a sindacati, associazioni professionali o di commercio, o ad individui non sono detraibili. Il sistema sembra  logico, a mio avviso. Tutto cio’ che puo’ rientrare in una sfera filantropica e’ detraibile, tutto cio’ che puo’ essere strumento per influenzare leggi e regolamenti, o far soldi, no.

Il sistema, da un punto di vista, riflette il concetto di economia di mercato che gli americani tanto promuovono. Volete sentirvi l’orchestra sinfonica? Bene, trovatevi i soldi per mettere in piedi teatrino e burattini! Lo stato di solito aiuta, ma non tantissimo e non sempre. Se c’e domanda di mercato per la musica sinfonica, e voi dirigenti dell’organizzazione siete capaci ad offrire un prodotto di valore, la gente paga per il vostro servizio. Ora, si puo’ obbiettivamente non accettare un discorso del genere? Per me c’e’ della logica, e della logica buona. Se come direttore del teatro non ho sempre chi mi para il culo, devo essere uno/a capace di gestire (da solo o con l’aiuto di persone altrettanto capaci) sia la parte artistica, che quella finanziaria, quella del personale e commerciale. Insomma devo essere un vero manager. Certo non metto in dubbio che se uno ha finanziamenti assicurati (dallo stato per esempio), puo’ concentrarsi piu’ sulla parte artistica, e magari proporre cose nuove, alternative, che presentano un rischio di successo maggiore. Vero, pero’ non e’ lo stesso per chi produce film, o musica, o i cellulari? Ossia, se propongo un prodotto nuovo prendo rischi, se pero’ la mia organizzazione e’ seria, gestita da gente capace e che non ha il posto a vita, il rischio e’ calcolato; dei prodotti saranno dei flop, altri di gran successo. Il manager che li promuove viene bastonato per gli insuccessi, premiato per i successi.

Non voglio svilire la cultura ad un’operazione marketing, lungi da me. Voglio solo far presente che spesso, la pressione di dover autosostenersi, responsabilizza le persone e, si spera, fa in modo che i capaci vadano avanti ed i cialtroni NO.

Quindi, da un lato della medaglia, abbiamo attivita’ che competono per finanziamenti, le famose donazioni. Serve networking, serve capacita’ di vendere, serve anche che quello che si vende non sia una cagata totale. Servono direttori, presidi, dirigenti radiofonici che siano veri manager responsabilizzati, remunerati e riconosciuti per quello che fanno.

L’altro lato della medaglia sono i “donors”. Chi sono costoro? Gente che ha qualche spicciolo in tasca in piu’ sicuramente, ma non sempre e solo bisogna donare milioni. Gente che ha passione ed e’ interessata a promuovere certe attivita’. Gente che puo’ facilmente riscontrare dove e come siano stati spesi i propri soldi. Gente che vuole acquisire status, insomma si vogliono atteggiare con il nome sulla panca.

Se io dicessi ad uno di voi amante di musica italiana, fate una donazione a Kiss Kiss Italia? Mi direste ma stai fuori! (scusatemi se l’esempio non rende bene ma non ascolto molta radio italiana a parte la Rai 2). Qui pero’ gente dona per tenere in vita KQED. Una radio di San Francisco, che diffonde notizie usando un network di corrispondenti. Hanno una buona programmazione, buona copertura, buoni giornalisti. Si puo’ donare da 50-150$ per basic membership a 10,000+ per essere nel Producer’s Circle. Preciso, la radio ha anche pubblicita’ (generalmente altre organizzazioni non prodotti) ed e’ gratis sulle onde FM.

Grossa generalizzazione ora….ci vuole sempre (!), in Italia, la mia impressione, e’ che la gente non si fidi del prossimo. Le donazioni alle charities in Inghilterra sono enormi (nel 2007 sui 11 miliardi di pounds), in America nel 2010 eran 290 Miliardi di dollari! Mi sapete dire qual’e’ il numero in italia? Ricerca (ammetto approssimativa) mia non mi ha dato un numero! Sarei super contento (e sorpreso) se fosse della stessa magnitudine dell’UK (dato che popolazione e’ simile). La mia impressione e’ che in generale in Italia ci aiutiamo in modo diverso, ma se chiedete di dare soldi ad uno sconosciuto perche’ mandi avanti un teatro…mmmm non ci cavate 2 euro. Che fara’ questo/a con i miei soldi? Si comprera’ la macchina nuova a spese mie? Etc. etc……. sono probabilmente totalmente fuori strada! ditemelo, correggetemi, fatemi cambiare opinione…sono di ampie vedute.

Le donazioni alle scuole, per tornare al mio post precedente, entrano nella logica di quanto sopra. OK, c’e’ un aspetto fiscale. Quindi si abusa talvolta del termine donations. O se visto in altro modo, si facilita’ il contributo rendendolo fiscalmente ottimizzato 😉

Pero’ la scuola privata compete con altre scuole simili e con quelle pubbliche. La scuola costa, se si vuole avere un buon corpo docente, buone risorse, buone infrastrutture, buoni “manager” (il preside) che gestiscano la baracca. Se una scuola privata qui vuole sopravvivere, deve garantire un livello di docenza ed un accesso a risorse superiore alle altre concorrenti (publiche o private). Il prodotto che si offre deve essere di valore. Se e’ di valore la gente dona alla scuola perche’ continuino la loro missione. Qui e’ il misson statement della scuola di mio figlio (clicca qui). Mi date un esempio di mission statement di scuole italiane?

Ok, la storia delle donations e auctions alla scuola qui, mi ha inizialmente infastidito ed e’ una rogna. Pero’ come si dice “there’s logic in this madness”!

Vivere in America e’ caro, e senza grana e’ dura. L’educazione e’ solo uno dei tanti esempi. Si promuove uno stile di vita dove il denaro e’ fin troppo importante, ma si promuove anche la capacita’ e l’imprenditorialita’ della gente. E’ un sistema perfetto? Assolutamente no, ed anzi sono solo all’inizio nella mia fase di scoperta ed apprendimento. Pero’ ci sono degli approcci che hanno logica. Ripeto non sono perfetti, no sono talvolta equi, non sono talvolta auspicabili……… ma altre volte si, sono tutto cio’.

Salve sono tornato a bloggare! Eh si, sono ora 3 mesi che non scrivo una riga sul mio blog 😦 . Il cambiamento d’aria (dal subcontinente indiano a USA) come prevedibile ha portato varie magagne da sbrogliare e faccende da sbrigare lasciando poco tempo ed ispirazione per scrivere! Ma eccomi qui.

Non potevo che esordire la mia nuova stagione in terra straniera che con un’osservazione sullo stile di guida americano… o quantomeno californiano (sapete che non mi piace fare di tutta un’erba un fascio).

Per chi ha visitato l’India, recentemente o meno, sa benissimo che per guidare in India ci vuole una giusta dose di cazzimma, un disprezzo di chiunque piu’ piccolo di te, una certa determinazione che diventa quasi aggressione, ed una santa pazienza per restare sani di mente e corpo!

Beh, passando ad uno dei paesi che si vanta di essere all’apice del progresso in qualsiasi campo, ero convinto che il mio stile di guida doveva cambiare e di parecchio. Beh cambiare ho dovuto cambiare, ma dire che qui si guidi bene, secondo il mio umile parere, e’ proprio na strunzat’.

Fondamentalmente, la mia superficiale ed aneddotica analisi dello stile di guida Californiano, e’ individualista ed aggressivo nel rispetto delle regole.

Individualista. Non sorprende probabilmente da un paese che non ha una tradizione sociale radicata, che e’ diventato una super potenza mondiale grazie alla determinazione ed individualismo dei suoi abitanti. Aggressivo nel rispetto delle regole, per me s’intende come: “sono nel giusto e non mi adatto, tu sei nel torto e cazzi tuoi”.

Vi chiederete, ma che minchia c’entra questo filosofare da bar con lo stile di guida? C’entra, c’entra.

Allora, voi state guidando il vostro macchinone (di rigore in America) in corsia, seguendo il traffico che procede a velocita’ media, all’improvviso la macchina davanti si ferma. Gran frenata per non inchiappettarlo, e poi il legittimo quesito “ma perche’ cazzo si e’ fermato quando la strada davanti e’ libera?”. Per scendere davanti al negozio, ufficio o casa di suo interesse personale. E le macchine che dietro si devono fermare, ed evitare di urtarsi? Beh “not my problem” !

Banalissimo incorcio con semaforo. Traffico medio/intenso, la macchina davanti a te e’ nella corsia di sinistra. Semaforo verde la macchina non procede. Leggittimo il quesito “ma perche’ non procedi?”. Deve girare a sinistra. Altro legittimo quesito “scusi ma non sarebbe il caso di mettere una freccia, cosi io mi sposto alla sua destra, visto che prevegente non lo sono ma ci vedo bene?”. Not my problem, fatti tuoi che hai scelto la corsia di sinistra.

Strada a 3 corsie libera davanti. 2 macchine quasi affiancate. Qualche illuminato saggio come nel caso 1 di cui sopra, e’ fermo bloccando una corsia. Vedendolo da 300 mt prima, io metto la freccia per indicare che vorrei spostarmi nella corsia affianco e libera piu’ avanti. C’e’ tanto spazio per strada e nessuno deve fermarsi, magare rallentare di 5 km/h. La macchina affianco pero’ non cede spazio. Continua a guidare ad esattamente la mia velocita’ senza darmi scampo, finche’ arrivato dietro al pirla del caso 1 non devo fermarmi e trovare un buco nel traffico che nel frattempo sopraggiungeva.

Incrocio con “all-way stop”. Si fa un full stop, e passa il primo che arriva alla linea di stop, poi il secondo, poi il terzo e cosi via. Macchina davanti a me ferma allo stop che non si muove. Penso sta aspettando il suo turno, ma passa una, due, tre, quattro macchine  dagli altri rami dell’incrocio e la macchina non si muove. Molto sommessamente suono il clacson (non voglio mica fare l’indiano!), niente. Finalmente un passante si avvicina alla macchina per chiedere che sta succedendo. Oh la macchina si e’ rotta, non sembra partire piu! Oh porcaccia miseria, ma le 4 freccie, una mano fuori dal finestrino, un rametto d’olivo all’indiana, vuoi fare capire agli altri che non ti muoverai finche’ non viene il carro attrezzi?! Non dico neanche farsi aiutare a spingere la macchina al lato della strada….sarebbe troppo chiedere.

Il pedone qui e’ sacro (concezione fondamentalmente opposta a quella indiana!). Se uno sta passando all’incrocio tutte le macchine da destra, da manca, da sopra e sotto, davanti e dietro…..tutti si inchiodano. Ok mi sta bene. Proteggiamo i pedoni. Se pero’ non ci sono strisce, non c’e’ semaforo, non c’e’ niente allora il pedone forse deve stare un po attento quando attraversa la strada. No. Not my problem. Sara’ che il nostro Hybrid (non mi atteggio, l’hybrid e’ piu dettato da coscienza ecologica che dettami finanziari) non fa rumore quando va elettrico, ma piu’ di una volta un pedone si fionda davanti alla macchina nel mezzo della strada, mentre parla al telefono, totalmente ignaro del fatto che per evitarlo devo fare ricorso a tutti i safety aid della buona Toyota!!!

Il clacson, che in India sapete bene e’ onnipresente ed incessante, qui viene usato molto meno di rado, pero’ non ho mai sentito uno fare bip, ma biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip. Mizzica quando suonano, forse per giustificare lo sforzo fisico di premere il bottone, lo tengono incollato per 5 minuti…che la situazione lo giustifichi o meno.

Insomma guidare qui e’ certamente piu’ facile che in India, meno stressante, ma sicuramente altrettanto frustrante ed a volte veramente infuriante.

Siamo stati da poco per 2 giorni a Venezia. Beh che dire?
Bella? No bellissima. Cara? No carissima. Simpatici i veneziani? NO. ASSOLUTAMENTE antipatici, scorbutici e scortesi.

Ora, io capisco che vivere in un posto dove 365 giorni all’anno si è circondati da turisti di tutto il mondo, che non sanno e non capiscono, può stancare. È una bella palla dover spiegare le stesse cose a centinaia di persone ogni giorno. È anche vero che i turisti portano un pacco di soldi ai veneziani! Tutto costa tanto sia che sia in gestione privata che pubblica. Cioè per dirne un paio, la corsa unica sul vaporetto (il bus di Venezia) costa 6.50 euro! Una corsa, capito? Sali, fai 3 fermate e sei 6.50 euro più leggero nel portafoglio (certo puoi optare per il pass di 12 ore ti costa solo 16 euro!) . La biennale, costa 20 euro a cranio, grazie Sig. Sgarbi. Salita al campanile di S. Giorgio 5 euro, e se preferisci le scale…..sono chiuse, solo ascensore.
Ok va bene, tutto è caro, ma sai Venezia è unica, una perla, dove nell’entrarci sembra di saltare indietro nel tempo di 7 secoli. Ok mi va bene pagare per un’esperienza unica, impareggiabile, e che con buona probabilità non rifarò per altri 20 anni. Una sorta di investimento culturale e personale.

Bene, ora qual’è il mio cruccio con in veneziani? In media la mia esperienza recente, mi dice che nessuno gli abbia mai spiegato il concetto di customer service. Voi direte, ma che minchia vai dicendo? L’apri porta del vaporetto, la commessa al super mercato, il cameriere al ristorante, lo stacca biglietti al campanile, fanno un lavoro palloso e non gliene può fregar di meno del cliente. È vero, però al cliente che paga 6.50 per il privilegio di essere trasportato sul vaporetto gliene frega!

Ora non mi aspettavo, silver service, tappeto rosso e ferrero rocher! Semplicemente un per favore, uno scusi, anche solo un sorriso….niente di trascendentale, e soprattutto niente che costi molto, solo un minimo di educazione e cortesia.

Così vado alla coop a comprare dei panini, la commessa mi da il resto e mi cade la baconota da 5 euro tra le buste. Guardo il resto, faccio una pausa di conto mentale e chiedo alla signora con molto garbo: Io – scusi signora credevo di averle dato 20 euro, credo mi manchi del resto.

Lei – no, l’ho contato.

Io – (resomi conto dei 5 euro tra le buste) mi scusi ecco ho trovato la banconota, mi era scappata.

Lei – (quasi gridandomi) gliel’ho detto che avevo contato.

Io – si signora scusi non l’avevo visto, non si inalberi!

Lei – (sempre più acida) ma cosa vuole, l’ho contato il resto, cosa vuole, etc. Etc

Ok, sorrido, esco, penso che sarà il caldo.

Vaporetto. Arriva alla fermata, pronti a salire 10 giapponesi addormuti ma super educati e noi con passeggino. Facciamo scendere altri turisti, i giapponesi tentennano a salire aspettando un gesto dalla ragazza dell’ATV con occhiali fashion alla sbarra. Questa fa per chiudere la sbarra, al che io le faccio: perché non fa salire? La ragazza a 50 cm dalla mia faccia guarda di la e non risponde. Io ripeto, lei mi ignora! Alla fine il capitano, lascia la barca accostata e la sbarra si riapre, la ragazza imbronciata, anzi incazzata mi guarda e fa “se non vi sbrigate a salire!” tra lo stupore e la perplessità dei giapponesi che non avevano capito una mazza di cosa stava succedendo!

Campanile di S Giorgio. Biglietteria per ascensore. Nonnetta di 65 anni con nipote di 11 francesi, davanti a me. Chiedono stentati in italo francese (!) il costo. Il bigliettaio, sui 30 anni, mentre guarda da un’altra parte e totalmente scazzato “5 euro c’è scritto no?!” la signora cerca di chiedere se ci sono scale o sconti studenti. Il tipo gridando “ma che sconti, sono 5 euro. A Parigi pagate 5 euro un caffè e qui volete sconti”. La nonnetta atterrita caccia 10 euro e passa. Io allibito, dico al tipo, sa voi fornite anche un servizio al turista non solo biglietti. Lui mi guarda stupito “guarda anche se costa 1 euro chiedono lo sconto, etc etc” io lo guardo, sorrido, e penso, che troglodita! Poi in fila chiedo scusa in francese alla nonnetta per la maleducazione del bigliettaio. La nonnetta mi sorride e parliamo 5 minuti.

Tutti e due siamo concordi sul fatto che a Venezia non hanno bisogno di vendere la città. I turisti vengono lo stesso, qundi fanno quel che gli pare e trattano la gente come gli pare, tanto ci viene lo stesso!

Di piccoli aneddoti così ce ne sono capitati altri in 48 ore. L’unico gentile è stato il gondoliere giovane a 60 euro per 40 minuti di giro (prezzo super scontato, e non a nostra richiesta, perché faceva un caldo boia alle 2!).

È la morale che il soldo paga la gentilezza? Forse, ma per me no! A Venezia anche quando paghi ti trattano una merda…..

Sono un po di settimane che non scrivo niente, ma non per mancanza di ispirazione o di nuove esperienze da condividere, piuttosto per mancanza di tempo! Mercoledì è stato il mio ultimo giorno a Delhi, ora si passa ad altri lidi.

L’ultima settimana è stata ricca di “esperienze” che sintetizzo qui sotto.

Operation Control Centre

Vi chiederete cosa mai possa essere ed esattamente quali operazioni controllino a Delhi. Udite udite, un mio ex collega lavora ora per il DIMTS (Delhi Integrated Multimodal Transport System). Questa è una società 50/50 tra il governo di Delhi ed una banca (IDFC) e come dice il nome cerca di integrare ed ottimizzare i vari mezzi di trasporto a Delhi. Il mio collega, esperto di traffic modelling, mi ha invitato a vedere il nuovo “state of the art” control centre. L’ingresso del centro è all’indiana: all’interno dell bus terminal mezzo in rifacimento e polveroso come un campo di calcio al Cairo (doveva essere pronto per i Commonwealth games!), lasci le scarpe fuori dalla porta a vetri che ti separa da 3 giganti schermi con una serie di postazioni a semicerchio tipo NASA!!! Hanno 14 videocamere su 7 incroci del piccolo tratto (al momento) di Bus Rapid Transit corridor. Le videocamere possono zoomare fino a vedere il conducente che si scaccola, ma più importante possono cogliere infrazioni (che vengono comunicate alla polizia), possono controllare il flusso di traffico e gli operatori possono variare le fasi dei semafori per ottimizzare la circolazione. Inoltre il sistema ha sensori nella strada ed un software preparato dalla Siemens che consente di registrare dati ed automaticamente variare le fasi dei semafori per evitare accumuli….code eccessive! Uno studio dettagliato è in corso per portare i corridoi BRT  a 230 km a Delhi…tutti controllati da questo OCC. Al momento 4000 bus sono dotati di GPS (altri 6000 dovrebbero entrare in servizio presto). Tramite il GPS dall’OCC possono sapere esattamente dove sono i bus, se hanno deviato dalla rotta prestabilita, se ci sono problemi o il guidatore fa il furbo; se si fermano a tutte le fermate come da contratto; se i bus sono uno dietro all’altro e quindi li possono far distanziare. INoltre su un primo cluster (circa 70 bus) hanno iniziato biglietto elettronico, ogni biglietto viene comunicato all’OCC. I dati raccolti forniscono centri di origine e destinazione dei viaggi. Il mio collega mi ha fatto vedere come analizzando le rotte dei bus ed i centri di domanda, sono riusciti a razionalizzare il sistema riducendo le linee da 930 a 400 (o na roba del genere), eliminando duplicazioni e razionalizando percorsi. Molte altre sono le applicazioni possibili con i dati raccolti dal OCC, in parte sotto prova, come messaggi variabili alle fermate, servizio SMS al cliente per avvisare quando il bus e 5 minuti dalla fermata preferita, contingency plans insieme alla metro, etc. etc.

Visita alla agenzia delle assicurazioni

Ebbene si, ci sono dovuto tornare!!!! Questa volta per trasferire l’assicurazione all’amico tramite il quale stavo vendendo la mia moto. Indrajit ji stavolta non c’entrava, ma Rajeev ji! Stessa manfrina di carte volanti, di ciarle con i colleghi del chappal che gli faceva male al piede (mentre io ero li davanti a lui che aspettavo ed ascoltavo), stesso passare di carte apparentemente inutili (ognuno aggiungeva una firma ed una sigla al mio fascicolo. Un po di sorrisi, qualche commento su come mi dispiaceva lasciare l’India (che è vero), qualche thank you susseguioso in più, ed il certificato nuovo mi è stato rilasciato li per li, anche se mancava una copia di un documento che ho portato il giorno dopo!

Ultimo kabab da Karim

Questo non me lo potevo perdere. Karim è una sorta di istituzione a Delhi. E’ come la pizza da Michele a Napoli! Karim “original” è a Old Delhi appena fuori la Jama Masjid (la moschea principale). Si entra da un budello nella strada nel mezzo di un burdello nella strada! Esci dalla metro super moderna e con a/c per ritrovarti in una kasbha. Ti salvi dall’essere arrotato solo se prendi un cycle rickshaw…almeno diventa più un’esperienza tozza tozza 😉 Scendi e scansi 2 mucche, 100,000 peregrini all’uscita dall preghiera, 1000 moto e motorette che strombazzano nel casino generale, e ti infili in questo pertugio nella strada con un piccolo cartello che dice: Karim. Dentro ci sono varie salette attorno ad una sorta di mini mini cortiletto. La cucina è in comune, anche se le salette sembrano essere indipendenti…ma non lo sono. I camerieri di poche parole ma buona memoria, ti trovano un posto ed incominci ad ordinare…non tutto insieme, ma un po alla volta. Qui si mangiano kebab di montone e pollo, ma anche altre cose della cucina Mughal. Non ci sono bevande alcoliche di alcun tipo, c’è un via vai esagerato a tutte le ore del giorno e notte. I kebab sono molto buoni. aL acosa più incredibile è che nel casino generale, il cameriere non scrive niente, ha tutto in testa. Per pagare vai alla cassa e lui guardando in lontananza ti recita esattamente quello che hai mangiato nella sequenza in cui lo hai mangiato! E’ lo stesso principio adottato da Michele a Napoli!!!!

Visita al transport authority

Questa è stata una sorta di masochismo! Avrei potuto pagare 50 Euro ad un agente, ma un pò avevo fretta di risolvere la cosa, ed un pò volevo questa ultima esperienza indiana!! Dovevo cambiare la targa alla mia moto per venderla. Mi ero fatto dare una lista di tutti i documenti necessari. Li preparo in 2 giorni con il validissimo aiuto del nostro driver/tuttofare Frederick, e Lunedi andiamo insieme alla transport authority. Apre alle 830, ci presentiamo alle 9.15, ma l’impiegato si presenta alle 10 e passa. Vabbuò da aspettarselo. 3 di noi siamo li per pratiche simili, il primo ragazzo si fionda, ma noi tutti siamo li a marcare stretto. Inevitabile questo non avesse tutti i documenti, e chiunque era li vicino suggeriva la migliore cosa da fare, dove andare, cosa scrivere, etc etc….naturalmente il ragazzo non aveva chiesto aiuto a nessuno! L’impiegato non sbriga una pratica e poi passa alla prossima….oh no. E’ un po come essere al banco di un pub a Londra. Lui va da un capo all’altro della scrivania. Tutti gli passano carte e lui dispensa consigli, istruzioni o cazziate per 10 secondi poi passa al prossimo poi torna a te, poi passa a quello a fianco. Insomma a noi sembrava andare tutto bene, finchè non mi manda dall’ispettore per una firmetta. L’ispettore siede su una sedia all’ombra fuori nel parcheggio, dato che deve ispezionare i veicoli nuovi. Guarda i miei documenti, vuole vedere la moto, tutto ok, ma bisogna pagare la road tax (che normalmente si paga una sola volta all’atto dell’acquisto e che era stata già pagata dal primo proprietario della moto). Ma come dice qui già pagata! Si ma qua targa nuova, tassa nuova. Ma li, ma qui, ma su ma giù. Chiama l’impiegato e gli fa una cazziata, io spero che quello non se la prenda con me…..ed alla fine mi rompo i cabasisi, prendo la moto, vado al cash point, prendo contante e do tutto a Frederick. Paghiamo sta road tax e usciamo da qui. Da premettere il file della mia moto, era nell’archivio. L’archivista era giu nella sala principale e non su nell’archivio. Quando gli era stato chiesto di prendere il mio file, fa si tra 1/2 ora….ma come stai qui davanti a me…..nooo 1/2 ora siediti li. Ok ho capito, Frederick so 200 Rs qui, vedi se ci da il file…..file prodotto in 30 secondi! Ah l’ispettore mi da un foglio che l’acquirente deve firmare. io dico si si, ora vadfo da lui, parlo al telefono con il mio amico. Poi nel casino generale metto uno scippo. L’impiegato lo nota, ma noi sotto il suo naso facciamo si si ma guarda questo documento e poi quest’altro, girandogli le pagine del fascicolo sotto il naso….lui si dimentica, o meglio fa finta di niente, delle firme, e tutto va in porto! FAntastico sistema totalmente senza logica, da perditempo, senza trasparenza, senza principio ne coda, ma la registrazione l’hanno fatta li per li!

Aggiungo il commento del buon Frederick alle 9 quando nell’ufficio non si muoveva una foglia e c’era solo un impiegato allo sportello che si beveva il te: “Sir, inside no work, outside loads of frantic work”. Si, fuori ci sono gli agenti, che lavorano come matti per metter su carte vere o false, che poi portano alle 1030/11 dal buon impiegato che in quattro e quattr’otto gli sistema il tutto!!!

Varie altre cose sono successe negli ultimi 7 giorni a Delhi, ma meglio fermarmi qui……a tra poco il parallelo Napoli-Delhi. 😉

 

Cari lettori, questa ve la devo raccontare a caldo, scrivendo sul mio striminzito cellulare, quindi scusate se esce con errori!

Per andare e tornare dall’ufficio percorro il dnd flyway, un ponte a pagamento sul fiume yamuna. È una strada ad alto scorrimento di circa 8 km tra ponte e approcci, a 8 corsie (4 per carreggiata), senza corsia d’emergenza. Si va tranquilli a 80 all’ora.

Oggi esco presto per andare ai christmas carols, na roba inglese che piace a moglie e figli!

Appena dopo il ponte c’è un casino! Maro’ e cosa sarà mai. O un controllo della polizia o un incidente. Era un incidente sulla carreggiata opposta, e certo le ruote in aria di almeno una macchina non facevano presagire bene!

Ora, gli incidenti autostradali, istigano sempre una morbosa curiosità. Quante volte ci siete trovati intruppati nel traffico perché la gente rallenta per guardare.

Bene, lo stesso qui, solo meglio. La scena è una diciamo, tipo teatro all’aperto. Praticamente c’erano 20 macchine ferme a guardare l’accaduto. Ma il bello era una maruti parcheggiata a spina di pesce, nella corsia di sorpasso! Presumo il guidatore stesse cercando di massimizzare lo spazio parcheggio per dare la possibilità a più guidatori di partecipare allo spettacolo 😉

Io di situazioni, diciamo, interessanti ne ho viste parecchie qui in india, ma questa oserei dire le batte quasi tutte!

Incredible India!

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