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Qualche settimana fa mi arriva una email per chiedere il mio voto per i Comites. Devo dire dei Com.It.Es. sapevo ben poco, anzi nulla. Grazie a Google, 20 minuti dopo, ero confuso ma leggermente piu’ aggiornato. Questo articolo qui, spiega la genesi e vita, contorta che sia, di questi Comitati per Italiani Residenti all’estero. Una mini summa e’ che i Comites sono analogici ai Comuni per i residenti all’estero. Se in terra patria abbiamo Comuni, Province, Regioni e Stato, in terra straniera abbiamo (da quel che capisco) Comites, Consolati, Ambasciate….e fortunatamente tanto mare che ci separa da questa farraginosa macchina burocratica pagata dallo Stato!

Ok, sono probabilmente molto superficiale. Non riesco ad inquadrare bene questi Comites e cosa esattamente facciano. Credo, organizzano incontri e seminari, co-ordinano e scremano richieste di finanziamento per associazioni locali che promuovono cultura e lingua italiana. Probabilmente molto piu’ o forse molto meno! Devo dire non sono grande amante di queste organizzazioni con scopi non ben delineati, finanziati dal settore pubblico e con potenziali risvolti politici. Ad ogni modo, esistono in citta’ dove ci sono piu’ di 3,500 residenti italiani e come sempre presumo alcuni siano piu’ attivi di altri. Questi sotto sono gli obiettivi del Comites di San Francisco. Catchy, vero? Chiaro, vero? Rimango fortemente scettico, e non per attacco personale ai membri attuali, ma per me gia nel linguaggio si intravede un torpore che per me significa: sono importante, ma e’ difficile dirti qual’e’ il mio valore aggiunto!!!

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L’email che ho ricevuto veniva dal candidato per il Comites di San Francisco. Mi pare di capire abbiano formato una rete globale con altri 3 candidati Comites  “……per costruire una rete globale dell’Intelligenza e delle eccellenze Italiane nel mondo e collegarle tra loro e insieme col centro dell’innovazione tecnologica  planetaria–Silicon Valley.” C’e’ un leggero bias verso la Bay Area, e poi, rete globale, con centro planetario con 3 “pianeti” soli, sembra un po menarsela!…mah, sara’ il mio cinismo.

La parte piu’ bella dell’email pero’ e’ la chiosa finale.

Chiosa che conservero’ nel mio inbox ad infinitum per ricordarmi della napoletanita’ piu’ sviscerata che Luciano De Crescenzo aveva cosi accuratamente catturato in “Cosi parlo’ Bellavista”.

“Contiamo ovviamente–avendone apporfittato–sulla vostra comprensione e ci scusiamo dell’intrusione, se d’intrusione s’e’ trattato. Vi assicuriamo che non vi importuneremo ulteriormente su questo soggetto”

2 note.

1. L’errore ortografico (apporfittato) era nell’email. Una svista senza dubbio, ma che rende la chiosa ancora piu’ Bellavistiana.

2. Ritengo che avendo la rete ambizioni planetarie, e rappresentando quindi culture diverse, si doveva come minimo espandere la chiosa con ” ….ci scusiamo, blah blah blah…vi assicuriamo, blah blah blah…e mettiamo la nostra testa sotto i vostri piedi, e potete anche muovervi, perche’ il nostro peccato sia rimesso davanti agli occhi di tutti” 😉

Solo cosi l’email avrebbe assunto quel carattere di purissima Italianita’ che il Comites vuole promulgare e ricordare a tutti gli Italiani come me, che da 20 anni (esatti tra 4 settimane), vivono fuori dal Bel-ma-logorroico Paese.

Un saluto caloroso, sperando di non bruciare i peli delle vostre sopracciglia, cosa che se succedesse non era minimamente intesa, ma che consigliamo trattare con crema idratante e postando un commento qui su questo blog, dove io possa rispondere cospargendomi il capo…….

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A 3 minuti a piedi da casa nostra c’è una strada vibrante (non che la strada vibri per se, ma l’atmosfera si!) e funzionale che si chiama Clement. Vibra perchè è un misto di negozi e ristoranti del sud est asiatico (prettamente cinesi) e un paio di coffee shops locali, molto San Francisco hipster. Ah, dimenticavo, c’è una delle migliori librerie di SF, Green Apple, dove è sempre un piacere fermarsi.

Ad ogni modo, Clement, mi piace perchè: 1) è vicino casa 2) mi ricorda vagamente Napoli, almeno quando entri nei negozietti con il bordello che fanno i clienti cinesi 3) trovi di tutto dalle lampadine alle Mille Foglie di Matilde Vicenzi, dal pesce vivo allo scopino di plastica per il cesso!

Oggi mi mancavano a casa delle lampadine e della verdura. Perfetto scendo a Clement a piedi e prendo tutto in 10 minuti….in più mi sgranchisco le gambe che lavorar da casa in questo è molto negativo. Parto e vado.

penny-cent-coin-tailA SF (e probabilmente in tutta l’America, come altre nazioni Europee, ma non l’Italia) puoi pagare qualsiasi importo e diciamo nel 99% dei posti con “plastica”. Carte di credito, debito, pagamento via cellulare, etc. Fondamentalmente di cash ne serve poco con se, ne serve molto in banca dato il costo della vita, ma questo è un’altro discorso. Di solito io giro con 10/20 dollari in tasca, in caso serva, ma di solito non serve. Uno dei vantaggi per me del pagamento con “plastica” e che non ti riempi le tasche di monetine varie quando ti danno il resto. Soprattutto quando ti danno i maledetti cents. Son soldi, ed io con i soldi non gioco, pero’ il cent e’ una moneta assurda. Piccola di dimensione si dimentica facilmente nelle tasche, con nessun potere d’acquisto (a meno che non giri con il bustone), che non viene presa in nessuna macchinetta per erogazione biglietti o quant’altro, che da solo fastidio. E’ vero, un cent oggi ed uno domani, dopo un anno raccogli magari 5/6 dollari, o passi 1 ora all’anno a scastrare le monetine da lavatrici, asciugapanni, orifizi vari nella macchina, etc.

Tornando a Clement, come dicevo parto e vado. Lampadine primo stop. 2 minuti, bam bam. Lampadine, “energy efficient” per la precisazione, prese. Stavolta, dato che dopo visite natalizie di genitori sia miei che della mugliera, avevamo del cash a casa pago con contante. Resto sono 44 cents. I 40 fanno comodo che si possono usare nel parchimetro (generalmente non da me che uso la bici!), i 4 cents li restituisco alla cassiera (vedi sopra!).

Seconda fermata supermarket cinese New Lieng Hing. Premetto la mugliera non favorisce lo shopping in questi negozi. Un po perchè sono un po incasinati, che va bene per un napoletano, ma un britannico è leggermente a disagio nella bolgia. Un po perchè predilige frutta e verdura organica, cosa che mi trova in principio concorde, in pratica costa di più e c’è un leggero scetticismo sulla veracità della natura organica. I negozietti cinesi talvolta ti stupiscono con roba organica che mai ti aspetteresti di trovare, ma spesso no! Ad ogni modo, dato il tempo limitato, ci beccheremo un po di pesticidi stavolta, non ci uccideranno.

New Lieng Hing ha tanta verdura e frutta esposta, alcuna piu’ per cucina cinese che europea (non la riconosco), e tutta rigorosamente con i cartelli in cinese. Ad ogni modo a me servono 4 mele e degli spinaci….ancora c’è la faccio a riconoscerne i tratti! Prendo la roba, aggiungo 2 pacchi di biscottini per la colazione del pupo e vado a pagare. $6.42. Prendo 6$, tiro fuori le monetine. “Ah, ho 40 cents” faccio casual alla cassiera cinese, che pare sia la manager e parla un Inglese leggermente più chiaro. Mi guarda. La guardo. Ho 6.40 dollari invece che 6.42. MI guarda, la guardo. Ok ho capito vuoi 6.42. Altra banconota da 1$, e 58 cents di resto….incluso altre 3 monetine da 1 cent. Ma porca vacca, se avessi fatto più me e meno il generoso, mi fossi messo in tasca le 4 monetine da un cacchio di cent delle lampadine….per una volta sti maronna di cents sarebbero serviti a qualcosa. Da domani torno ad usare solo “plastica”. Aspetta, c’è un 1% a SF che non accetta carte sotto i 10$…..New Ling Hing fa parte del”1%!!!!!!!

Ma vaffamok!

2013-06-15 00.02.31Finalmente scopro un pò della San Francisco artistica, un pò alternativa ma non eccessiva, giovane ma non tutta, che si fa pagare ma non troppo, che promuove se stessa ma aiuta gli altri.

Ebbene si, tutto quanto sopra si può fare in una serata veramente interessante organizzata da Southern Exposure a SF. Cosa fanno questi bricconcelli spensierati? Ogni anno organizzano il “Monster Drawing Rally” dove 120 artisti lavorano l’uno affianco all’altro, hanno un’ora di tempo a testa per produrre lavori che poi vengono venduti appena sfornati. C’è di tutto, chi usa acquarelli, chi matite, chi lavora su tavolette di legno, chi su fogli A3, chi su foglietti piccini piccini; chi fa collage, chi scrive e disegna, chi in colla e taglia, un po di tutto. Io non conosco bene la scena artistica, ma la mia amica

2013-06-14 20.14.36con la quale sono andato mi dice che tra i 120 c’è un misto di artisti conosciuti ed altri molto meno, ragazzi alcuni che sono appena usciti dall’accademia ed altri che hanno lavorato già su progetti grandicelli.

 

Come si vende?

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Facile. Mano a mano che gli artisti finiscono i loro lavori (c’è chi fa una sola cosa chi ne fa 10 in un’ora), i volontari prendono le “opere” le fotografano e catalogano (il tutto proiettato su maxi schermo), mettono in bustine di plastica e poi le affiggono alle pareti con del nastro per pittori (sapete quello per non verniciare sulle maniglie!).

Il prezzo per ogni opera è fisso: 60$. Non svenduto, ma accessibile a molti, anzi direi quasi a tutti. I “venditori” prendono un’opera in mano, chi la vuole alza il braccio. Se sei il solo a volerlo, fatto, ti danno una sorta di ricevuta ed all’opera mettono un bollino. Se ci sono piú interessati, allora escono le carte. Ad ognuno viene dato una carta, chi ha la carta piú alta si prende il pezzo….sempre 60$ costa. Ed alla fine, dato che ci sono cose molto carine, la gente cerca di comprare, non gli esce l’asso vincente e prova per un altro pezzo, finchè prende qualcosa, ed inevitabilmente appiccicano al muro un’altra cosa caruccia assai, e ci riprovi!

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L’atmosfera è rilassata. Si fa un po di calca perchè molti vogliono prendere qualcosa, ma tutto in buono spirito. Anzi si incomincia ad aiutarsi a vicenda per aumentare le chance di beccare la carta alta….il vicino ti fa “lo vuoi quello? aspetta che prendo una carta per te”. Tutto molto easy going, e nessuno si lamenta di chi fa comparella con chi, o perchè o per come.

Quando poi hai finito, vai alla cassa, paghi incluso “sales tax”, con carta di credito su ipad, ti danno una ricevuta e vai a riprenderti il tuo quadretto ancora li appiccicato al muro.

La serata condita da qualche birretta, donata a SoEx da una brewery locale e da musica del DJ, che sono sicuro ad un certo punto era dietro i tavoli a disegnare….multi tasking vero!

La cosa interessante è che la serata è tutta in beneficenza. Gli artisti non si fanno pagare. Prendono zero delle vendite, magari qualche birretta gratis e si fanno un po di pubblicità. Gli introiti sono tutti per supportare i programmi di Southern Exposure. Cosa ci fanno con i soldi? Promuovono, aiutano, educano, incoraggiano giovani artisti locali. Gli danno spazi,  strumenti e qualcosa di soldi per vivere a SF e divulgare la loro arte. Organizzano esibizioni per far conoscere giovani (e non) che producono arte di maggiore o minore spessore.

Io due quadretti me li sono presi. Mi piacciono sono andato a vedere su google chi  siano gli autori! Bravi. Magari diventeranno famosissimi, magari no, però l’arte è soggettiva e la serata invitante.

Essendo riuscito a piazzare moglie in Inghilterra per lavoro, i pargoli a fare uno sleep-over a casa dei loro compagni di scuola (praticamente ha dormire a casa di altri) io mi sono dato all’arte! Beh poteva essere un Venerdi sera piu incolore, invece mi sono proprio divertito. L’idea e’ sicuramente replicabile (se non succede gia’) in altre città….anche in Italia 😉

Mi trovavo oggi per un meeting nella Mission, quartiere di San Francisco con un carattere più partenopeo che americano. Pensavo di mangiare un panino mentre parlavo con Paul di pannelli solari, ma invece ha preferito fare nel suo ufficio ed io ho saltato il pranzo! Inutile dire che alle 1330, uscendo dal suo ufficio avevo na fam’ ‘e pazz’…..mi viene un’idea: dove e’ oggi Pizza del Popolo? A Mission Dispatch. 5 minuti in bici. Vado!
Ma chi e’ pizza del popolo, vi chiederete. Eccovela. Un food truck qui a San Francisco

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Praticamente un container da 40 piedi, sopra ad un camion e dentro ci hanno fatto una pizzeria, con tanto di forno a legna, banchetto per preparare le pizze, piatti di alluminio lavabili (come quelli dei Thali Indiani (!), e l’immancabile iPad per prendere ordini e pagare con carta di credito/bancomat.

Mission Dispatch e’ uno spazio di, non so, 15×5 metri, dietro a dei magazzini, probabilmente era o e’ part time un parcheggio. Dentro oggi c’erano 2 food trucks: la pizza ed il crab sandwich truck, ed un tavolone con una quindicina di sedie! Ad un certo punto c’era anche un cliente che mentre aspettava la pizza si e’ lanciato in un rap ad alta voce, che quasi ci fanno pagare un biglietto aggiuntivo per lo spettacolo!

La pizza era buona devo dire, forse la migliore che ho mangiato qui fino ad ora…..mancava un pizzico di sale volendo essere pignoli! Ma per i miei gusti, era semplice, non inzivata, cotta bene (sottile dentro con il cornicione bello grande fuori!), con pomodoro buono e mozzarella ok…. considerando che siamo in California e non nel casertano 😉

Eccovela.

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Prezzo 11$……. E qui non si scappa, a SF pure se ti vendono aria fritta, so’ sempre 10$ almeno…..’tacci loro.

I food truck sono na roba che a preso piede malamente qui in US nelle città grandi dove il costo di avere un locale fisso e’ alto, e la gente degli uffici se ne frega di mangiare sedendosi ad un tavolo, ma prende na roba al volo e via. Da quanto ho capito, il food truck movement e’ incominciato a LA nel 2008 e piano piano si e’ diffuso in giro per l’america. Ora non e’ che il furgoncino con il paninazzo non esistesse prima, diciamo che quello che Kogi BBQ ha fatto a LA nel 2008, e’ stato prendere ingredienti buoni, con cucine non standard americane, mischiarlo con social media, et voila far pagare 10$ per un panino diventa cool!
Pero’ voi ve lo vedete il nostro equivalente, il furgoncino della porchetta, o quello del ‘o per’ e o muss’ che si ti dice via twitter dove si troveranno domani, e che specials hanno a disposizione solo per quel giorno?! Ed invece eccovi qui il twitter feed di Del Popolo

I food trucks sono diventati super diffusi qui a SF, ed in media la qualità del cibo e’ veramente buona. Messicano, Thai, Giapponese, Indiano, solo caffè, solo torte ed ora anche solo pizza!
Talmente diffusi che ora ci sono anche raduni dei food trucks, come a Off the Grid o altri spazi, vicino ad uffici che hanno messo due tavoli e sedie a disposizione dei clienti dei food truck, creando una sorta di piazza del mangiare!

Tutti i food trucks hanno licenza dalla città di SF, rispettano i codici sanitari, pagano tasse, e fino ad ora non sono venuto a conoscenza di lotte territoriali per aggiudicarsi l’angolo migliore. Inoltre la licenza prevede che il food truck non possa mettersi attaccato ad un ristorante fisso….ossia fare concorrenza sleale. Per ora mi sembra funzioni…..che sia un modello da replicare in Italia? Con il buon cibo che facciamo…decisamente si potrebbe…..ma immagino già gli ostacoli burocratici e non!

Per il momento Pizza Del Popolo e’ qui a SF, ma forse c’è ancora una nicchia da esplorare con ‘o per’ e ‘o muss……..

Mercoledi 17 Aprile, il Senato Americano ha bocciato una proposta di legge (il “gun control bill”) che intendeva chiudere un loophole nella legislatura esistente. Da quanto leggo e capisco la situazione sta cosi:

  • In America si vendono tante armi da fuoco.
  • Secondo dati ufficiali riportati dalla Brady Campaign ogni giorno in America 282 persone sono colpite da armi da fuoco, di cui 86 muoiono….AL GIORNO.
  • Se uno/a compra un’arma da fuoco in un negozio, il commesso prima di far pagare chiama un numero della FBI con i dati dell’acquirente, l’FBI controlla che la persona in questione non abbia impedimenti al possesso di arma da fuoco, ed autorizza la vendita. In dieci anni l’FBI ha ricevuto piu’ di 100 milioni di richieste e bloccato la vendita in piu di 700mila casi.
  • Se pero’ si compra ad un “gun show” ossia una fiera campionaria, su siti internet, o bacheche elettroniche come Armslist, non c’e’ nessun controllo. I promotori della legge sostengono che in America non ci sia alcun “background check” per il 20-40% delle armi da fuoco vendute.
  • La legge proposta (insieme ad altre) voleva chiudere questo loophole, in modo da render piu’ difficile per criminali e squilibrati mentali l’acquisto di armi da fuoco.

Ma la legge, che aveva come promotori un Senatore Repubblicano ed uno Democratico, quindi bi-partisan di natura, e’ stata bloccata. Servivano 60 voti in senato su 100, ma solo 54 sono stati i voti a favore, tra i quali 4 Republicans che hanno votato contro il partito. Ma anche 4 Democrats hanno defezionato essendo rappresentanti di Stati pro-gun.

La cosa incredibile e’ che circa il 90% degli Americani (in base a vari sondaggi) era favorevole ai nuovi controlli! Quindi perche’ i senatori hanno votato quello che possibilmente era ed e’ il sentimento popolare? I soldi. Ebbene si, i soldi come sempre, e la voglia di mantenere il posto in cattedra anche quando ne vada dei principi etici/morali.

La National Rifle Association nell’ultima tornata elettorale per le presidenziali ha speso circa $25 milioni in lobbying. Quindi ci deve essere piu’ di un politico che grazie a quei soldi ha finanziato la propria campagna elettorale, e siede li ora “on the hill”. I senatori democratici che hanno defezionato sono in stati in bilico (per i Democrats) e con elezioni il prossimo anno, quindi non volevano probabilmente mettersi ancora piu’ bastoni tra le ruote! La coscienza, quella che dovrebbe guidare le nostre azioni, pero’ dove se la sono messa?

In America, si sente parlare molto di “Second Amendment” quando si parla di diritto alle armi. Nel lontano 1791 il secondo emendamento entro’ a far parte della costituzione americana e’ recitava (come tutt’oggi) cosi: “A well regulated militia being necessary to the security of a free State, the right of the People to keep and bear arms shall not be infringed”.

L’intenzione, e la cosa e’ discussa da emeriti giuristi, era quella di consentire alla gente di armarsi  e costituire delle milizie armate per difendere la nazione da potenziali tiranni. In effetti sanciva la possibilita’ che la gente comune si armasse contro un governo democratico divenuto dispotico. Le cose sono cambiate dal 1791, e son cambiate parecchio. Ora il Second Amendment viene brandito dalle lobby pro-armi come la legittimazione del diritto a possedere una pistola.

Io non sono un grande amante delle armi, ma allo stesso tempo capisco che in alcune situazioni possano essere d’aiuto, ed in alcuni casi essenziali per la sopravvivenza. Mi spiego, se siete mai stati in Alaska, o nel deserto del Texas, o nella catena monutosa dei Rockies in Wyoming o Montana, beh potete anche apprezzare perche’ un’arma da fuoco puo’ essere utile! L’America e’ grande e relativamente poco popolata. Ci sono interi Stati americani dove si e’ soli nella natura. Dove il fucile puo’ servire a difender se stessi e i propri animali (per esempio) da predatori vari; dove il fucile puo’ servire a metter da mangiare sul tavolo (benche’ questo possa suscitare reazioni negative da animalisti).

Quindi in mezzo alle campagne sperdute, che gli abitanti abbiano i fucili, bah non mi disturba piu’ di tanto. Se pero’ nei centri urbani ci mettiamo tutti a girare con le pistole, i film del Far West diventano realta’ tragica ed atroce. Se serve il fucile nelle campagne, non serve sicuramente quello semi automatico con cartucce da 40 colpi!

Le tristissime stragi di Newton (Connecticut), Aurora (Colorado), Blacksburg (Virginia), e tante altre dove povere persone ci hanno appizzato la pelle, spesso bambini e ragazzi, non  hanno dimostrato niente? E’ possibile che l’equazione armi=violenza sia cosi difficile da comprendere per alcuni?

Una senatrice (Gabrielle Giffords) e’ sostenitrice della legge sui background checks. Lei era stata sparata in volto da uno squilibrato mentale nel 2011 a Tucson (Arizona), mentre nel parcheggio di un supermercato parlava con la gente. Forse i proposti background checks non avrebbero fermato il 22enne Jared Loughner nel folle atto, ma sicuramente gli avrebbero reso l’acquisto della pistola usata piu’ difficile.

Sono andato su google, cercato arms list, eccovi uno screenshot del sito. Ho cercato per annunci in california. Che dite la compro?!!!!!!! Sono sicuro che non tutti quelli che comprano o vendono armi abbiano cattive intenzioni. Alcuni lo faranno per collezionismo, altri perche’ andare al poligono gli piace, altri per difendersi se necessario (da bestiacce o meno), altri per motivi loro. Pero’ sono anche sicuro che ci sono compratori che non hanno motivi cosi legittimi, e venditori che hanno pochi scrupoli e gli interessa solo il cash! Allora siamo sempre li, se come acquirente non ho niente da nascondere, perche’ mai dovrei aver paura di un background check?

Su quale base morale o etica i senatori americani hanno bocciato questa proposta. Con quale coscienza hanno ignorato i morti innocenti nella loro stessa patria. Si, questa ed altre leggi proposte magari non sono soluzioni perfette. Probabilmente non fermeranno pazzi e delinquenti dal compiere altri atti di violenza. Pero’ sono deterrenti che aiutano a rendere piu’ difficile che cio’ succeda. E’ cosi ha votato a favore il Senatore Repubblicano John McCain, per il quale ovviamente la coscienza vale piu’ del posto on the hill!!!

Alcune cose qui in america non le capiro’ mai!! Mia madre, mi ha commentato che ormai scrivo solo post seri, che non fan piu’ ridere come quelli in India. E’ vero, ma ahime’ forse questo e’ quello che ci tocca nel vivere in un developed but sometimes wrong world!!!!!

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ImageOggi e’, per chi corre e chi no, un giorno veramente triste. La duplice esplosione alla maratona di Boston di ieri e’ una gran brutta notizia.

A Novembre avevo cercato di fare il tempo per qualificarmi per la stessa maratona, e purtroppo (o almeno cosi pensavo qualche mese fa’) un infortunio galeotto al polpaccio non mi aveva consentito di centrare l’obiettivo. Meno male, mi ha commentato la mugliera ieri sera, meno male che sei andato piano!

Stamane mentre correvo ascoltavo podcast vari (italiani e non) che commentavano sul tragico accaduto di Boston. Come molti facevano osservare, la scelta dell’orario e del posto in cui far esplodere gli ordigni era mirata a causare quanta piu’ tristezza, oltre che purtroppo morti, possibile.

Si perche’ i due ordigni sono esplosi quando arrivavano i podisti da 4 ore, ossia il gruppone, il numero solitamente piu’ folto, anche per una maratona come Boston dove i tempi di qualificazione sono tosti. E’ il gruppo dove arriva la persona che si allena 3 volte alla settimana, il padre (o madre) di famiglia al suo ennesimo challenge, il podista un po piu’ “maturo” che ha ancora nelle gambe tanta energia e nel cuore tanta voglia di sentirsi vivo. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, dove spesso ci sono i familiari, i figli che aspettano i genitori, gli amici che sono andati a incoraggiare il podista di turno. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, il momento di massimo gaudio per chi si cimenta in una maratona.

Avendo corso 6 maratone, vi assicuro che gli ultimi 500 metri sono una delle cose piu’ esilaranti che si possano sperimentare. Sono quelle poche centinaia di metri, che ti fanno render conto della grandezza del tuo sforzo. Si, perche’ che si corra in 2 o in 6 ore, quando fai quegli ultimi 500 metri ti rendi conto di aver portato a termine una grande impresa. Correre 42 km non e’ da tutti. Tanti mesi sono stati “investiti” per questo obiettivo; tante ore si sono passate sulle strade, in condizioni meteo variabili, per allenarsi; tante volte ci si e’ buttati giu’ dal letto a prima mattina per non rimaner indietro sul programma; tante jastemmie ci si e’ dovuti beccare da consorti, partner, amici e familiari per aver rotto i maroni con le nostre corse!

La cosa bellissima della maratona, ed ancor piu’ di quelle grandi da 20-30,000 partecipanti (come Londra, NYC, Boston, Chicago, etc.) e’ che TUTTI sono vincitori. Non conta il tempo finale. In primis la sfida e’ contro se stessi, l’obiettivo principale e’ finire la gara, tagliare il traguardo, battere il proprio tempo, quello per il quale ci si e’ allenati duramente. Piu’ di una volta dopo la gara, mentre ci si riprende, ho parlato con gente che ha corso la stessa gara piu’ o meno veloce di me, e sempre c’e’ uno spirito di reciproca ammirazione. Tutti sono vincitori, tutti si complimentano a vicenda. L’esplosione delle due bombe, all’arrivo ieri, ha stroncato, oltre alla vita di 2 persone, la felicita’ di 27,000 podisti. Molti dei feriti di cui si e’ sentito sono podisti, che erano appena arrivati, ed hanno perso gambe o piedi, una cosa alla quale mi vengono le lacrime agli occhi solo a pensarlo…..e sarei potuto essere uno di loro!!!

Non si sa ancora chi siano i mandanti, chi gli esecutori ed i motivi che abbiano portato a compiere un gesto cosi atroce. E’ certo vero che chiunque sia stato, se si voleva ricordare a noi tutti che non c’e’ luogo sicuro in questo mondo, beh si e’ sicuramente centrato l’obiettivo.

Stamane correvo, ascoltavo, ed avevo un magone in gola. Io non conosco nessuno che correva Boston quest’anno ma non mi sono mai sentito cosi vicino ad un gruppo di persone attaccate cosi brutalmente mentre facevano una cosa che gli piaceva….potevo essere uno di loro.

Mi sono reso conto che sono vari mesi che non scrivo piu’….shame on me, direbbero qui! Bah mi sono perso nella terra delle opportunita’ e smarrito la mia vena ispiratrtice Indiana 😉

Ieri sera sono andato all’Italian Innovation Day, organizzato da Mind The Bridge un Silicon Valley accelerator soprattutto (ma non solo) per start up italiane.

Maro’ (e non quelli voluti dall’India, ma quella che sta su nel cielo!) rileggendo la frase di sopra mi son reso conto che ormai parlare italiano puro e’ diventato sempre piu’ difficile….cacchio, su 25 parole, 11 sono in Inglese!!! Abbiate venia.

Allora cominciamo da cosa sia questo accelerator. Per gli amanti dei motori, non serve a far muover le automobili 😉 ma piuttosto a far muovere idee. E’ una delle tipiche manifestazioni della realta’ imprenditoriale ed innovativa che domina la Silicon Valley. Mind The Bridge cerca persone con idee da sviluppare in un business, le aiuta, le guida, le finanzia, e spera di guidarle fino ad una “exit” che porti soldi a fondatori e finanziatori. In particolare MTB guarda al bacino del mediterraneo per nuove idee, ed usa la competenza ed esperienza di mentors che sono qui nella Silicon Valley da anni per svilupparle.

Essendo questo un mondo totalmente nuovo per me, e’ molto interessante vedere alcune delle dinamiche in gioco, ma soprattutto scoprire che ci sono tanti giovani con idee, passione e determinazione che vogliono creare qualcosa di nuovo. I giovani in questione, almeno quelli che ho incontrato fino ad ora, sono principalmente Italiani, e la cosa e’ veramente piacevole.

Lungi da me pensare che in Italia non ci siano persone in gamba, anzi ce ne sono tante. Purtroppo vedendo l’Italia dal di fuori da tanti anni, mi sembra che le buone idee siano talvolta soffocate da un sistema che non le promuove. C’e’ una certa reticenza al rischio da parte di molti, e specialmente di chi ha soldi da spendere. Meglio investire in un appartamento da affittare, che in 4 giovani che ti vendono idee, spesso tecnologiche e che talvolta sembrano esoteriche.

E’ anche vero che avere idee non e’ sufficiente, neanche qui in Silicon Valley, ad attirare interesse e finanziamenti. Ci vuole determinazione, chiarita’ di intenti (vedete in Inglese e’ focus…..un po piu’ diretto e conciso!), spirito di iniziativa e tanta voglia di credere nelle proprie idee.

L’Italian Innovation Day era un modo per far parlare Italiani che hanno gia’ fatto ed ottenuto molto qui in Silicon Valley, ma anche giovani che hanno creato start up e che sperano di fare ancor piu’. Gli “startappari” italiani (l’ho scritto in modo fonetico per rendere l’idea) come li definisce il Console Italiano a San Francisco, non mancano ed alcune delle loro idee sono veramente simpatiche e spero di successo.

Soprattutto di questi tempi, dove in Italia mi sembra ci sia un forte scontro, almeno in politica, tra il nuovo ed il vecchio, e’ veramente rinfrescante sentire parlare giovani che hanno idee, che vogliono fare cose nuove, che non accettano lo status quo, che hanno l’esuberanza (e forse un tantino di arroganza) giovanile, ma anche devo dire un vero spirito imprenditoriale. Credono nelle loro idee, fanno funzionare la testa, sono determinati e non si accontentano del posto fisso a 25 anni!

Nel tornare a casa dall’evento, mi chiedevo, risk taker si nasce o si diventa? non mi sono ancora dato una risposta, o meglio ho risposto si e no a tutte due le scelte contemporaneamente! Di una cosa pero’ mi sto convincendo, vivere in un ambiente dove rischi, calcolati che siano, sono incoraggiati sicuramente aiuta. Se da ragazzino sei circondato da un ambiente dove persone poco piu’ grandi di te creano, smanettano, fanno e disfano, falliscono o hanno fortuna, e’ piu’ probabile che se hai un’idea cerchi di emularli. Come ho detto prima avere idee non basta per aver successo, ma essere in un ambiente che le stimola aiuta. E successo porta successo. Chi ha fatto milioni di dollari vendendo la sua start-up e’ probabile reinvesta parte del gruzzolo in altre idee e start-up. E’ un ciclo virtuoso che si perpetua da solo, perche’ gente con idee nuove ce n’e’ sempre e bisogni da soddisfare anche. Sta ai giovani, senza vincoli, senza carichi, senza preconcetti ed attitudini “non si puo’ fare” a darsi una mossa.

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