Mercoledi 17 Aprile, il Senato Americano ha bocciato una proposta di legge (il “gun control bill”) che intendeva chiudere un loophole nella legislatura esistente. Da quanto leggo e capisco la situazione sta cosi:

  • In America si vendono tante armi da fuoco.
  • Secondo dati ufficiali riportati dalla Brady Campaign ogni giorno in America 282 persone sono colpite da armi da fuoco, di cui 86 muoiono….AL GIORNO.
  • Se uno/a compra un’arma da fuoco in un negozio, il commesso prima di far pagare chiama un numero della FBI con i dati dell’acquirente, l’FBI controlla che la persona in questione non abbia impedimenti al possesso di arma da fuoco, ed autorizza la vendita. In dieci anni l’FBI ha ricevuto piu’ di 100 milioni di richieste e bloccato la vendita in piu di 700mila casi.
  • Se pero’ si compra ad un “gun show” ossia una fiera campionaria, su siti internet, o bacheche elettroniche come Armslist, non c’e’ nessun controllo. I promotori della legge sostengono che in America non ci sia alcun “background check” per il 20-40% delle armi da fuoco vendute.
  • La legge proposta (insieme ad altre) voleva chiudere questo loophole, in modo da render piu’ difficile per criminali e squilibrati mentali l’acquisto di armi da fuoco.

Ma la legge, che aveva come promotori un Senatore Repubblicano ed uno Democratico, quindi bi-partisan di natura, e’ stata bloccata. Servivano 60 voti in senato su 100, ma solo 54 sono stati i voti a favore, tra i quali 4 Republicans che hanno votato contro il partito. Ma anche 4 Democrats hanno defezionato essendo rappresentanti di Stati pro-gun.

La cosa incredibile e’ che circa il 90% degli Americani (in base a vari sondaggi) era favorevole ai nuovi controlli! Quindi perche’ i senatori hanno votato quello che possibilmente era ed e’ il sentimento popolare? I soldi. Ebbene si, i soldi come sempre, e la voglia di mantenere il posto in cattedra anche quando ne vada dei principi etici/morali.

La National Rifle Association nell’ultima tornata elettorale per le presidenziali ha speso circa $25 milioni in lobbying. Quindi ci deve essere piu’ di un politico che grazie a quei soldi ha finanziato la propria campagna elettorale, e siede li ora “on the hill”. I senatori democratici che hanno defezionato sono in stati in bilico (per i Democrats) e con elezioni il prossimo anno, quindi non volevano probabilmente mettersi ancora piu’ bastoni tra le ruote! La coscienza, quella che dovrebbe guidare le nostre azioni, pero’ dove se la sono messa?

In America, si sente parlare molto di “Second Amendment” quando si parla di diritto alle armi. Nel lontano 1791 il secondo emendamento entro’ a far parte della costituzione americana e’ recitava (come tutt’oggi) cosi: “A well regulated militia being necessary to the security of a free State, the right of the People to keep and bear arms shall not be infringed”.

L’intenzione, e la cosa e’ discussa da emeriti giuristi, era quella di consentire alla gente di armarsi  e costituire delle milizie armate per difendere la nazione da potenziali tiranni. In effetti sanciva la possibilita’ che la gente comune si armasse contro un governo democratico divenuto dispotico. Le cose sono cambiate dal 1791, e son cambiate parecchio. Ora il Second Amendment viene brandito dalle lobby pro-armi come la legittimazione del diritto a possedere una pistola.

Io non sono un grande amante delle armi, ma allo stesso tempo capisco che in alcune situazioni possano essere d’aiuto, ed in alcuni casi essenziali per la sopravvivenza. Mi spiego, se siete mai stati in Alaska, o nel deserto del Texas, o nella catena monutosa dei Rockies in Wyoming o Montana, beh potete anche apprezzare perche’ un’arma da fuoco puo’ essere utile! L’America e’ grande e relativamente poco popolata. Ci sono interi Stati americani dove si e’ soli nella natura. Dove il fucile puo’ servire a difender se stessi e i propri animali (per esempio) da predatori vari; dove il fucile puo’ servire a metter da mangiare sul tavolo (benche’ questo possa suscitare reazioni negative da animalisti).

Quindi in mezzo alle campagne sperdute, che gli abitanti abbiano i fucili, bah non mi disturba piu’ di tanto. Se pero’ nei centri urbani ci mettiamo tutti a girare con le pistole, i film del Far West diventano realta’ tragica ed atroce. Se serve il fucile nelle campagne, non serve sicuramente quello semi automatico con cartucce da 40 colpi!

Le tristissime stragi di Newton (Connecticut), Aurora (Colorado), Blacksburg (Virginia), e tante altre dove povere persone ci hanno appizzato la pelle, spesso bambini e ragazzi, non  hanno dimostrato niente? E’ possibile che l’equazione armi=violenza sia cosi difficile da comprendere per alcuni?

Una senatrice (Gabrielle Giffords) e’ sostenitrice della legge sui background checks. Lei era stata sparata in volto da uno squilibrato mentale nel 2011 a Tucson (Arizona), mentre nel parcheggio di un supermercato parlava con la gente. Forse i proposti background checks non avrebbero fermato il 22enne Jared Loughner nel folle atto, ma sicuramente gli avrebbero reso l’acquisto della pistola usata piu’ difficile.

Sono andato su google, cercato arms list, eccovi uno screenshot del sito. Ho cercato per annunci in california. Che dite la compro?!!!!!!! Sono sicuro che non tutti quelli che comprano o vendono armi abbiano cattive intenzioni. Alcuni lo faranno per collezionismo, altri perche’ andare al poligono gli piace, altri per difendersi se necessario (da bestiacce o meno), altri per motivi loro. Pero’ sono anche sicuro che ci sono compratori che non hanno motivi cosi legittimi, e venditori che hanno pochi scrupoli e gli interessa solo il cash! Allora siamo sempre li, se come acquirente non ho niente da nascondere, perche’ mai dovrei aver paura di un background check?

Su quale base morale o etica i senatori americani hanno bocciato questa proposta. Con quale coscienza hanno ignorato i morti innocenti nella loro stessa patria. Si, questa ed altre leggi proposte magari non sono soluzioni perfette. Probabilmente non fermeranno pazzi e delinquenti dal compiere altri atti di violenza. Pero’ sono deterrenti che aiutano a rendere piu’ difficile che cio’ succeda. E’ cosi ha votato a favore il Senatore Repubblicano John McCain, per il quale ovviamente la coscienza vale piu’ del posto on the hill!!!

Alcune cose qui in america non le capiro’ mai!! Mia madre, mi ha commentato che ormai scrivo solo post seri, che non fan piu’ ridere come quelli in India. E’ vero, ma ahime’ forse questo e’ quello che ci tocca nel vivere in un developed but sometimes wrong world!!!!!

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ImageOggi e’, per chi corre e chi no, un giorno veramente triste. La duplice esplosione alla maratona di Boston di ieri e’ una gran brutta notizia.

A Novembre avevo cercato di fare il tempo per qualificarmi per la stessa maratona, e purtroppo (o almeno cosi pensavo qualche mese fa’) un infortunio galeotto al polpaccio non mi aveva consentito di centrare l’obiettivo. Meno male, mi ha commentato la mugliera ieri sera, meno male che sei andato piano!

Stamane mentre correvo ascoltavo podcast vari (italiani e non) che commentavano sul tragico accaduto di Boston. Come molti facevano osservare, la scelta dell’orario e del posto in cui far esplodere gli ordigni era mirata a causare quanta piu’ tristezza, oltre che purtroppo morti, possibile.

Si perche’ i due ordigni sono esplosi quando arrivavano i podisti da 4 ore, ossia il gruppone, il numero solitamente piu’ folto, anche per una maratona come Boston dove i tempi di qualificazione sono tosti. E’ il gruppo dove arriva la persona che si allena 3 volte alla settimana, il padre (o madre) di famiglia al suo ennesimo challenge, il podista un po piu’ “maturo” che ha ancora nelle gambe tanta energia e nel cuore tanta voglia di sentirsi vivo. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, dove spesso ci sono i familiari, i figli che aspettano i genitori, gli amici che sono andati a incoraggiare il podista di turno. Gli ordigni sono esplosi all’arrivo, il momento di massimo gaudio per chi si cimenta in una maratona.

Avendo corso 6 maratone, vi assicuro che gli ultimi 500 metri sono una delle cose piu’ esilaranti che si possano sperimentare. Sono quelle poche centinaia di metri, che ti fanno render conto della grandezza del tuo sforzo. Si, perche’ che si corra in 2 o in 6 ore, quando fai quegli ultimi 500 metri ti rendi conto di aver portato a termine una grande impresa. Correre 42 km non e’ da tutti. Tanti mesi sono stati “investiti” per questo obiettivo; tante ore si sono passate sulle strade, in condizioni meteo variabili, per allenarsi; tante volte ci si e’ buttati giu’ dal letto a prima mattina per non rimaner indietro sul programma; tante jastemmie ci si e’ dovuti beccare da consorti, partner, amici e familiari per aver rotto i maroni con le nostre corse!

La cosa bellissima della maratona, ed ancor piu’ di quelle grandi da 20-30,000 partecipanti (come Londra, NYC, Boston, Chicago, etc.) e’ che TUTTI sono vincitori. Non conta il tempo finale. In primis la sfida e’ contro se stessi, l’obiettivo principale e’ finire la gara, tagliare il traguardo, battere il proprio tempo, quello per il quale ci si e’ allenati duramente. Piu’ di una volta dopo la gara, mentre ci si riprende, ho parlato con gente che ha corso la stessa gara piu’ o meno veloce di me, e sempre c’e’ uno spirito di reciproca ammirazione. Tutti sono vincitori, tutti si complimentano a vicenda. L’esplosione delle due bombe, all’arrivo ieri, ha stroncato, oltre alla vita di 2 persone, la felicita’ di 27,000 podisti. Molti dei feriti di cui si e’ sentito sono podisti, che erano appena arrivati, ed hanno perso gambe o piedi, una cosa alla quale mi vengono le lacrime agli occhi solo a pensarlo…..e sarei potuto essere uno di loro!!!

Non si sa ancora chi siano i mandanti, chi gli esecutori ed i motivi che abbiano portato a compiere un gesto cosi atroce. E’ certo vero che chiunque sia stato, se si voleva ricordare a noi tutti che non c’e’ luogo sicuro in questo mondo, beh si e’ sicuramente centrato l’obiettivo.

Stamane correvo, ascoltavo, ed avevo un magone in gola. Io non conosco nessuno che correva Boston quest’anno ma non mi sono mai sentito cosi vicino ad un gruppo di persone attaccate cosi brutalmente mentre facevano una cosa che gli piaceva….potevo essere uno di loro.

Mi sono reso conto che sono vari mesi che non scrivo piu’….shame on me, direbbero qui! Bah mi sono perso nella terra delle opportunita’ e smarrito la mia vena ispiratrtice Indiana 😉

Ieri sera sono andato all’Italian Innovation Day, organizzato da Mind The Bridge un Silicon Valley accelerator soprattutto (ma non solo) per start up italiane.

Maro’ (e non quelli voluti dall’India, ma quella che sta su nel cielo!) rileggendo la frase di sopra mi son reso conto che ormai parlare italiano puro e’ diventato sempre piu’ difficile….cacchio, su 25 parole, 11 sono in Inglese!!! Abbiate venia.

Allora cominciamo da cosa sia questo accelerator. Per gli amanti dei motori, non serve a far muover le automobili 😉 ma piuttosto a far muovere idee. E’ una delle tipiche manifestazioni della realta’ imprenditoriale ed innovativa che domina la Silicon Valley. Mind The Bridge cerca persone con idee da sviluppare in un business, le aiuta, le guida, le finanzia, e spera di guidarle fino ad una “exit” che porti soldi a fondatori e finanziatori. In particolare MTB guarda al bacino del mediterraneo per nuove idee, ed usa la competenza ed esperienza di mentors che sono qui nella Silicon Valley da anni per svilupparle.

Essendo questo un mondo totalmente nuovo per me, e’ molto interessante vedere alcune delle dinamiche in gioco, ma soprattutto scoprire che ci sono tanti giovani con idee, passione e determinazione che vogliono creare qualcosa di nuovo. I giovani in questione, almeno quelli che ho incontrato fino ad ora, sono principalmente Italiani, e la cosa e’ veramente piacevole.

Lungi da me pensare che in Italia non ci siano persone in gamba, anzi ce ne sono tante. Purtroppo vedendo l’Italia dal di fuori da tanti anni, mi sembra che le buone idee siano talvolta soffocate da un sistema che non le promuove. C’e’ una certa reticenza al rischio da parte di molti, e specialmente di chi ha soldi da spendere. Meglio investire in un appartamento da affittare, che in 4 giovani che ti vendono idee, spesso tecnologiche e che talvolta sembrano esoteriche.

E’ anche vero che avere idee non e’ sufficiente, neanche qui in Silicon Valley, ad attirare interesse e finanziamenti. Ci vuole determinazione, chiarita’ di intenti (vedete in Inglese e’ focus…..un po piu’ diretto e conciso!), spirito di iniziativa e tanta voglia di credere nelle proprie idee.

L’Italian Innovation Day era un modo per far parlare Italiani che hanno gia’ fatto ed ottenuto molto qui in Silicon Valley, ma anche giovani che hanno creato start up e che sperano di fare ancor piu’. Gli “startappari” italiani (l’ho scritto in modo fonetico per rendere l’idea) come li definisce il Console Italiano a San Francisco, non mancano ed alcune delle loro idee sono veramente simpatiche e spero di successo.

Soprattutto di questi tempi, dove in Italia mi sembra ci sia un forte scontro, almeno in politica, tra il nuovo ed il vecchio, e’ veramente rinfrescante sentire parlare giovani che hanno idee, che vogliono fare cose nuove, che non accettano lo status quo, che hanno l’esuberanza (e forse un tantino di arroganza) giovanile, ma anche devo dire un vero spirito imprenditoriale. Credono nelle loro idee, fanno funzionare la testa, sono determinati e non si accontentano del posto fisso a 25 anni!

Nel tornare a casa dall’evento, mi chiedevo, risk taker si nasce o si diventa? non mi sono ancora dato una risposta, o meglio ho risposto si e no a tutte due le scelte contemporaneamente! Di una cosa pero’ mi sto convincendo, vivere in un ambiente dove rischi, calcolati che siano, sono incoraggiati sicuramente aiuta. Se da ragazzino sei circondato da un ambiente dove persone poco piu’ grandi di te creano, smanettano, fanno e disfano, falliscono o hanno fortuna, e’ piu’ probabile che se hai un’idea cerchi di emularli. Come ho detto prima avere idee non basta per aver successo, ma essere in un ambiente che le stimola aiuta. E successo porta successo. Chi ha fatto milioni di dollari vendendo la sua start-up e’ probabile reinvesta parte del gruzzolo in altre idee e start-up. E’ un ciclo virtuoso che si perpetua da solo, perche’ gente con idee nuove ce n’e’ sempre e bisogni da soddisfare anche. Sta ai giovani, senza vincoli, senza carichi, senza preconcetti ed attitudini “non si puo’ fare” a darsi una mossa.

Un amico ha condiviso con me questo piccolo video di RSA Animate (vedi sotto).

RSA e’ la Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce…..mizzica che nome! Ma cosa fanno? Beh, ecco cosa fanno dal loro website: “…finding innovative practical solutions to today’s social challenges”. Non male come missione. Ci riescono? Non so quanto successo abbiano in pratica, ma di sicuro le loro ricerche, “talks” e la serie Animate sono molto interessanti, seguite da molti, e sicuramente fanno pensare molto, chi come me, si chiede quali siano le leve che muovono la nostra societa’.

Interessante come si sfidi il concetto che un bonus pecuniario sia necessariamente la leva migliore per far meglio. Certo la premessa e’ che il salario percepito sia abbastanza da consentire di vivere decentemente, pero’ interessante che un giorno dedicato alle proprie idee possa essere molto piu’ produttivo di un giorno speso a seguire delle linee predefinite.

Mi chiedo a che livello questa logica funzioni. La ricerca menzionata in questo video sostiene che il denaro funzioni come incentivo per attivita’ di base. L’operaio in catena di montaggio, l’impiegato bancario, etc. Non voglio sminuire la loro professionalita’ o tipo di lavoro, ma ritengo questi possano essere considerati lavori con compiti ripetitivi e basati su processi.

L’incentivo pecuniario non funziona invece quando si richiede di risolvere problemi piu’ complessi. E’ forse per questo che molte societa’ della Silicon Valley continuano ad investire in posti di lavoro “cool”, con zone svago, mense degne dei migliori ristoranti, strutture sportive integrate, trasporto al posto di lavoro, fanno i day out, le competizioni interne, etc. Sono questi i soft benefits che rendono piu’ di un bonus a fine anno?

Interessante che, soprattutto di questi tempi, quando molti cercano aumenti di produttivita’, ricerche sostengano che attivita’ apparentemente poco produttive siano in effetti essenziali per risolvere problemi complessi!

Consiglio vivamente farsi un giro sul sito di RSA Animate . A parte le vignette ed i disegnatori, che sono veramente uno spettacolo da seguire, gli argomenti trattati sono veramente interessanti, di natura globale, di applicazione quotidiana….in Inglese 😉

Sono un paio di mesi che mia moglie, in maniera non ossessiva ma ripetuta, mi fa osservare che il nostro MacBook e’ un po’ vecchiotto, e “….sarebbe bello prendere uno dei nuovi MacBook Air”. So per certo che l’attrazione non e’ tanto nella prestazione, ma piuttosto nella forma, perche’ indubbiamente sono dei bei pezzi da osservare nella loro eleganza!

Ad ogni modo, spiego alla mugliera, che il nostro MacBook (mid 2009) va piu’ che bene per noi, ma magari si puo’ fare qualche aggiornamento software e farlo girare piu’ veloce, etc. Insomma, l’idea di spendere 1500$ (o giu di li) per un laptop nuovo non mi alletta affatto, ma l’idea di smanettare sul laptop esistente quella si! Ho un’esperienza da smanettatore di computer (!) alquanto limitata, ma mi sembra un challenge alla mia portata…quindi inizio la ricerca.

Googla qui Googla li, trovo manuali, video, consigli. Ok ci sono. Ci serve piu’ RAM, un hard disk piu’ grande, sistema operativo Snow Leopard e Lion. Fatto cio’ il laptop dovrebbe risultare simile al mac mini che usiamo come televisione e computer!

Via, compro i pezzi via internet, tutto bene. Mi arriva la parte hardware Sabato, ed il pomeriggio, avendo gia’ fatto la mia parte di pater familia ed accompagnato un pargolo alla festa dell’amichetto e l’altro alla partita di calcio, mi metto all’opera.

Seguo le istruzioni pedissequamente, e svita qui, svita li, stacca questo e quest’altro, la RAM e’ sostituita e funzionante. Ora passiamo al HD. Estraggo l’HD e subito mi rendo conto che per svitare 4 vitine del cacchio non va bene ne la punta a croce ne quella piatta…hanno una testa Torx cosi:

Mi accorgo subito che il cacciavite giusto non c’e’ l’ho. Ma sono 4 vitine del cacchio, quindi provo con uno a croce…..mmmmm no, non funziona. Provo con uno piatto. Una vite si svita ma le altre proprio no, e rischio di rovinare la filettatura. OK. Mi fermo. L’eta’ ed esperienze precedenti mi insegnano, che se continuo cosi faccio qualche casino che poi sara’ piu’ difficile da riparare.

Prendo la bici e vado dall’equivalente americano del ferramenta a 5 minuti da casa. Mi porto dietro l’HD per assicurarmi che abbiano il cacciavite della misura giusta. Il ragazzo del negozio, gentilmente mi aiuta a trovarlo. Lo provo, funziona benissimo (e’ fatto a posta!) e lo compro. $5.20 per il cacciavitino, e gia’ so che se mi portavo le vitine da casa, svitavo e riavvitavo tutto prima che il commesso battesse ciglia!

Torno a casa, svito, sostituisco HD, riavvito in 5 minuti. Il cacciavitino da 5$ tocca la mia mano meno di 2 minuti. Job done. Il MacBook riparte, re-installo OS e sono giubilante perche’ per una volta tutto e’ filato liscio come l’olio.

Ora guardo il cacciavitino, ed immediatamente penso: ora te torni da ACE Hardware dove ti ho comprato, ed i 5$ e 20c nel mio portafogli! Poi pero’ penso: ma e’ giusto?

Mio figlio di 6 anni e’ li che mi guarda smontare e rimontare pezzi (mentre gioca con spada ninja non-so-che-minchia-e’), gli chiedo:

io: “Kiran secondo te ora il cacciavite che ho comprato e non mi serve piu’ glielo riporto al negozio e mi faccio ridare i soldi?”

lui: ” forse si, cosi hai piu’ soldi”

io: “pero’ in effetti io il cacciavite l’avevo comprato”

lui [dopo 15 secondi di riflessione]: “no, papa’, ci ho ripensato, perche’ non lo tieni, magari ti serve di nuovo se si rompe il computer”.

Il cacciavite l’ho messo nella cassettina dei ferri, mi sono grattato bene gli attributi per scongiurare rottura laptop, ed ho buttato la ricevuta del negozio.

Ora non sono un Santo, ma una persona perbene penso di esserlo. In America il concetto del return and refund e’ totalmente accettato. E’ una forma di customer service che la gente si aspetta di ricevere. In effetti, se ho comprato un oggetto che risulta sbagliato (o ovviamente non integro), mi sembra cortese da parte del negoziante riprenderselo e ridarmi i soldi o magari un buono per acquistare altra merce. Il negozio sicuramente, nei miei occhi di cliente, affermera’ il suo valore.

Il sistema pero’ e’ facilmente manipolabile a proprio uso e consumo. E’ notorio che alcuni clienti di grossi department store qui in America, si vadano a comprare vestiti da migliaia di dollari per ricevimenti e party di gala, solo per poi riportarglieli il giorno dopo l’evento, puliti e ….beh quasi nuovi!

La cosa pero’ mi sa tanto di chi voglia vivere al di sopra dei propri mezzi, o di chi abusi, per propria convenienza, di un sistema teoricamente corretto. Di roba comprata qui in America, ne ho restituita anche io, ma sempre perche’ avevo preso item che non andavano bene: troppo grandi, troppo piccoli, del colore sbagliato, che non piacevano, etc. Pero’ di rifarmi dare i soldi per qualcosa che ho comprato intenzionalmente, mi e’ servita, ma ora non piu’, quello non ce la faccio ancora!

Forse ha ragione Kiran, puo essere che il cacciavitino Torx mi servira’ di nuovo, quando mia moglie dira’ il MacBook e’ piu veloce ora, ma lo stesso meno cool della nuova serie! 😉

In un post precedente avevo parlato di come le scuole qui in America martellino sulle donations, donations, donations! Cercano sempre soldi, e li ottengono in un modo o un altro. Ad ogni modo, qualcuno come mia madre, in parte giustamente criticava l’uso della parola donazioni, quando in effetti non c’e’ un gran spirito altruistico nella richiesta. Opinabile la premessa, ma ad ogni modo altruistico o no, la scuola raccoglie soldi per finanziare attivita’ scolastiche e migliorare la qualita’ e quantita’ delle risorse didattiche a disposizione.

Alla fine anche noi abbiamo fatto il nostro contribuendo, commensuratamente alle nostre possibilita’, al fondo scuola. Il genitore che, poveretto, si era assunto il compito di far in modo che tutti i genitori contribuissero, ci ha scritto per ringraziarci. Poi ci ha scritto il direttore della scuola per far lo stesso (e non era una lettera standard, il che fa piacere!). Poi siamo stati invitati ad una reception per chi aveva contribuito al fondo. Ora ci ha scritto (e questa e’ lettera standard) la Development Director, che gestisce la raccolta per il fondo. Ovviamente sorge spontaneo il dubbio che se ci scrivono in cosi tanti, abbiamo dato troppo! Dubito vivamente, perche’ senza alcun dubbio siamo fermamente ancorati nel 99%, e la papera galleggia ma sicuramente non affonda! Saranno tutte lettere di cortesia, probabilmente, anche se il tono sembra sincero ed in ogni modo fa piacere sentire il proprio sforzo, benche’ in questo caso solo finanziario, riconosciuto.

Ma la cosa che mi ha fatto piu’ piacere e’ che nella lettera di oggi ci viene detto a cosa vengono devoluti i nostri soldi (come parte del fondo):

Expand the music program, improve teacher salaries, establish more library tiem for students, institute  the ipad program in middle school, conduct diversity training for faculty, send teachers to conferences, continue professional development program, tuition assistance for families, purchase of microscopes, musical instruments, employ assistant teacher in lower school.

Come notate molte delle attivita’ finanziate dal fondo sono additive o complementari a quanto la scuola gia fa. Quindi, diciamo lo interpreto come, un miglioramento dell’offerta da parte della scuola, al di sopra del livello gia’ buono che offre.

Il problema di tante donazioni a ONG, scuole o cause di qualsiasi tipo (vedi terremoto in Emilia) e che non sai mai come vengono spesi i tuoi soldi e c’e’ una totale mancanza di trasparenza nel mostrare “the money flow”. Una ONG supportata fortemente da un nostro amico (charity : water) ha come mission proprio quella della trasparenza. 100% dei fondi raccolti vengono utilizzati nei progetti sul campo, spese di gestione della ONG vengono coperti in altro modo (donations, sponsorship). Al momento della donazione ti dicono in che progetto vengono utilizzati i tuoi soldi, e ti aggiornano con l’uso di google maps sullo stato del progetto. La tecnologia puo’ essere usata per scopi utili!!!!! Non sono gli unici nel mondo ONG che lo fanno, ne sono sicuro, pero’ e’ encomiabile il fatto che facciano della trasparenza un raison d’être.

Allo stesso modo sono contento che la scuola di mio figlio, ci abbia fatto due maroni cosi per farsi dare soldi, pero’ poi dopo hanno in maniera professionale, gratificante e genuina ringraziato e mostrato dove sono andati a finire le nostre donazioni.

Evviva la trasparenza. L’anno prossimo pero’ gli do di meno, per verificare che la scuola sia professionale a prescindere dall’importo e che non sia il denaro ha comprare il servizio!!!

Spesso, ed a giusta ragione, si parla di monopoli come una cosa terribile e diabolica, che tolgono la possibilita’ di scegliere  al consumatore, riducono la spinta a modernizzare ed ottimizzare, fanno pagare di piu’e danno meno. Ci sono numerosi casi di monopoli, spesso statali, che risultano da scelte piu’ politiche che economiche (e senza dubbio non finanziarie), che sono testamento di quanto sopra. I monopoli sono stati smantellati in Europa, in buona parte per impeto della Unione Europea, per garantire libera concorrenza in svariati mercati.

Mizzica che pippa sto post, vi starete chiedendo?! Ok, forse un po meno sobrio di altri, ma leggete amici, leggete.

Negli ultimi 2 giorni in California si e’ votato per una serie di cose. Elezioni di superior court judges, district supervisors, city and town councils, ed una marea di “measures”. Ora non ho tradotto in Italiano, perche’ non sono sempre sicuro dell’equivalente corrispettivo e di scrivere proprio pirlate non mi va! Le measures vi dico pero’, sono legate al sistema, prettamente californiano, di Propositions di cui ho parlato qualche tempo fa. Sono, in teoria, l’applicazione massima della democrazia. In termini molto superficiali: Non ti va bene qualcosa? redigi una Propositions; raccogli firme; se ne raccogli abbastanza (5-8% dei votanti nelle precedenti elezioni governative) viene messo al voto degli elettori come un referendum; se piu’ del 50% dei votanti dice si, la proposition diventa parte della costituzione californiana (o della citta in questione), con stesso peso delle leggi approvate dal corpo legislativo e firmate dal governatore. Il sistema benche’ teoricamente ha dei pregi, ha anche tanti difetti, perche’ chi ha piu’ soldi puo’ vendere meglio le proprie Propositions.

ImageAd ogni modo, qui a SF una delle Propositions (Prop. A), chiedeva che si smantellasse il monopolio sulla raccolta dei rifiuti urbani (residenziali e commerciali). Il contratto della munnezza per SF e’ gestito da Recology. Pensate un po, da breve ricerca (ed e’ possibile senza fondamento), pare che inizialmente la munnezza di SF alla fine dell ‘800 fosse raccolta da immigranti italiani! Il sistema era molto frammentato e dopo il terremoto del 1906 societa’ ed associazioni addette alla raccolta vennero formate. Sostanzialmente 2 societa’ prevalsero ed a loro nel 1932 venne data la concessione a raccogliere spazzatura in regime di duopolio. Poi i 2 “scavangers” si sono uniti in matrimonio, si sono accopiati, ed hanno dato luce a Recology. L’attuale monopolio privato che gestisce tutta la raccolta e discarica della munnezza sanfranciscana, e che e’ ora totalmente di proprieta’ dei dipendenti!

La Proposition A 2012 di San Francisco chiedeva sostanzialmente che il monopolio fosse interrotto, che i contratti fossero assegnati in maniera concorrenziale, che il servizio fosse diviso in 5 (raccolta, residenziale, commerciale, reciclaggio e compost, trasporto, smaltimento), che la citta’ di SF decidesse le tariffe per l’utente e prendesse possesso delle discariche.

I cittadini hanno risporto. NO.

Scusa, ma e’ un monopolio, non c’e’ concorrenza, le tariffe sono aumentate del 136% negli ultimi 10 anni……ma come, non aboliamo il monopolio di sti ladroni, qui nel paese del libero mercato? NO.

Praticamente questa proposition non sarebbe mai passata in quanto manco quei pochi Repubblicans di SF la appoggiavano! Recology, che stinco di santo non e’ per carita’, fa i lsuo lavoro bene. Il 77% della munezza di SF viene riciclata. Mica male. Ed il target e’ del 100% entro il 2030. Raccolgono in maniera puntuale, efficiente, ed i dipendenti (almeno quelli con i quali mi sono imbattuto per caso) sono gentili. Date uno sguardo al loro sito…..vi pare una societa’ di raccolta rifiuti?!

Quindi sono i monopoli sempre da eliminare? Ovviamente non sempre. Sono da eliminare quando danno un servizio scadente, a prezzi elevati, deprimono l’innovazione, hanno cattivo customer service, sono finanziariamente inefficienti e richiedono sussidi statali (state pensando a degli esempi italiani?). Ma quando cio’ non avviene, il monopolio puo’ avere dei benefici perche’ ha economie di scala intrinseche, e puo’ trovare efficienze e sinergie all’interno del processo complessivo. Detto cio’ sarebbe superficiale dire che non ci sono problemi, ma finche’ la barca va bene lasciamola andare!