Mi trovavo oggi per un meeting nella Mission, quartiere di San Francisco con un carattere più partenopeo che americano. Pensavo di mangiare un panino mentre parlavo con Paul di pannelli solari, ma invece ha preferito fare nel suo ufficio ed io ho saltato il pranzo! Inutile dire che alle 1330, uscendo dal suo ufficio avevo na fam’ ‘e pazz’…..mi viene un’idea: dove e’ oggi Pizza del Popolo? A Mission Dispatch. 5 minuti in bici. Vado!
Ma chi e’ pizza del popolo, vi chiederete. Eccovela. Un food truck qui a San Francisco

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Praticamente un container da 40 piedi, sopra ad un camion e dentro ci hanno fatto una pizzeria, con tanto di forno a legna, banchetto per preparare le pizze, piatti di alluminio lavabili (come quelli dei Thali Indiani (!), e l’immancabile iPad per prendere ordini e pagare con carta di credito/bancomat.

Mission Dispatch e’ uno spazio di, non so, 15×5 metri, dietro a dei magazzini, probabilmente era o e’ part time un parcheggio. Dentro oggi c’erano 2 food trucks: la pizza ed il crab sandwich truck, ed un tavolone con una quindicina di sedie! Ad un certo punto c’era anche un cliente che mentre aspettava la pizza si e’ lanciato in un rap ad alta voce, che quasi ci fanno pagare un biglietto aggiuntivo per lo spettacolo!

La pizza era buona devo dire, forse la migliore che ho mangiato qui fino ad ora…..mancava un pizzico di sale volendo essere pignoli! Ma per i miei gusti, era semplice, non inzivata, cotta bene (sottile dentro con il cornicione bello grande fuori!), con pomodoro buono e mozzarella ok…. considerando che siamo in California e non nel casertano 😉

Eccovela.

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Prezzo 11$……. E qui non si scappa, a SF pure se ti vendono aria fritta, so’ sempre 10$ almeno…..’tacci loro.

I food truck sono na roba che a preso piede malamente qui in US nelle città grandi dove il costo di avere un locale fisso e’ alto, e la gente degli uffici se ne frega di mangiare sedendosi ad un tavolo, ma prende na roba al volo e via. Da quanto ho capito, il food truck movement e’ incominciato a LA nel 2008 e piano piano si e’ diffuso in giro per l’america. Ora non e’ che il furgoncino con il paninazzo non esistesse prima, diciamo che quello che Kogi BBQ ha fatto a LA nel 2008, e’ stato prendere ingredienti buoni, con cucine non standard americane, mischiarlo con social media, et voila far pagare 10$ per un panino diventa cool!
Pero’ voi ve lo vedete il nostro equivalente, il furgoncino della porchetta, o quello del ‘o per’ e o muss’ che si ti dice via twitter dove si troveranno domani, e che specials hanno a disposizione solo per quel giorno?! Ed invece eccovi qui il twitter feed di Del Popolo

I food trucks sono diventati super diffusi qui a SF, ed in media la qualità del cibo e’ veramente buona. Messicano, Thai, Giapponese, Indiano, solo caffè, solo torte ed ora anche solo pizza!
Talmente diffusi che ora ci sono anche raduni dei food trucks, come a Off the Grid o altri spazi, vicino ad uffici che hanno messo due tavoli e sedie a disposizione dei clienti dei food truck, creando una sorta di piazza del mangiare!

Tutti i food trucks hanno licenza dalla città di SF, rispettano i codici sanitari, pagano tasse, e fino ad ora non sono venuto a conoscenza di lotte territoriali per aggiudicarsi l’angolo migliore. Inoltre la licenza prevede che il food truck non possa mettersi attaccato ad un ristorante fisso….ossia fare concorrenza sleale. Per ora mi sembra funzioni…..che sia un modello da replicare in Italia? Con il buon cibo che facciamo…decisamente si potrebbe…..ma immagino già gli ostacoli burocratici e non!

Per il momento Pizza Del Popolo e’ qui a SF, ma forse c’è ancora una nicchia da esplorare con ‘o per’ e ‘o muss……..

In un post precedente avevo parlato di come le scuole qui in America martellino sulle donations, donations, donations! Cercano sempre soldi, e li ottengono in un modo o un altro. Ad ogni modo, qualcuno come mia madre, in parte giustamente criticava l’uso della parola donazioni, quando in effetti non c’e’ un gran spirito altruistico nella richiesta. Opinabile la premessa, ma ad ogni modo altruistico o no, la scuola raccoglie soldi per finanziare attivita’ scolastiche e migliorare la qualita’ e quantita’ delle risorse didattiche a disposizione.

Alla fine anche noi abbiamo fatto il nostro contribuendo, commensuratamente alle nostre possibilita’, al fondo scuola. Il genitore che, poveretto, si era assunto il compito di far in modo che tutti i genitori contribuissero, ci ha scritto per ringraziarci. Poi ci ha scritto il direttore della scuola per far lo stesso (e non era una lettera standard, il che fa piacere!). Poi siamo stati invitati ad una reception per chi aveva contribuito al fondo. Ora ci ha scritto (e questa e’ lettera standard) la Development Director, che gestisce la raccolta per il fondo. Ovviamente sorge spontaneo il dubbio che se ci scrivono in cosi tanti, abbiamo dato troppo! Dubito vivamente, perche’ senza alcun dubbio siamo fermamente ancorati nel 99%, e la papera galleggia ma sicuramente non affonda! Saranno tutte lettere di cortesia, probabilmente, anche se il tono sembra sincero ed in ogni modo fa piacere sentire il proprio sforzo, benche’ in questo caso solo finanziario, riconosciuto.

Ma la cosa che mi ha fatto piu’ piacere e’ che nella lettera di oggi ci viene detto a cosa vengono devoluti i nostri soldi (come parte del fondo):

Expand the music program, improve teacher salaries, establish more library tiem for students, institute  the ipad program in middle school, conduct diversity training for faculty, send teachers to conferences, continue professional development program, tuition assistance for families, purchase of microscopes, musical instruments, employ assistant teacher in lower school.

Come notate molte delle attivita’ finanziate dal fondo sono additive o complementari a quanto la scuola gia fa. Quindi, diciamo lo interpreto come, un miglioramento dell’offerta da parte della scuola, al di sopra del livello gia’ buono che offre.

Il problema di tante donazioni a ONG, scuole o cause di qualsiasi tipo (vedi terremoto in Emilia) e che non sai mai come vengono spesi i tuoi soldi e c’e’ una totale mancanza di trasparenza nel mostrare “the money flow”. Una ONG supportata fortemente da un nostro amico (charity : water) ha come mission proprio quella della trasparenza. 100% dei fondi raccolti vengono utilizzati nei progetti sul campo, spese di gestione della ONG vengono coperti in altro modo (donations, sponsorship). Al momento della donazione ti dicono in che progetto vengono utilizzati i tuoi soldi, e ti aggiornano con l’uso di google maps sullo stato del progetto. La tecnologia puo’ essere usata per scopi utili!!!!! Non sono gli unici nel mondo ONG che lo fanno, ne sono sicuro, pero’ e’ encomiabile il fatto che facciano della trasparenza un raison d’être.

Allo stesso modo sono contento che la scuola di mio figlio, ci abbia fatto due maroni cosi per farsi dare soldi, pero’ poi dopo hanno in maniera professionale, gratificante e genuina ringraziato e mostrato dove sono andati a finire le nostre donazioni.

Evviva la trasparenza. L’anno prossimo pero’ gli do di meno, per verificare che la scuola sia professionale a prescindere dall’importo e che non sia il denaro ha comprare il servizio!!!

Ieri, avendo fatto le ore tarde nella notte, in gentile (!) compagnia del mio computer a calcolare quanti posti macchina sono necessari per un nuovo development di 300,000 persone in Cina, ho deciso di mandare tutto a quel paese (Cina!) ed andarmi a fare una corsetta scaccia pensieri.

Di solito le mie corsette mi portano nel parco del Presidio a San Francisco, che e’  dietro casa e bello, ma pieno di salitoni. Ieri pero’ volevo meno salite e piu’ esplorazione, cosi’ ho pensato di andare al Golden Gate Park, circa 2 km da casa nostra. Siamo sicuramente viziati qui con tanta scelta di ottima qualita’!

Il Golden Gate park, e’ una macchia verde enorme, rettangolare di forma, che parte dall’oceano e si estende per circa 5 km verso  la citta’. Se lo visitate ora, non credereste che quando fu creato nel 1870 era praticamente una serie di dune di sabbia arida e spazzata dal vento. L’ingegniosita’ di un tale William Hall e il suo assitente John MacLaren, hanno fatto si che le dune si trasformassero in colline; l’aridita’ fosse rimpiazzata da laghetti e corsi d’acqua; gli arbusti selvatici marini affiancati da alberi verdissimi, praterie e giardinetti di piante colorate.

Nel parco, ci sono musei, parchi giochi per bambini, un piccolo orto botanico, tante statue e sculture che celebrano vari personaggi (tra i piu’ disparati), campi da tennis e baseball, ma e soprattutto c’e’ tanto spazio verde da esplorare.

Corro fino al parco, entro da Arguello Boulevard, e mi infilo nel primo stradino sterrato che trovo in mezzo al boschetto. Avevo detto che volevo un po di esplorazione a parte l’esercizio fisico 😉 Lo stradino l’avevo notato in precedenti visite con i bimbi, perche’ avevo visto altri podisti usarlo ma non avevo la piu’ pallida idea di dove portasse e come fosse. Ad ogni modo lo seguo, grosso modo in direzione ovest. Ad ogni piccolo dosso o valle trovavo qualcosa di diverso. La pista per le BMX con tanto di salti e curve paraboliche inquattata tra alberi alti e fitti, la “prayer book cross” che commemora l’uso del “book of common prayers” da parte del cappellano di Sir Francis Drake nel 1580, un piccolo boschetto con gente che meditava, un paio di “case all’aperto” presumo opera di qualche senzatetto locale, un paio di laghetti di cui non conoscevo l’esistenza con tanto di paperelle ed un uccello tutto bianco con gambe lunghe e becco ancor piu’ (non ci capisco di uccelli!), e poi sempre piu’ cose nuove.

La curiosita’ mi spingeva ad inoltrarmi sempre piu’ in trails piu’ o meno definiti, e ad abbandonare la strada asfaltata che bene o male conoscevo gia’. Le gambe anche! Alla fine ho corso per appena piu’ di 14 km ed ho visto in ordine piu’ o meno cronologico (!):

pista bmx, prayer book cross, piccolo campo golf, laghetto con barca a motore radiocomandata che sfrecciava vicino a barche a vela radiocomandate super tecniche (!), recinto con bisonti americani, play ground per cani (!), recinto dei cavalli della polizia (mizzica se sono grossi), l’angling pool ossia una serie di vasche dove gente praticava a fare entrare la lenza in dei cerchi a varia distanza (!!), tour su bighe elettriche, piu’ vari laghetti, tanti seniteri e sentierini nei boschi, ah quasi dimenticavo uno dei 2 mulini a vento che origniariamente pompavano l’acqua nel parco dai pozzi vicino al mare, una cascata artificiale…….

Insomma la corsetta mi ha sicuramente rinfrescato la mente.

PS avrei tanto voluto avere una macchina fotografica con me, ma ero uscito per correre non per un reportage 😉

 

Luogo comune e stereotipo in Italia e’ che le persone del sud siano piu’ aperte, espansive e socievoli di quelle del nord. Grossolana generalizzazione che pero’, personalmente, ritengo vera su base aneddotica. Ora le cause sono svariate, ed io psicologo o sociologo non lo sono, ma osservatore dei comportamenti si.

In parte credo che l’espansivita’ meridionale sia dovuta al clima….. e non credo di essere il solo a sostenere cio’. Il mio teorema, che non si limita all’Italia meridionale ma ai paesi con piu’ di 250 giorni di sole all’anno (!), e’ il seguente: tempo bello, giornate calde, la vita si svolge all’aperto. La gente tende ad incontrarsi di piu’ ed istintivamente a trovarsi a chiacchierare con le altre persone con le quali condividono lo spazio pubblico. Per corollario, tempo brutto, freddo e piovoso, gente si ripara, sta piu’ in casa, parla meno con sconosciuti e per la strada non ti si filano proprio.

Ora tale teorema (o voi direte strunzata alla Catalano) e’ stato fortemente rinforzato dalla mia esperienza estiva. Dopo varie settimane in Italia concluse nel bel Cilento (150 km a sud di Napoli e vicino a Paestum…. per i lettori nordici meno pratici 😉  ) mi sono spostato, via Londra, nella egualmente bella regione dei laghi Inglesi (diciamo sono al confine con la Scozia sul versante orientale dell’isola). Il contrasto climatico e’ forte, e sebbene i nordici Inglesi siano considerati piu’ socievoli dei suddisti (!), come i meridionali Italiani, le differenze di modi di fare sono molto visibili.

L’ultima sera in Cilento eravamo a San Marco, cittadina ridente (!) sul mare vicino punta Licosa. Nella piazzetta la sera c’era una festa di beneficienza con vari bancarielli (la craffa fatta dalla nonnina, il biscotto o la torta della zia, lo zucchero filato, qualche quadro di aspiranti pittori locali) ed il tipo con la pianola accompagnato dalla chitarra che si esibiva nel suo grande show canoro (e non era affatto male). Gli avventori della festa erano gente di tutte le eta’ dai 0 ai 90 anni, che si godevano la serata, in quell’ora di fresco bellissimo del fine Luglio italiano. Tra uno scusi qui, scusi li, ma son bravi questi, ma che bell’arietta qui, ma quant’e’ buona la craffa …. L’opportunita’ per scambiare qualche parola (ed a volte piu’ di qualche) con le altre persone non mancava.

In contrasto, sono arrivato nei Lake District, con un cielo grigio a tratti squarciato da un raggio di sole (ma non per troppo tempo), con una pioggerellina di poca intensita’ e durata, ma sempre presente. Nella High Street di Keswick, ridente cittadina su Derwent Water, gli spiriti erano sicuramente un po piu’ ovattati di quelli Cilentani! Che non mi si fraintenda, la gente e’ gentile, con alto senso civico, ed educata. Pero’ la ciarlata nella strada non te la fai…. e no, perche’ pioviggina e ti fai una mezza schifezza se ti intrattieni troppo all’aperto.

Ora a prescindere se ti fai la chiacchera o meno, se la gente e’ piu socievole nei posti di sole o no, io, forse per pura sfortuna, dopo 5 settimane in italia di sole piu’ o meno costante, mi sono fatto 2 settimane di cielo grigio ai Laghi. I miei suoceri (inglesi) appena vedevano un raggio di sole, od anche solo un piccolo schiarimento, mi facevano in coro: “ah guarda che bella giornata si e’ messa”. Bella giornata?!?!?!?  Azz’. Il tempo cambia ogni ora, prima c’e’ grigio, poi si apre, poi viene un’incasata d’acqua, poi il vento, poi piu’ grigio poi nuvoloni nerissimi, poi pioggia, poi uno squarcio di sole…… Insomma, venendo da 5 settimane di sole costante (anzi quasi, perche’ un po’ di pioggia a Firenze ce la siamo beccata!) e’ stato proprio uno shock. Dopo 4 anni di Delhi, 5 settimane in italia d’estate, tanto grigio non l’avevo mai visto!!!!!

Ed io non rispondo bene al grigio 😦 , sono uno solare. Dovermi coprire da capo a piedi per farmi una bella camminata nei boschi mi attira fino ad un certo punto. Dopo anni di pratica, non lo trovo piu’ una cosa totalmente assurda, pero’ ancora guardo con sgomento le famigliole che vengono a farsi la camminata sulle montagne dei Lake District, escono dalle macchine si abbardano di goretex e sorridenti si avviano per i percorsi montani. Bah, e’ vero che come mi ricorda mia moglie, se aspetti il bel tempo in Inghilterra per uscire, non esci piu’, pero’…….

PS: il post l’ho scritto in volo da Londra a San Francisco, che conclude il nostro trasferimento dall’India alla nostra nuova dimora. Mentre atterravamo, con approccio da Sud Est, si vedeva la Bay area splendente nel sole californiano senza un nuvola in cielo, e le colline di SF coperte da nebbia che si diradava appena toccava la Bay! Arrivati alla nostra nuova casa, grande e bella e molto vicino all’Oceano, ho pensato: “sono fottuto! Vivremo per 4 anni nella nebbia”. Consolazione pero’ e’ che per andare a prendersi il sole bastano 30 minuti fuori dalla citta’….poi di sole li ce n’e’ a iosa.